Pensioni, ultime dal Milleproroghe: rinviato taglio 0,1% e novità Inpgi

24 febbraio 2017 ore 10:20, Luca Lippi
A fronte della conversione in legge del decreto Milleproroghe, anche in tema di pensioni emergono novità ora approvate e rese strutturali di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. 
È dunque ufficiale la notizia che riguarda da vicino la professione del giornalista.
Andiamo con ordine: il Decreto Milleproroghe, approvato ieri dalla Camera, sancisce il rinvio al 2018 del taglio dello 0,1% delle pensioni, cifra che i pensionati avrebbero dovuto restituire allo Stato a causa di un'inflazione cresciuta meno rispetto alle attese. 

TAGLIO DELLO 0,1% DELLE PENSIONI
Ogni anno un decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale aggiorna gli indici di rivalutazione delle pensioni per l’anno corrente e per quello successivo: questi sono modulati in funzione dell’inflazione in atto e di quella che si stima per l’anno dopo.
Le pensioni del 2017 avrebbero dovuto subire un taglio dello 0,1% che risale a qualche anno addietro: i pensionati nel 2015 hanno ricevuto pensioni calcolate secondo un tasso di inflazione stimato allo 0,3%. L’inflazione reale, però, si è aggirata solo attorno allo 0,2%, motivo per cui gli stessi avrebbero dovuto restituire la differenza indebitamente ricevuta.
Era stata una circolare dell'Inps nel mese scorso a sollevare la questione. Il primo ad opporsi era stato Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil. Quindi era stata la volta di Cesare Damiano. Secondo il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, occorreva evitare tale misura, posticipandola al 2018 attraverso l'utilizzo del Decreto Milleproroghe appunto. 
L'ex ministro del Lavoro è stato ascoltato e condiviso e ieri si è posta la parola fine a quello che sarebbe potuto essere un nuovo caso all'interno del tema previdenziale.

Pensioni, ultime dal Milleproroghe: rinviato taglio 0,1% e novità Inpgi

INPGI PROFESSIONISTI
L’Inpgi, fondo privatizzato sostitutivo di quello obbligatorio, ha da sempre mantenuto la sua autonomia rispetto all’Inps e proprio per questo non è stato toccato dalla riforma Fornero del 2011 maturando, nel corso degli anni, notevoli differenze rispetto alle gestioni pubbliche.
I requisiti per il pensionamento dei giornalisti professionisti diventeranno più stringenti e si vedrà il passaggio al sistema contributivo per tutti gli assicurati del fondo.
Dal 2017 quindi cambia tutto, il tetto dell'età pensionabile sarà alzato a 66 anni e 7 mesi, come per tutti gli altri lavoratori. Fino allo scorso anno erano richiesti 65 anni agli uomini, 62 anni alle donne. 
L'aumento sarà però graduale. Nel 2017 si arriverà a 66 anni per gli uomini, 64 per le donne. Nel 2018, gli uomini potranno andare in pensione dopo aver raggiunto i 66 anni e 7 mesi di età, le donne 65 anni e 7 mesi. L'anno successivo (2019), anche le giornaliste per la pensione di vecchiaia dovranno raggiungere 66 anni e 7 mesi. Cambiano anche i requisiti per la pensione anticipata. Se da una parte resterà fermo il vincolo anagrafico (62 anni), si innalzerà quello dei contributi. Ne saranno necessari 38 nel 2017, 39 nel 2018 e 40 fra due anni, mentre fino al 2016 ne venivano richiesti 35.

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autore / Luca Lippi
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