Isis in fuga da Mosul distrugge la moschea di Al Nuri: il dubbio Usa

22 giugno 2017 ore 11:08, Americo Mascarucci
I miliziani dell'Isis avrebbero deciso di distruggere il loro luogo simbolo, ossia la Grande Moschea di al Nuri, quella da cui Abu Bakr al Baghdadi annunciò la nascita del Califfato Islamico nell’estate del 2014. Lo avrebbero fatto per impedire alle forze della coalizione occidentale di riprenderne il pieno controllo, fatto questo che avrebbe avuto un alto valore simbolico visto che avrebbe significato riconquistare il cuore dello Stato Islamico. Per l'Isis infatti perdere quella moschea sarebbe come per i cattolici perdere San Pietro, tanto per fare un paragone credibile.
Prima che cada nelle mani dei nemici e ne facciano l'emblema della sconfitta del Califfato, i miliziani che stanno resistendo a Mosul avrebbero deciso di distruggerla. E pare ci siano riusciti.
A renderlo noto sono stati i militari di Baghdad - scrive la Bbc online - precisando che nel pomeriggio le stesse forze si trovavano a pochi passi dal luogo di culto nel centro storico. A confermare la distruzione della moschea anche l'Isis che però declina ogni responsabilità in merito e punta il dito contro le forze della coalizione a guida Usa. Sarebbero state queste infatti, secondo quanto riferito dall'organo di propaganda Amaq, a bombardare la moschea.
Isis in fuga da Mosul distrugge la moschea di Al Nuri: il dubbio Usa

La Grande Moschea di al Nuri fu costruita da Nur al Din Mahmoud Zangi, che nel dodicesimo secolo unì le forze arabe contro i Crociati provenienti dall’Europa. Rasha al Aqeedi, irachena di Mosul e oggi analista al Al Mesbar Studies and Research Center a Dubai, ha detto al New York Times, riferendosi alla moschea: "La puoi trovare sulle banconote, negli album delle fotografie. È ovunque. Non so come spiegarlo. È qualcosa in cui le persone si sono sempre identificate perché è sempre stata lì. Ci si immaginava la bandiera irachena su questa moschea, e tutti a farsi dei selfie". 
Proprio questo luogo era stato scelto da Al Baghdadi per lanciare la nuova "sfida" contro gli infedeli, i nuovi crociati occidentali e i loro alleati sciiti. Le forze irachene avrebbero voluto riconquistare il luogo non soltanto per restituirlo alla collettività ma soprattutto per farne un monumento alla sconfitta dell'Isis che proprio da qui aveva iniziato la sua ascesa. Al di là delle effettive responsabilità appare evidente come della moschea resterà probabilmente soltanto il ricordo, dal momento che l'unica notizia certa è quella della sua distruzione. 
La moschea ha un grande valore spirituale per gli abitanti di Mosul che sono in maggioranza sunniti e non è quindi da escludere che l'intenzione dell'Isis possa essere stata anche quella di distruggere il luogo facendo poi ricadere la colpa su americani e sciiti che insieme stanno combattendo il Califfato in Iraq. Un modo insomma per non far accogliere i "liberatori" con tutti gli onori. Ma c'è anche chi, riflettendo proprio sull'importanza e sul valore che la moschea aveva per gli adepti del Califfo che appartengono al sunnismo, dubita sulle responsabilità effettive dell'Isis ritenendo più credibile la pista della responsabilità americana e iraniana. E così anche la distruzione della moschea diventa un giallo a sfondo complottista.  

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