Istat, aumentano gli occupati nel 2016: "ritorno" al 2009

10 marzo 2017 ore 16:58, Luca Lippi
Secondo l’Istat nel 2016 si segnala un nuovo e più sostenuto aumento dell'occupazione, sia nei valori assoluti sia nel corrispondente tasso, che ha coinvolto anche i giovani di 15-34 anni. 
Il tasso di disoccupazione non fa più tendenza e allora l’Istat rivolge l’attenzione al tasso di occupazione (che ovviamente non sono l’uno il contrario dell’altro in termini di cifre). 
Il tasso di disoccupazione è il rapporto, espresso in percentuale, tra il numero di coloro che cercano lavoro e il totale della forza lavoro. Per forza lavoro si intende la somma tra gli occupati e le persone in cerca di lavoro. Il tasso di occupazione è il rapporto, espresso in percentuale, tra il numero degli occupati e il totale della popolazione. Alla luce di queste definizioni, è possibile intuire il “primo inghippo”. Il tasso di disoccupazione esclude… La maggior parte dei disoccupati. Questo perché il conteggio riguarda solo chi, tra i disoccupati, sta cercando lavoro.
Le critiche al sistema di calcolo sono essenzialmente due. Il tasso di disoccupazione non tiene conto dei Neet e degli scoraggiati. Come anticipato poco sopra, vengono presi in considerazione solo chi cerca lavoro, quindi chi ci ha rinunciato risulta alla fine dei giochi “invisibile”. 
Chiarito questo, leggiamo i dati dell'Istat che ha spiegato che l'elemento rilevante è stata la diminuzione degli inattivi di circa 410mila unità. L'occupazione è dunque cresciuta per il terzo anno consecutivo (+1,3%, 293.000), a ritmi più sostenuti rispetto al 2015, portando il tasso di occupazione al 57,2% (+0,9 punti). L'aumento ha riguardato soltanto il lavoro alle dipendenze (1,9%, +323.000) e si è concentrato tra i dipendenti a tempo indeterminato (+281.000 in confronto a +42.000 quelli a termine).
Da sei anni prosegue, invece, la diminuzione del numero di lavoratori indipendenti (-30.000, -0,5%), anche nel 2016 dovuta quasi esclusivamente ai collaboratori. Per il secondo anno consecutivo è cresciuto il lavoro a tempo pieno (+183.000; +1%); mentre continua ininterrottamente dal 2010 la crescita del tempo parziale, che nel 2016 è quasi esclusivamente di tipo volontario con la conseguente diminuzione dell'incidenza del part time involontario sul totale del lavoro a tempo parziale (62,6%, -1,3 punti).

Istat, aumentano gli occupati nel 2016:  'ritorno' al 2009

Ci sarebbe da calcolare il numero di ore lavorate, considerando che l’Istat considera come impiegati anche chi lavora una sola ora al mese, ma questa è una questione che risolverà il sindacato alla lettura del report dell’Istat.
Mentre il numero di inattivi è diminuito per il terzo anno consecutivo e in misura molto più marcata (-2,9%) coinvolgendo entrambi i generi, le diverse ripartizioni territoriali, e tra le classi di età soprattutto gli adulti. Una flessione, ha sottolineato l'Istat, ha riguardato sia la componente più distante dal mercato del lavoro (-200mila, -1,9%) sia le forze di lavoro potenziali (-210mila, -5,9%). Al contempo per il secondo anno consecutivo e con maggior intensità è calato il numero degli scoraggiati (-164mila, -8,6%), la cui flessione continua ininterrotta dal secondo trimestre 2015.
In relazione al genere, l'occupazione è salita di più per le donne (+1,5% rispetto a +1,1% gli uomini), ma il tasso è cresciuto con la stessa intensità (entrambi +0,9 punti). La disoccupazione, invece, è aumentata soltanto per le donne (31mila, +2,3 punti) con il tasso salito di 0,1 punti, mentre per gli uomini la disoccupazione è scesa sia in valore assoluto (-52 mila, -3,1%) sia nel tasso (-0,4 punti). Il calo dell'inattività è risultato consistente per entrambe le componenti di genere.
A livello territoriale la crescita dell'occupazione è stata più accentuata nel Nord (+167mila, +1,4%) e nel Mezzogiorno (101mila, +1,7%), dove si sono registrati anche i maggiori aumenti del tasso di occupazione (+1,1 e +0,9 punti, rispettivamente); nel Centro alla minore crescita dell'occupazione (25mila, +0,5%) ha corrisposto un incremento del tasso di 0,6 punti. I disoccupati e il relativo tasso sono cresciuti soltanto nel Mezzogiorno, in corrispondenza della più forte diminuzione dell'inattività.
Grazie alla crescita nei primi due trimestri dell'anno, sono aumentati gli occupati di 15-34 anni (44 mila, +0,9%) e si è accentuata la crescita del rispettivo tasso di occupazione (+0,7 punti in confronto a +0,1 punti nel 2015). Per i 35-49enni la riduzione del numero di occupati si è accompagnata all'aumento del tasso di occupazione (+0,6 punti). E' poi proseguita la crescita dell'occupazione e del tasso per gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione si è ridotto soprattutto per i più giovani, mentre il calo del tasso di inattività è risultato maggiore per gli over50.

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autore / Luca Lippi
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