Caro Bollette, seconde case costose: meno consumi più spendi

11 luglio 2017 ore 14:44, intelligo
La riforma delle bollette, che è stata varata dall'Authority dell'Energia su indicazione del governo, ha determinato una tassa più salata per chi consuma di meno e per chi possiede una seconda casa. Un paradosso? Cambia il modo di misurare il consumo di energia e per capire come e quando succederà, parliamo della normativa che ha stabilito il rincaro 2017.

LA DIRETTIVA EUROPEA - La riforma delle bollette, che ha preso il via in Italia il 1 gennaio 2016, è stata messa in atto allo scopo di recepire la direttiva europea sull'efficienza energetica (2012/27/Ue). L'Unione Europea ha fissato l'obiettivo di una riduzione del 20 % del consumo energetico annuale dell'Unione entro il 2020, promuovendo il principio della priorità dell'efficienza energetica (energy efficiency first). 
La direttiva europea, nello specifico, promuove l'uso di impianti caldo-freddo a pompe di calore che richiedono un maggior consumo elettrico, e quindi un maggior consumo di elettricità, ma l'utilizzo di un elettricità che sia sempre più rinnovabile. 

Caro Bollette, seconde case costose: meno consumi più spendi
LA NORMATIVA - Cambia quindi il modo di concepire i consumi: non importa quanto si consuma ma come si consuma. 
Grazie alla riforma l’Italia non vedrà più l’applicazione di tariffe elettriche con una struttura progressiva (più consumi, più paghi) nè del sistema di sussidi incrociati (per cui chi consuma di più paga anche una quota per chi consuma di meno, a parità di costi di servizio). Adesso il nuovo sistema adotta una struttura tariffaria non progressiva, uguale per tutti i clienti domestici e impostata in base al criterio dell’aderenza ai costi dei diversi servizi. 
L'unica differenza sostanziale riguarda invece la tariffa degli oneri di sistema, che prevede pesi diversi tra le quote fisse della bolletta elettrica tra utenti residenti e non residenti: alle famiglie residenti nella loro abitazione viene applicata in bolletta tutta la tariffa in quota energia (cioè in centesimi di euro per kilowattora prelevato), mentre alle famiglie non residenti viene calcolata sia in quota energia, sia in quota fissa.
La nuova norma ha quindi cercato di privilegiare le famiglie meno abbienti o comunque residenti (la loro l'energia costa meno) rispetto alle famiglie che possiedono una seconda casa, che hanno l'obbligo di pagare in bolletta anche una quota fissa. La riforma delle tariffe elettriche domestiche ha lo scopo di favorire i grandi consumatori, mentre è proprio sulle seconde case utilizzate solo per alcuni mesi all’anno, e dunque con profili di consumo medio-basso,  che le novità introdotte hanno avuto gli effetti più pesanti in termini economici. 
La scelta, effettuata dall'Authority su indicazione politica del governo, è molto chiara: «una tariffa lineare più equa,trasparente e aderente ai costi dei servizi forniti e maggiormente adatta a stimolare investimenti verso un sistema energetico più sostenibile» nell'obiettivo di orientare le bollette al costo effettivo dell'energia. 

UN'ANALISI - La riforma propone una diversa modalità di calcolo degli oneri di sistema e prevede diversi pesi tra le quote fisse contenute nella bolletta tra utenti domestici residenti e non residenti. Ref Ricerche per Il Sole 24 Ore ha effettuato un'analisi  sui dati delle bollette valutando i cinque profili di consumo domestico: costo di energia, dispacciamento, commercializzazione, imposte e la tariffa degli oneri di sistema.
Per le prime case cresce solo il peso di una delle quattro voci principali che compongono la bolletta, cioè la quota fissa della tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore, mentre i non residenti vengono penalizzati dal corrispettivo fisso. Per chi possiede una seconda casa l’incremento del peso delle quote fisse è maggiore perché riguarda due delle quattro voci principali che compongono la bolletta: quella relative alla tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore e gli oneri di sistema (che valgono in media il 40% della bolletta totale).

BOLLETTA PIU' SALATA - Secondo l'indagine condotta da Ref Ricerche per Sole 24 Ore le seconde case con consumi bassi devono pagare bollette superiori anche del 50%, mentre le seconde case con consumi alti pagheranno in media il 12% in meno rispetto al periodo ante-riforma. A pagare di più è proprio chi consuma meno, con la nuova riforma sono proprio le famiglie con un consumo energetico medio- basso a non poter beneficiare della omogeneizzazione degli scaglioni. 
Per una seconda casa con un consumo annuo di 1200 kilowattora l’aumento medio della bolletta è stato quindi del 52% rispetto al 2016. La causa dell'aumento significativo del conto finale è quindi da ricavarsi nel costo inserito nella componente A3 della bolletta, nella voce“oneri di sistema”, e cioè il costo che serve a ripagare gli incentivi alle rinnovabili e lo smantellamento del nucleare: dal 1° gennaio 2017 la quota fissa sugli oneri di sistema è di 135 euro più Iva all'anno (quota poi ridotta a 127,4 euro nel secondo e terzo trimestre). 
Inevitabili quindi gli aumenti in bolletta, ma dall’Autorirtà per l’Energia spiegano che si tratta solamente di un momento transitorio, di «un effetto del secondo step della riforma delle tariffe di rete per le utenze domestiche che si concluderà il 1° gennaio 2018».

CHI NE BENEFICIA - I principali beneficiari delle riforma sono i profili di consumo più elevati, sia che essi siano residenti e non residenti, e cioè quei nuclei familiari numerosi o proprietari di abitazioni ad alto dispendio energetico, con consumi sopra i 3000 kWh. 
I non residenti con profilo di consumo di 4800 Kwh arriveranno a pagare anche il 12% in meno, mentre i residenti che nel primo trimestre hanno visto la loro bolletta scendere del 21%, nel terzo vedranno scendere il costo del 17%. 

di Giulia Rossi 
#bolletta #energia #rincari
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