Elettricità libera: nodi, tariffe e intervento dell’Autority

24 marzo 2017 ore 10:31, Luca Lippi
Il consumatore proveniente dal mercato tutelato generalmente cerca di rimanere con la tariffa tradizionale, oppure se attua il passaggio al mercato libero lo fa con il medesimo operatore. La scelta è giustificata perché il consumatore non conosce il mercato, soprattutto non ne conosce le dinamiche e le tutele. Da considerare anche che le tutele, appunto, non vengono trasferite dal tutelato al libero, rendendo così il consumatore vulnerabile.
In questo modo però, si determina il ripristino di un oligopolio di fatto tra le aziende.

LA SCELTA DEL CONSUMATORE
Nonostante il decreto Bersani che ha aperto alla concorrenza il settore dell'energia porti la data del 1999, ancora oggi soltanto una famiglia su tre ha deciso di sottoscrivere un nuovo contratto passando così al libero mercato. In pratica, la stragrande maggioranza degli italiani ha preferito rimanere all'interno del "mercato tutelato", snobbando le offerte dei singoli operatori. Anzi, negli ultimi anni è addirittura accaduto che i consumatori siano tornati indietro, delusi dalla concorrenza nel settore e tornando sotto la "protezione" della tariffa fissata ogni tre mesi dall'Autorità per l'energia.

IL MONITORAGGIO DELLAUTORITY
Secondo l’Autorità, i clienti domestici sembrano restare nei regimi di tutela per la limitata conoscenza delle opportunità e degli elementi del mercato, oltre che per una minore appetibilità per i venditori. Ma il punto è che se si fa una simulazione sul sito dell’Autorità con il “Trova Offerte” ci si rende immediatamente conto che, il risparmio iniziale passando al libero mercato è di appena 50€ all’anno per alcune aziende, per altre il costo dell’offerta di energia addirittura aumenta fino a 100€ circa su base annua. Questo su simulazione fatta con dei parametri standard come un consumo annuo di 2700kWh, che è la media di una famiglia tipo con una potenza impegnata di 3kW, e tenendo in considerazione gli sconti permanenti applicati dall’operatore.

Elettricità libera: nodi, tariffe e intervento dell’Autority

Quindi dalle rilevazioni sul libero mercato, risulta che le famiglie non stiano assolutamente risparmiando, ma anzi stiano spendendo di più. Questo è dovuto anche al fatto che le offerte del mercato libero sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela. Per il biennio tenuto in considerazione dall’Autorità 2014/2015, risulta più elevata la spesa dei consumatori del mercato libero rispetto al regime di tutela.
Il mercato libero, perlomeno come attualmente strutturato, non è conveniente e, aspetto ancora più importante, non si è riusciti a trasferirvi le stesse tutele del mercato tradizionale (quello tutelato). Detto questo, forse sarebbe opportuno riflettere prima di far passare il Ddl concorrenza che introdurrebbe il libero mercato come unico e solo mercato dell’energia.

MECCANISMO DELLA ‘TUTELA SIMILE’
Il meccanismo della ‘tutela simile’ ideato dall’Autorità per agevolare il passaggio al mercato libero, finora si è rivelato un flop. Questa tutela sarebbe dovuta essere un successo, invece a ben vedere dai dati disponibili, appare un fallimento: Green Network ha concluso un solo contratto, Estenergy solamente due, Sinergas nemmeno uno, Engie che applica lo sconto più elevato di 115€, ne ha conclusi soli 652.
E’ palese che il consumatore non sia interessato a questa iniziativa dell’Autorità, nonostante le Associazioni dei consumatori siano state decretate come facilitatori per supportarlo nella scelta. Inoltre le aziende che applicano lo sconto maggiore hanno polarizzato le offerte ovviamente, evitando che vi fosse una vera e propria “concorrenza”.

OPERATORI IN AUMENTO
Per paradosso, il numero degli operatori che offrono la fornitura elettrica è in costante aumento: soltanto dal 2012 al 2015 (ultimo anno di dati disponibili) le società attive sono passate da 219 a 335. 
Ma perché succede se il mercato domestico è poco conveniente? La vera concorrenza si ha tra i clienti a bassa tensione (negozi e piccole attività), dove si registrano elevati livelli di passaggio al libera mercato: in questo caso, siamo passati da una quota del 36% di passaggi del 201e al 45% del 2015, con il primo operatore che detiene il 23% del mercato (-4,3% dal 2012).

NEL 2018 CAMBIA TUTTO 
Lo scenario potrebbe cambiare radicalmente l'anno prossimo, quando scatterà l'obbligo per tutti gli utenti di abbandonare il mercato tutelato e sottoscrivere un contratto sul libero mercato. Sempre che venga approvato il decreto Concorrenza che contiene per l'appunto le norme che obbligano allo switch. 
Molti addetti ai lavori avvertono che in una prima fase le tariffe saranno destinate a salire, almeno fino a quando gli operatori non cominceranno a farsi una guerra dei prezzi. Per questo motivo sarà importante abituarsi per tempo a cambiare fornitore così come è già avvenuto nella telefonia alla ricerca del prezzo migliore. A questo scopo l'Autorità ha introdotto "la tutela simile": in pratica, una serie di operatori è stato selezionato perché i consumatori potessero scegliere "una offerta facilmente comparabile in un'ambiente sorvegliato" dalla stessa dall'Autorità. Scoprendo che qualche risparmio lo si può fare davvero: peccato che fino a ora alla tutela simile hanno aderito poche centinaia di utenti.

LA REAZIONE DEGLI OPERATORI 
Il documento dell'Autorità, come era prevedibile, ha provocato la reazione degli operatori. Tra i primi Michele Governatori, presidente di Aiget, l'assocazione dei grossisti e trader di energia: "Il documento dell’Autorità nota sì che generalmente i clienti che lasciano l’offerta di “tutela” spendono di più, ma riconosce anche che questo si deve all'acquisto di servizi aggiuntivi, per esempio il prezzo fisso che richiede forme di copertura per essere fornito e protegge il cliente dalle fluttuazioni della tariffa di “tutela”. Detto questo, chi vuol risparmiare può farlo sul mercato libero? Eccome se può: gran parte degli operatori offre, in particolare sul web, opzioni più economiche della tutela per chi le vuole. Forse un problema è il termine piuttosto fuorviante di “tutela” che presuppone una dicotomia tra ambiente protetto e mercato pericoloso. Noi crediamo che un pezzo fondamentale del mercato siano proprio i clienti attivi. Il cui lavoro non è certo facilitato da una bolletta in gran parte formata di parafiscalità e remunerazione di costi fuori dal controllo degli operatori di mercato".

IN CONCLUSIONE
Per ora è conveniente rimanere nel mercato tutelato e, qualora si volesse passare al mercato libero, se il consumatore non ha padronanza della materia, faccia esaminare i suoi consumi da un’Associazione di Consumatori che in questo modo lo orienteranno verso l’offerta per lui più vantaggiosa.

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autore / Luca Lippi
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