Migranti, il Procuratore Zuccaro in Parlamento su Ong oscure, indagini e prove (mancanti)

27 aprile 2017 ore 12:28, Americo Mascarucci
"A mio avviso alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l'economia italiana per trarne dei vantaggi. Se l'informazione è corretta, questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione".
Sono le dure parole pronunciate dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ai microfoni del programma di Raitre Agorà, all'indomani dell'audizione presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. Il magistrato è stato ascoltato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del fenomeno migratorio nell’area Schengen con particolare riferimento alle politiche dei paesi aderenti relative al controllo delle frontiere esterne e dei confini interni. Il comitato presieduto dalla parlamentare di Forza Italia Laura Ravetto vigila sull'attuazione degli accordi di Schengen e sull'attività di Europol. È un comitato bicamerale composto da deputati e senatori.
Migranti, il Procuratore Zuccaro in Parlamento su Ong oscure, indagini e prove (mancanti)

L'INDAGINE -  "Abbiamo avviato un'indagine conoscitiva sulla gestione dei flussi del fenomeno migratorio – ha spiegato il presidente Ravetto - dopo le accuse che sarebbero state già prospettate in due rapporti interni di Frontex (l'ex agenzia dell'Unione europea delle frontiere esterne, recentemente trasformata in una nuova agenzia europea) con riferimento a fenomeni tra alcune ONG e trafficanti sulle rotte migratorie dalla Libia all'Italia. In uno dei rapporti si leggerebbe che i migranti irregolari in arrivo dal Nord Africa avrebbero ricevuto chiare indicazioni, prima della partenza, sulla direzione precisa da seguire per raggiungere le imbarcazioni delle ONG. Nell'altro rapporto, Frontex avrebbe segnalato un primo caso registrato in cui le reti criminali avrebbero trasportato i migranti direttamente sull'imbarcazione di una ONG. Non viene specificato quale.  Più recentemente – ha proseguito Ravetto - in un filmato trasmesso su internet e ripreso in una trasmissione televisiva, Striscia la Notizia, il blogger Luca Donadel avrebbe tracciato la rotta delle navi della Guardia costiera italiana e di organizzazioni non governative in transito dalla Sicilia alla Libia per soccorrere i migranti, notando Pag. 4 a suo dire alcune anomalie, come da ultimo riportato dalla stampa MeridioNews 16 marzo 2017. Secondo questa ricostruzione - ha chiarito ancra il presidente - in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le persone salvate in acque internazionali avrebbero dovuto essere portate nel porto sicuro più vicino. Nei casi presi in esame dal videoblogger, le navi italiane avrebbero dovuto dirigersi verso Zarzis, in Tunisia, che dista 90 miglia nautiche dal punto in cui sarebbero stati recuperati i migranti, che invece sarebbero stati portati in Sicilia, a 250 miglia nautiche, superando anche Malta, distante dal punto esaminato 180 miglia". 

I NAUFRAGI - Il procuratore Zuccaro ha chiarito: "Il punto è stabilire dove avvengono questi naufragi: un tempo noi registravamo i naufragi (quando vi ho fornito il dato di oltre 2.000 morti verificatesi nel distretto catanese tra il 2013 e il 2015 mi riferivo a quello) in alto mare, ma comunque in zone ben controllate dagli assetti navali (Mare Nostrum e Mare Sicuro), e lì sì che possiamo disporre di dati attendibili.  Si trattava quindi di naufragi vicino alle nostre acque territoriali, anche se ancora in acque internazionali, naufragi che hanno colpito maggiormente l'opinione pubblica, perché per esempio quello che si è registrato nel corso del 2015 con circa 800 morti al largo del territorio catanese, ma sempre nelle acque internazionali, ha scosso le nostre coscienze ed è stato deciso dal Governo di compiere un'azione umanitaria di recupero del relitto". 
"Il punto è che oggi di questi naufragi non abbiamo documentazione – denuncia il magistrato - perché noi li ricaviamo indirettamente dal fatto che le persone che salviamo ci parlano di persone con cui viaggiavano che sono morte e ci raccontano dei naufragi avvenuti. Ma questo ce lo dicono quelli che sono riusciti a scampare alla morte e sono stati soccorsi. Abbiamo ragione di ritenere fondatamente che, laddove invece il naufragio si sia verificato in maniera totale perché l'intervento non è stato tempestivo, non avremo mai notizia del numero di persone coinvolte. Quello che ci preoccupa è che non ci sono viaggi con meno di 500-600 persone, quindi ogni volta perdiamo un dato su circa 500 persone che non ce l'hanno fatta. Questo mi induce a ritenere che i dati ufficiali di cui disponiamo siano largamente insufficienti"

RUOLO DI FRONTEX - Il Procuratore Zuccaro tiene anche a chiarire quanto preziosa sia stata in questi mesi l'azione di Frontex: "Con Frontex - spiega -  abbiamo da tempo avviato un rapporto di proficua collaborazione. A Catania opera una sede di Frontex perché, dato il fenomeno particolarmente diffuso di sbarchi nel nostro distretto e il particolare impegno che la nostra procura ha voluto riservare al contrasto di questo fenomeno, è stato ritenuto da Frontex utile poter agire interfacciandosi con la procura di Catania. La riflessione sul fenomeno, che poi è stata esternata da Frontex nel dicembre di quest'anno, è una riflessione che è comune alla nostra procura, a Frontex e anche agli operatori di Eunavfor Med, perché il fenomeno ovviamente lo abbiamo registrato tutti e tutti ci siamo posti le stesse domande sulle ragioni che hanno fatto nascere questo fenomeno. La collaborazione quindi con Frontex, nei limiti in cui oggi può essere, è sicuramente totale, l'abbiamo avuta anche perché per lungo tempo ha operato a Catania un magistrato di collegamento della Gran Bretagna, che ha ritenuto di dovere aprire un ufficio a Catania per poter dialogare con la nostra procura, in modo da scambiare informazioni sulle correnti di traffico che riguardavano Paesi di interesse della Gran Bretagna. 

POCHE INFORMAZIONI - "Il punto è che oggi - prosegue il Procuratore di Catania incalzato dalle domande dei parlamentari - noi disponiamo di tante informazioni che attengono a quello che avviene nei Paesi di origine, ma non disponiamo di informazioni processualmente utilizzabili, per perseguire determinati soggetti. Questo Frontex non è in condizione di darcelo, come non è in condizione di darcelo nessuna delle missioni navali che sta operando. Io ho citato soprattutto Eunavfor Med perché, dato lo specchio di mare attenzionato da questa missione, il Mediterraneo centrale (come sapete, ciascuna di queste missioni si è ripartita una fetta del mare e del territorio), abbiamo maggiore possibilità di contatti con i vertici di Eunavfor Med. A volte ci giungono indicazioni dagli operatori di Mare Sicuro, ma la maggior parte delle indicazioni e della nostra collaborazione è con Eunavfor Med. 
LA MACCHINA DEL SOCCORSO- "Mi è stato chiesto come funzioni il sistema della richiesta di soccorso e di distribuzione del salvataggio - aggiunge ancora Zuccaro - cosa che può fornire qualche risposta sui collegamenti tra queste organizzazioni e gli organizzatori del traffico. Da una parte vi è da dire che le ONG sono quasi sempre più vicine al luogo del soccorso di qualsiasi altro peschereccio o imbarcazione che si trovi a operare nel Mediterraneo, il che è facilmente comprensibile perché lo scopo delle ONG è proprio quello di andarli a cercare, mentre gli altri natanti hanno ben altro tipo di scopo (vanno a pescare o a svolgere altre attività commerciali). Poiché la zona interessata è facilmente individuabile, è evidente che le unità navali delle ONG si trovano prima e, siccome il principio che si segue quando viene compulsata la centrale operativa operante nel Lazio è quello della nave più vicina al luogo in cui si verifica l'emergenza, è evidente che le ONG avranno sempre un vantaggio rispetto alle altre unità navali, che tra l'altro neanche cercano questo vantaggio, perché si tratta di essere distolte dalla loro attività e quindi di subire anche dei danni economici".
Migranti, il Procuratore Zuccaro in Parlamento su Ong oscure, indagini e prove (mancanti)

RUOLO DELLE ONG - Il ruolo giocato dalle Ong nel soccorso, con tutte le polemiche e le accuse venute alla luce, è stato senza dubbio il punto cruciale dell'intera audizione. Il Procuratore Zuccaro non si è tirato indietro e ha ammesso chiaramente: "Le unità navali stanno cercando di arretrare il loro fronte perché la loro missione principale non è il salvataggio. Eunavfor Med non viene infatti creata dall'Unione europea per il salvataggio, ma viene creata per contrastare e, se operassero a ridosso, non potrebbero operare il contrasto, quindi hanno arretrato rispetto all'iniziale assetto delle loro navi. Le ONG invece avanzano. Il discorso è un altro: sono convinto che non sempre comunque sia stata la centrale operativa a chiamare le ONG. Io ritengo che poiché i punti di contatto con le ONG si desumono anche dalle fonti aperte – se andiamo su internet, possiamo riuscire a reperire anche numeri di telefono e punti di contatto di queste ONG – come si fa ad escludere che siano state chiamate direttamente? 

LE PROVE - Ma ci sono prove di questo? Stando a quanto riferito dal Procuratore non esisterebbero prove certe ma soltanto sospetti. "Questo non è stato provato - fa sapere Zuccaro - ma non è stato neanche escluso. Quello che è provato è che certamente quando vengono chiamate le ONG sono sempre più vicine. Quello che noi cerchiamo adesso di comprendere è proprio questo. C'è probabilmente da indagare sul fatto che qualche volta questo contatto possa non essere stato mediato dalla centrale operativa. Se però qualcuno chiama prima una ONG e l'ONG interviene e poi ci si mette al sicuro chiamando anche la centrale operativa, io non saprò mai esattamente qual è stato il primo contatto, perché ovviamente non ho sotto controllo i telefoni che vengono chiamati. Quindi - conclude Zuccaro - è oggetto di una nostra indagine, ma non è facile riuscire ad accertarlo. Tuttavia è opportuno accertarlo con ogni mezzo perché questo ci darebbe indicazione non necessariamente di un coinvolgimento, ma del fatto che effettivamente la possibilità di accedere facilmente, attraverso la consultazione di internet, a questi punti di contatto fa scattare un collegamento di fatto, obiettivo, tra gli organizzatori del traffico e queste ONG". 

CENTRI DI ACCOGLIENZA - Altro tema cruciale la gestione dei centri d' accoglienza. Il Procuratore Zuccaro avverte: "Noi abbiamo una collaborazione e un coordinamento molto intenso con la Procura di Caltagirone, li abbiamo avuti in relazione all'indagine che riguarda il CARA di Mineo. Abbiamo scambi di informazioni, che non sono, però, coordinamenti investigativi con altre procure della Sicilia, che pure ci segnalano episodi di mala gestio e di ingerenze illecite nell'assegnazione degli appalti. Sul punto non posso dire altro perché ovviamente si tratterebbe di parlare di materiale che riguarda altre autorità giudiziarie". 

L'IPOTESI ACCUSATORIA - Ma se queste ONG  fosse accertato avessero violato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare in ordine al portare queste persone sulle coste italiane anziché su porti più vicini in quale tipo di reato potrebbero incorrere? 
"Intanto -risponde Zuccaro - possiamo ritenere che vi sia un coinvolgimento, quindi un articolo 12 come reato da contestare se si parte dal presupposto che non si è agito nel rispetto delle convenzioni che prevedono il salvataggio in alto mare. Quindi, possiamo ritenere che vi sia una rilevanza penale nell'agire, se riteniamo che non si è agito come fanno le navi militari, i pescherecci che vengono chiamati in quanto hanno operato in una situazione di necessità e attenendosi alle indicazioni che vengono fornite dalle centrali operative. Ovviamente dobbiamo prima verificare l'esistenza di questi presupposti, di questi requisiti, e questo certamente cerchiamo di farlo. Ripeto, non credo che questa sia la soluzione del problema. Proprio in questo campo - conclude l'audizione il procuratore di Catania - purtroppo, il livello giudiziario di risposta ha dei confini e dei limiti molto precisi. Però, il resto è competenza della politica".

CONCLUSIONI - Ciò che emerge dall'audizione del procuratore di Catania è dunque il ruolo ambiguo e tutto da chiarire delle ONG e che l'accertamento di eventuali responsabilità è reso difficile, per non dire quasi impossibile, proprio dalle modalità di contatto fra queste organizzazioni e le carrette del mare. E che ora forse sta al Parlamento fare in modo che gli inquirenti possano avere gli strumenti più idonei per poter svolgere questa indagine. Il fatto che oggi si affronti il problema dopo che per mesi lo si è ignorato quasi lasciando intendere che le accuse contro le ONG fossero alla stregua di fake-news certamente è già un importante e significativo passo in avanti.  

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