Il cordoglio del Papa per Tettamanzi e l'attesa per Caffarra

07 settembre 2017 ore 11:41, Americo Mascarucci
Il 5 agosto scorso a poche ore dalla notizia della morte dell'arcivescovo emerito di Milano Dionigi Tettamanzi giunse il cordoglio di Papa Francesco con un telegramma inviato al cardinale Angelo Scola che così recitava: "Desidero esprimere le mie condoglianze ai familiari ed a codesta comunità diocesana che lo annovera tra i pastori più amabili ed amati. Sempre si distinse come pastore sollecito, totalmente dedito alle necessità e al bene dei sacerdoti e dei fedeli tutti, con una peculiare attenzione ai temi della famiglia, del matrimonio e della bioetica, dei quali era particolarmente esperto".
A distanza di un giorno dalla morte dell'arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra al contrario non si è ancora letto nessun messaggio di cordoglio da parte del Papa. Un silenzio assordante che fa il paio con l'assenza di cordoglio per la morte del cardinale Meissner avvenuta nel luglio scorso. E' forse una casualità il fatto che Caffarra, come Meissner, fosse fra i firmatari dei "Dubia", le riserve espresse nei confronti dell'Amoris Laetitia,  il documento più importante del pontificato di Bergoglio dove si affrontano i problemi dei divorziati risposati e delle coppie di fatto.
Il cordoglio del Papa per Tettamanzi e l'attesa per Caffarra

LO SCONTRO SUI DUBIA
Caffarra è intervenuto più volte pubblicamente in difesa del magistero della Chiesa evidenziando come non vi potesse essere misericordia senza verità. E queste critiche Caffarra e altri le hanno messe nero su bianco in perfetta continuità con la linea intrapresa da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Caffarra inoltre è stato sempre in prima linea, soprattutto nella sua Bologna, a difesa dei principi etici, ribadendo come le coppie di fatto non potessero in nessun modo essere equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio o come le unioni gay non potessero essere poste sullo stesso piano della famiglia naturale. 
Note inoltre le sue battaglie per il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre e per il pluralismo educativo, messo a rischio dai reiterati tentativi di negare sostegni alle scuole cattoliche: altrettanto note le sue posizioni apertamente ostili ad aborto ed eutanasia. Caffarra era additato come conservatore e certamente lo era sui principi, nella convinzione che non vi potessero essere deroghe sui principi dottrinari. Da qui anche la sua opposizione alle aperture bergogliane sulla comunione ai divorziati risposati, sulla base della "verità evangelica" che senza se e senza ma bollava di adulterio il ripudio della moglie o del marito per unirsi ad altro uomo o donna. Caffarra chiedeva come fosse possibile concedere la comunione a chi aveva contratto nuovo matrimonio dopo un divorzio senza entrare in conflitto con la verità. E "il dubbio" finora nessuno in verità lo ha mai chiarito fino in fondo. 
Ma nonostante queste divergenze aveva sempre rispettato il Santo Padre e non era mai sceso sul piano dello scontro aperto, cercando sempre la mediazione e il confronto con il fronte progressista, pur senza mai venir meno a ciò in cui credeva. Un uomo che ha amato la Chiesa e l'ha difesa fino alla fine, convinto che questa difesa passasse soprattutto dalla coerenza dottrinale. 
Forse Caffarra era così tanto da ostacolo ai progetti papali da non meritare oggi nemmeno un telegramma dalla Colombia?

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