170 giorni di lavoro che vanno in tasse nel 2017: tutti i conti in tasca

10 gennaio 2017 ore 16:13, Luca Lippi
Si dovrà lavorare 170 giorni, gli stessi del 2016, per pagare imposte e contributi. In pratica solo dalla mattina del 20 giugno 2017 si comincerà a guadagnare per far fronte alle proprie necessità e a quelle della famiglia.
Ma non si era parlato di una diminuzione delle tasse?
In realtà è così, ma non per tutti. In sostanza nel 2017 la pressione tributaria complessiva, secondo le prime stime, dovrebbe scendere lievemente, dal 42,6% al 42,3% del Pil che, messa così, sembra poco. In realtà parliamo di circa 7 miliardi di euro che dovrebbero essere risparmiati dagli italiani tra tagli effettivi e mantenimento di alcune agevolazioni che stavano per scadere.
Perché non è per tutti?
La spiegazione è piuttosto semplice, i tagli effettivi alle aliquote hanno interessato solo le imprese, con l’Ires la pressione scende dal 27,5% al 24% (con l’arrivo della nuova Iri per le imprese individuali e società di persone, aliquota del 24%), mentre nessun intervento è stato fatto sul fronte dell’Irpef. 
Attenzione, per chi non si occupa professionalmente di questioni fiscali, è bene ricordare che Renzi non ha alcuna responsabilità riguardo il mancato taglio dell’Irpef. Oppure si potrebbe dire che ha la medesima responsabilità che hanno avuto i predecessori (5 in tutto dopo Prodi), motivo per cui le aliquote Irpef sono ferme da dieci anni. Ora dobbiamo sperare nel governo Gentiloni.
E comunque i numeri sono i seguenti: il contribuente tipo paga complessivamente 23.609 euro di tasse su uno stipendio lordo, più assegni familiari, di 50.566 per una pressione tributaria che arriva al 46,6%. 
Per fare qualche esempio: servono 86 giorni per far fronte al mostro dell’Irpef, in pratica solo a fine marzo il quadro finirà di saldare il conto dell’imposta sul reddito. E, se ci aggiungiamo i contributi, si arriva a sfiorare maggio. Quasi due settimane se ne vanno per le imposte locali. Passando dal calendario alla singola giornata lavorativa, 224 minuti sono destinati a pagare imposte e contributi. Con quasi due ore ogni giorno dedicate all’Irpef.

170 giorni di lavoro che vanno in tasse nel 2017: tutti i conti in tasca

Ma se le aliquote Irpef sono ferme da dieci anni, perché il Fisco pesa sempre di più?
Il problema ristagna nell’inflazione. Nel 2007 il contribuente medio guadagnava 41.655 euro lordi contro i 50.068 attuali. In un decennio la sua retribuzione è cresciuta di 8.413 euro, mentre l’Irpef netta è passata da 8.795 a 11.934 euro. Degli 8.413 euro di aumento retributivo, ben 3.139 sono stati divorati dal Fisco (il 37,3%, oltre un terzo). Tutto quello che guadagna il contribuente e la famiglia in generale, è l’esenzione da Imu e Tasi dell’abitazione principale, l’impossibilità per i comuni e le regioni di mettere balzelli autonomamente e una conferma di una serie di sgravi che stavano per scadere più qualche piccolo bonus. Se non ci fossero stati i bonus e l’esenzione di Imu e Tasi sarebbe stato assai peggio, almeno non si sposta il Tax Freedom Day, ma in questo modo si spiega pure il motivo per cui la percezione della diminuzione del peso fiscale è praticamente pari a zero.
In conclusione, anche per il 2017 un contribuente medio (reddito lordo 50 mila euro) dovrà lavorare 170 giorni, gli stessi del 2016, per pagare imposte e contributi (Tax Freedom Day 20 giugno 2017). 
Invariata anche la situazione per l’operaio, contribuente con un reddito di 25.077 euro. Avvalendoci dell’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, serviranno 130 giorni, gli stessi del 2016, per esaurire gli impegni con l’Erario (Tax Freedom Day 11 maggio 2017).

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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