Dal Mattarellum al Porcellum e ritorno? (Parte seconda)

03 maggio 2017 ore 10:54, intelligo
Alla fine del Mattarellum ecco  la legge Calderoli, meglio nota come Porcellum, più precisamente la legge n. 270 del 21 dicembre 2005. Per descriverla in breve, si tratta di una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate che è stata utilizzata nelle elezioni politiche del 2006, del 2008 e del 2013. La 270 in sostanza è andata a modificare il precedente sistema elettorale italiano traghettandolo da un sistema maggioritario ad uno proporzionale, su un’idea di un esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli. Lo stesso che pochi mesi dopo, prendendo atto che così come era stata ideata la legge presentava lacune notevoli dimostrandosi davvero inadatta ad esprimere un governo stabile, la definì “una porcata”. Da lì quel nome, Porcellum, ideato dal solito politologo Giovanni Sartori, che è rimasto nella mente di tutti gli italiani. 
Dal Mattarellum al Porcellum e ritorno? (Parte seconda)
Per capire quali sono i grandi limiti del Porcellum, bisogna prima vedere come si articola la legge rispetto alle precedenti:
1) Abolisce i collegi uninominali;
2) Sottrae all’elettore il diritto di esprimere preferenza per il singolo candidato. L’elettore infatti può solo votare il partito il quale, a sua volta e in seguito, deciderà quali sono gli esponenti da inviare alla Camera o al Senato;
3) Pur prevedendo premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato, lo fa utilizzando principi diversi e, più precisamente, alla Camera stabilisce che il premio di maggioranza venga assegnato alla coalizione che ha raccolto più voti (esclusi quelli della Valle D’Aosta e dell’estero) facendo in modo che suddetta coalizione possa contare su un minimo di 340 seggi. Al Senato, invece, il premio di maggioranza viene riconosciuto a livello regionale e non nazionale. In pratica, in base al numero di seggi assegnati in ogni regione, la legge 270 fa in modo che la coalizione vincente ottenga almeno il 55% dei seggi. 
Ad esempio alla regione Lazio, che esprime 28 seggi, il premio ne avrebbe concessi almeno 16. Oltre a tutto ciò, già di per sé abbastanza farraginoso, bisognava aggiungere le eccezioni. Per la camera abbiamo visto che dal sistema generale venivano esclusi Valle D’Aosta e circoscrizione estera, che attribuivano rispettivamente 1 seggio e 12 seggi, ma che non venivano calcolati nel numero totale della coalizione vincente e che quindi non contribuivano a far scattare il premio. Al Senato, le eccezioni riguardavano i 2 seggi assegnati dal Molise, i 7 assegnati dal Trentino, i 6 della Circoscrizione estero, e il seggio della Valle D’Aosta, che non facevano scattare nessun recupero proporzionale. 
4) Obbligo per ogni coalizione – o partito - di indicare un proprio candidato leader e di presentare il relativo programma prima della consultazione elettorale
5) Le soglie di sbarramento erano stabilite come segue. Camera dei Deputati: raggiungimento del 10% di voti ottenuti per la coalizione o del 4% per il partito che si presentasse fuori coalizione. Senato della Repubblica: raggiungimento del 20% dei voti ottenuti e l’obbligo dei partiti in coalizione di raggiungere singolarmente almeno il 3% dei voti. Per i partiti fuori coalizione lo sbarramento da superare era al 4% .
Dunque, rispetto al Mattarellum, viene sostituita una legge ibrida (in parte proporzionale, in parte maggioritaria, in parte con il recupero) con una legge in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione con premio di maggioranza e la possibilità di eleggere più parlamentari contemporaneamente nei collegi più grandi, senza comunque che l’elettore abbia la possibilità di esprimere la preferenza del candidato.
Come dovrebbe essere chiaro anche a una prima e sommaria lettura che evidentemente all’epoca del varo della legge sfuggì, i metodi differenti per la costituzione della maggioranza alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica potevano creare – e in effetti accadde – situazioni di ingovernabilità perché ad esempio la Camera si ritrovava spesso ad avere una maggioranza corposa, difficilmente attaccabile dalle opposizioni, mentre al Senato la maggioranza poteva risultare decisamente meno ampia, e decisamente più traballante quando non perennemente in crisi. Se non bastasse, aver sottratto all’elettore la possibilità di poter assegnare la propria preferenza a un particolare candidato, portò la Corte Costituzionale, interpellata allo scopo, a dichiarare il Porcellum incostituzionale riguardo al premio di maggioranza e all’impossibilità dell’elettore di esprimere la preferenza sul candidato.  
Per modificare la legge, si tennero nel 2009 anche tre referendum nessuno dei quali raggiunse il quorum, come è facile immaginare.  Del resto, la materia per quanto essenziale ai fini della nostra democrazia, può risultare ostica e noiosa, e alcuni quesiti posti dai referendum per gli elettori erano poco o nulla chiari.  Si è arrivati così al 2013, durante la campagna elettorale, quando la modifica della legge elettorale fu uno dei temi più dibattuti, ma bisognerà attendere il 2015 perché venga approvata una nuova legge elettorale, detta Italicum che però modifica il sistema solo alla Camera dei Deputati riuscendo a rendere la possibilità di ingovernabilità anche maggiore di quella creata da Mattarellum.
  Affronteremo dunque anche l’Italicum e ne scopriremo le regole e i limiti, intanto bisogna dire che in questi ultimi tempi, soprattutto dopo la caduta del governo Renzi, si è ritornati a parlare molto della riforma elettorale e qualcuno ha anche ventilato un possibile ritorno a Mattarellum come “male minore”.  E in un’Italia sommersa dai problemi, dove trovare le soluzioni sembra ormai più un colpo di fortuna che un obiettivo raggiunto, non è detto che non possa accadere.

#leggeelettorale #mattarellum #porcellum

di Anna Paratore
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