Legge elettorale, Renzi-Berlusconi: si annuncia la stagione del Nazareno bis

05 maggio 2017 ore 9:46, intelligo
A voler dare retta a Berlusconi, “non ci sarà nessuna riedizione del Nazareno. Stop ad ogni accordo futuro con il Pd […]Oggi non ci sono le condizioni per ripetere nulla di simile al cosiddetto “Patto del Nazareno”, che comunque non aveva un carattere politico, ma soltanto istituzionale.” E con questo il discorso dovrebbe essere chiuso  ma, ovviamente, il condizionale è d’obbligo.
Per chi fosse di memoria corta o anche solo distratto, facciamo un passo indietro e andiamo a ricordare cosa fu il “Patto del Nazareno”, locuzione quest’ultima affibbiata dai giornali a un accordo politico siglato fra il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, e il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il 18 gennaio 2014 e terminato nel febbraio 2015, a seguito dell'elezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nome sembra non gradito a Berlusconi ma fortemente voluto da Renzi. 
Tutto era iniziato quando Renzi aveva messo nero su bianco una serie di riforme che avrebbe voluto attuare, e
Legge elettorale, Renzi-Berlusconi: si annuncia la stagione del Nazareno bis
che consistevano in tre diversi modelli di riforma del sistema elettorale, su cui trovare un accordo con altri schieramenti politici, modificando così il vituperato Porcellum, già dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Allo scopo, sulla sua pagina web, Renzi si rivolse alle principali forze politiche italiane in apparente ricerca di dialogo. Incredibile ma vero, l’unico a rispondere all’appello fu proprio Silvio Berlusconi, mentre il Movimento 5 stelle di Grillo escludeva la possibilità per l’attuale Parlamento di votare alcunché  - meno che meno una nuova legge elettorale – visto che era da considerarsi illegittimo, in quanto eletto con una legge dichiarata incostituzionale il che, a voler essere estremamente cavillosi, non è poi un discorso tanto peregrino. Ma naturalmente, era da escludere che qualcuno potesse sciogliere il parlamento su queste basi e quindi si proseguì col discorso di Renzi che, il 15 di gennaio, durante una puntata de Le invasioni barbariche, dalla sua amica Daria Bignardi, dichiarò di avere in programma di lì a breve un incontro con Berlusconi presso la sede del PD allo scopo di discutere di riforme.  Il fatto fece sensazione. Negli opposti schieramenti ci fu chi vide quel che stava accadendo come “una nuova stagione di costruttivo dialogo che si apriva”, chi come “l’inciucio per eccellenza”, addirittura un tentativo obbrobrioso di ritorno a quella che fu l’epoca de “la balena bianca”. 
Intanto si cominciò. All’incontro parteciparono oltre ai due leader, anche Lorenzo Guerini della segreteria del PD, che l’immancabile ombra del Cavaliere, Gianni Letta, che qualcuno vede anche come chi spinse realmente Berlusconi su questa strada.  Alla fine, Renzi dichiarò che tra lui e il capo di Arcore c’era “una profonda sintonia” su tre temi: l’eliminazione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali, l’eliminazione del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una sorta di “Camera delle autonomie” senza però che i componenti venissero più eletti dal popolo e, finalmente, modifica della legge elettorale. Si arrivò così, non senza numerosi intoppi, votazioni all’interno degli schieramenti, lunghe discussioni ed altri incontri tra i due leader, all’Italicum cosiddetto 2.0 – legge elettorale attualmente in vigore – che  fu approvata dal Senato il 27 gennaio 2015 con il voto determinante di Forza Italia perché all’interno del PD non poche erano le critiche e una minoranza del partito uscì dall’aula al momento del pronunciamento. 
Malumori in entrambi gli schieramenti a parte, e una discreta disaffezione da parte dell’elettorato berlusconiano nei confronti di Forza Italia, fino a lì quello che la stampa aveva soprannominato il Patto del Nazareno (solo riguardo all’ubicazione degli incontri, dalle parti di piazza del Nazareno sede di Forza Italia), tutto andò in gloria allorché Renzi fu irremovibile sul nome di Sergio Mattarella per il Quirinale, in barba ai desiderata di Berlusconi.  

Il patto si ruppe in quel momento e già poco dopo, mentre venivano presentate in parlamento ben 17 richieste di modifica dell’Italicum, Forza Italia fece una sorta di dietrofront rispetto alla legge che aveva aiuto a far approvare, dichiarando l’Italicum autoritario e incostituzionale, e annunciando voto contrario in caso di terza stesura. Dopo aver superato tutti e tre i voti di fiducia alla Camera, la riforma elettorale è stata approvata in via definitiva il 4 maggio ed al momento del voto finale i partiti di opposizione sono usciti dall'aula in segno di protesta. La legge è stata infine promulgata da Mattarella due giorni dopo.
Da quel patto del Nazareno ad oggi, sono passati oltre due anni, molte cose sono cambiate compreso il Presidente del Consiglio che non è più Renzi, ma Gentiloni – che comunque è considerato alla stregua di una diretta emanazione del primo – ma non si è trovata una quadra per una legge elettorale che renda stabile la guida che il Paese dovesse avere. Anzi, la confusione sembra regnare più sovrana che mai. Qualcuno sostiene che così come stanno le cose, l’ingovernabilità è certa anche se si dovessero tentare accordi e alchimie di ogni tipo. Per esempio un accordo PD + Forza Italia non garantirebbe il superamento di quel 40% richiesto alla lista per ottenere il necessario premio di maggioranza. Anzi, potrebbe esserci il rischio che, vista la disomogeneità della coalizione stessa, entrambi i partiti possano perdere alcune fette di elettorato. Identico discorso, varrebbe per una coalizione M5S + Lega Nord, ammesso e mai concesso che i 5stelle escano dalla loro auto segregazione e accettino un alleato, anche qui operazione estremamente delicata visto quanto raccontato per anni al loro elettori. Certo, tutto potrebbe cambiare se esistesse la possibilità di stabilire un premio di maggioranza che attribuisse il 55% dei seggi non alla lista che superasse il 40% bensì alla coalizione, e alzando la soglia di sbarramento se non si va in coalizione del 3 al 5%.
Alla luce di tutto ciò, e del fatto che Renzi è stato appena riconfermato dalle primarie alla guida del PD, e sembra aver completamente dimenticato la solenne bocciatura decretata dagli italiani alla sua guida e alle sue riforme, ecco il “golden boy di Pontassieve” dare il via libera a una proposta che potrebbe attrarre di nuovo Silvio Berlusconi. Si tratterebbe di una bozza di sistema elettorale proporzionale alla tedesca, con sbarramento alto al 5%. In pratica, si correrebbe tutti per conto proprio, salvo allearsi il giorno dopo in Parlamento stringendo alleanze capaci di superare il 50% che, in teoria, permetterebbero la governabilità del Paese. In pratica, si tratterebbe di una riedizione perfetta di quello che accadeva nella Prima Repubblica, dove governi si succedevano a governi anche nell’ambito di pochi mesi, vista la litigiosità e spesso l’impossibile convivenza tra anime politiche molto diverse tra loro. Certo, lo sbarramento alto potrebbe aiutare, ma vorrebbe anche dire ridurre grandemente la nostra democrazia, accettando di tenere fuori dal Parlamento milioni di elettori divisi tra partiti sotto la soglia del 5%, il che appare grandemente incostituzionale.
Detto ciò, possiamo però immaginare che una simile proposta arrivi ad ingolosire il Cavaliere che potrebbe evitare così accordi con la Lega Nord e Fratelli d’Italia, divenendo forza di governo inalienabile da parte dl PD molto più di quanto non sia stato fino ad oggi il partito di Alfano. Ma una domanda sorge spontanea: vista l’emorragia di voti che il primo patto del Nazareno costò a Forza Italia, Berlusconi immagina davvero di potersi imbarcare in una simile impresa rischiando e non poco di venire addirittura sbranato dalle forze politiche che lo circondano e che a quel punto sarebbero decisamente più credibili? Da Cavaliere a Signor Tentenna, il passo rischia di essere breve anche se, per tornare alle dichiarazioni d’apertura di Berlusconi che vi abbiamo riportato, sembra che Silvio non ci pensi per niente a consegnarsi a Renzi, magari sacrificando il partito e garantendo le sue aziende. Ma sarà davvero così?          

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di Anna Paratore
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