Pensioni news: Ape sociale e Precoci nate vecchie, cambia nel 2019

28 giugno 2017 ore 10:04, Luca Lippi
Per tutti i lavoratori che aspirano alla pensione anticipata i decreti attuativi relativi all’Ape social e Precoci chiariscono i termini per l’anno in corso. Ma cosa succederà dal 2019 anno in cui è previsto dalla riforma Fornero un aumento dei requisiti di uscita, sia per la pensione anticipata sia per la pensione di vecchiaia? Andiamo con ordine e ricordiamo cosa è possibile fare quest’anno.

L’Anticipo pensionistico oggi - I requisiti di accesso all’Ape nella versione volontaria sono i 63 anni di età anagrafica e 20 di contributi cioè quelli che poi danno diritto alla vera pensione di vecchiaia. La versione sociale o agevolata di Ape invece ha requisiti diversi. Va ricordato che parliamo di quella forma di anticipo pensionistico per il quale sarà lo Stato a farsi carico di rimborsare le banche, con il pensionato che non subirà trattenute sulla pensione futura. L’Ape sociale verrà concessa ai disoccupati, agli invalidi o con invalidi a carico ed a lavoratori impegnati in attività gravose. Cambiano i requisiti necessari, ad esclusione di quello anagrafico dei 63 anni. Per la versione assistenziale, quella per disoccupati o alle prese con problemi di salute, sono necessari 30 anni di contributi. Per le attività gravose, cioè le 11 nuove categorie che il Governo ha reputato di inserire tra queste, necessari 36 anni di lavoro alle spalle. L’innalzarsi dei requisiti è solo il primo di una serie di paletti che rendono la misura agevolata difficile da centrare per i lavoratori.
Pensioni news: Ape sociale e Precoci nate vecchie, cambia nel 2019
Quasi a voler rendere più ristretto possibile il campo dei beneficiari, l’Ape nella versione a carico dello Stato prevede una serie di paletti stringenti. Vincoli che, nonostante gli emendamenti depositati e valutati la scorsa settimana dalla Commissione Bilancio, non sono stati tolti. Per i disoccupati, per esempio, sarà necessario avere terminato di percepire, almeno da 3 mesi e per intero, gli ammortizzatori sociali da loro sfruttati, quindi mobilità, Naspi e così via.
Per gli invalidi è necessario avere a che fare con un grado di disabilità di almeno il 74%. Per i lavori gravosi invece i paletti sono di natura lavorativa proprio in virtù del fatto che il fattore importante per rientrare nell’agevolazione è la tipologia di attività svolta durante la vita lavorativa. Le categorie agevolabili sono le maestre di asilo, gli autisti di mezzi pesanti, i macchinisti dei treni, gli infermieri e le ostetriche con lavoro in turni, i facchini, gli edili, i gruisti, i conciatori di pelli, addetti ai rifiuti, personale addetto ai servizi di pulizia e all’assistenza dei soggetti non autosufficienti. Il limite per questi è quello dei contributi versati che come dicevamo devono essere 36. Inoltre gli ultimi 6 anni prima della domanda di accesso all’Ape devono essere stati svolti continuativamente in quelle attività.

L’anticipo pensionistico dal 2019 - Dal 2019/2020, verranno effettuati con cadenza biennale degli incrementi dell’età pensionabile. In sostanza, sarebbe pronto un decreto per l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. In realtà non è una vera e propria novità. Il prolungamento è imposto dalla crescita della cosiddetta ‘aspettativa media di vita’, che è diventata parametro fondamentale del sistema previdenziale Inps per garantirne la sostenibilità. Fu istituito in base ad una legge del 2010 (governo Berlusconi) ed ha cadenza triennale. Solo che dal 2019 avrà un ritmo più spedito - due anni - così come stabilito dalla riforma Fornero. Da quando è stato introdotto l'età per la pensione è salita di undici mesi. Attenzione, i mesi in più si sommano sia al minimo di età richiesto per l'assegno di vecchiaia che al minimo di anni di contributi per la pensione anticipata. Presumibilmente saranno innalzati anche i paletti per l’Ape volontaria e quella sociale.
A tale proposito le imprese sono sul piede di guerre a scoppio ritardato, il decreto dovrebbe essere emanato dal governo dopo l’estate ed è legato ai fattori demografici e in particolare l’aumento della speranza di vita dopo i 65 anni, che si sta allungando sia per gli uomini sia per le donne. Dunque le polemiche che stanno montando sono del tutto strumentali. Il decreto è frutto di una legge votata in Parlamento 7 anni fa, la Fornero ha solamente decretato la riduzione dell’adeguamento da tre anni a due e pure questo votato dal Parlamento.

Unimpresa tramite il suo presidente, Maria Concetta Cammarata ha fatto sapere: Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende. Per i lavoratori si allungherebbe ancora di più la vita lavorativa oltre le aspettative a lungo pianificate; per le aziende, si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana. La certezza del diritto, soprattutto in campo fiscale e nel settore della previdenza, è un valore imprescindibile per chi fa impresa. Le continue riforme così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non gettano le basi per poter fare investimenti. E invece, negli ultimi anni, si sono susseguiti continui interventi normativi, in alcuni casi una vera e propria tela di Penelope, che hanno confuso le aziende del Paese”.
Se è vero che l’innalzamento dei requisiti previdenziali è un percorso già in atto in altri Paesi, nel nostro Paese si configura come il solito intoppo di carattere strumentale alle varie campagne elettorali durante le quali invece di programmare strategie di crescita si cerca di cavalcare un malcontento che è frutto di leggi votate democraticamente dallo stesso Parlamento in tempi non sospetti.
La conseguenza è che si sta già lavorando a misure che potrebbero accompagnare il decreto, facendo da paracadute. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, commentando l’ipotesi di un decreto direttoriale chiamato a innalzare l’età pensionabile a 67 anni, commenta la notizia additando il provvedimento come ‘un controsenso’: l’ipotesi di intervenire per aumentare l’età pensionabile contraddice infatti "l’attuale scelta dell’anticipo della pensione, attraverso l’Ape sociale e con il miglioramento della norme per i lavoratori precoci" ha detto Damiano. Tale innalzamento è comunque condizionato alla verifica da parte dell’Istat dell’incremento dell’aspettativa di vita e che l’istituto di statistica non ha ancora ufficialmente prodotto. 

#Pensioni #Etàpensionabile #Innalzamento #Aspettativadivita #NuovoAumento

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...