Relazione Dna shock: 'ndrangheta "nelle istituzioni" sempre più radicata

22 giugno 2017 ore 12:54, Luca Lippi
La Direzione nazionale antimafia ha presentato la relazione annuale del 2016 a Roma alla presenza del procuratore Franco Roberti e della presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. In sintesi l’affermazione d’impatto è che la 'ndrangheta è ben radicata nel Paese e non si arricchisce più intercettando solamente flussi economici illeciti, con il traffico di droga o le estorsioni, ma anche intercettando flussi pubblici. In sostanza, è la mafia dei ‘colletti bianchi’, quella che non ha più bisogno di sporcarsi le mani di sangue (mestiere che ormai rimane appannaggio delle ‘formiche’) ma gestisce appalti e guida il flusso finanziario dei proventi illecitamente costituiti.
Nella relazione si legge che la ‘ndragheta èpresente in tutti i settori nevralgici della politica, della p.a. e dell'economia e lo fa attraverso esponenti di rilievo delle istituzioni e professionisti".
Relazione Dna shock: 'ndrangheta 'nelle istituzioni' sempre più radicata
Secondo il rapporto, l’organizzazione mafiosa calabrese "è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America (negli Stati Uniti e in Canada) e in Australia". La relazione sottolinea anche come "continuano a essere sempre solidi i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la 'ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa".
Per quanto riguarda il Nord Italia, soprattutto il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana "sono territori in cui l'organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse".
Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, "sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di 'ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali (così come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra) ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra".
Preoccupante è poi il rapporto, rivelato da alcune indagini, "tra la 'ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti (legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti) di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell'associazione, facendo parte di una 'struttura riservata' di comando".
Sempre secondo la relazione della Dna "Attenta riflessione merita soprattutto la figura di Paolo Romeo, ritenuto il vero e proprio motore dell'associazione segreta emersa nel procedimento Fata Morgana e delineatasi con le indagini Reghion e Mammasantissima, dimostratasi in grado di condizionare l'agire delle istituzioni locali, finendo con il piegarle ai propri desiderata, convergenti, ovviamente, con gli interessi più generali della 'ndrangheta".
La relazione si avvia alla conclusione sottolineando come "All'interno di questa cabina di regia criminale è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, il Romeo ed il De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l'ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 - subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria".
In conclusione - Secondo il rapporto della Dna, dunque, ci si troverebbe di fronte a un complesso di emergenze significative, ancora di più che in passato, di una 'ndrangheta presente in tutti i settori” creando così le condizioni per un arricchimento non più e solo attraverso le tradizionali attività, ma intercettando, attraverso prestanome o, comunque, imprenditori di riferimento, gli importanti flussi economici pubblici ad ogni livello: comunale, regionale, statale ed europeo.

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autore / Luca Lippi
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