Unicredit: soci pronti a votare l'aumento di capitale. Ipotesi di strategia

12 gennaio 2017 ore 13:34, Luca Lippi
I soci di Unicredit sono pronti a votare all’unanimità l’aumento di capitali da 13 miliardi. L’aumento di capitale è stato annunciato sin dal 13 dicembre scorso dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier nell'ambito del nuovo piano strategico. 
Resta da capire qual è la strategia, soprattutto dopo le dichiarazioni che fanno trasparire un generale nervosismo sul destino delle banche da parte del Pd. Infatti il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, nel corso di un’intervista rilasciata a Mix su Radio 24, ha affermato che esiste “un disegno per portarla (Unicredit ndr) in Francia, prendere il controllo di Generali e aumentare la presa in Mediobanca”.
Prosegue Boccia: “Stiamo perdendo pezzi importanti del sistema finanziario ed economico italiano”.
L’assemblea Unicredit
Alla sede ex Capitalia dell’Eur, l’attenzione sarà concentrata quasi tutta sul dopo. Cioè sul varo dell’operazione, e sulle modalità con cui sarà proposta al mercato. Come anticipato da Il Sole 24 Ore lo scorso 4 gennaio, la data per ora considerata più probabile per l’avvio delle sottoscrizioni è il 13 febbraio: è il primo lunedì utile dopo la necessaria approvazione dei conti preliminari del 2016 (in agenda per il 9 febbraio) e scaramanticamente funziona, dopo la presentazione effettuata il 13 dicembre e l’ammontare fissato proprio a quota 13 miliardi. L’importo è enorme - il più grande che si sia mai visto in Italia (il precedente record, già spettante a UniCredit, era di 6 e mezzo) e tra i maggiori in Europa, dove solo Rbs e Hsbc in passato hanno osato superare gli 11 miliardi di euro di nuova carta - e lo sconto non potrà che essere consistente: tra il 30 e il 40%, secondo le indiscrezioni di ieri de Il Messaggero confermate da più fonti di mercato, che hanno penalizzato il titolo a Piazza affari. Le nuove azioni della banca, che oggi capitalizza circa 16 miliardi, potrebbero essere offerte a 1,2-1,3 euro, quanto basta a tenere sotto pressione il titolo nelle prossime settimane, dopo che ieri ha chiuso a 2,6 euro.

Unicredit: soci pronti a votare l'aumento di capitale. Ipotesi di strategia

Cosa c’è dietro l’aumento di capitale?
Facciamo una disamina veloce dell’operazione. L’instabilità politica, in linea generale, da sempre ha rappresentato il terreno ideale su cui attuare dinamiche economiche, come vere e proprie scalate ai patrimoni finanziari di casa nostra. La svendita di colossi italiani da tempo è in atto con la distrazione della politica. Nella lista di Outlet Italia è finita anche Unicredit che è oggetto di una partita finanziaria molto importante.
Una partita, però, piena di dubbi: in primavera, la banca ha superato gli stress test della Banca centrale europea, ma ora cerca 20 miliardi di euro. ha dichiarato Mustier: “Saremo una banca snella e vicina ai clienti, Il Paese dovrebbe credere di più nelle sue potenzialità. Le cose che finora ho detto al mercato, le ho mantenute. E intendo farlo anche con il piano di trasformazione della banca”. 
E quale sarebbe il piano di trasformazione? Il nuovo amministratore delegato Mustier, ha presentato un piano industriale che prevede non solo un taglio di 833 filiali e di 14mila dipendenti, ma anche un aumento di capitale per marzo di ben 13miliardi di euro più la cessione di oltre 17miliardi di crediti deteriorati. Un aumento di capitale di quasi due volte quello richiesto dalla Bce per Mps.
Unicredit oltre a superare gli stress test, il 18 aprile ha distribuito 750milioni di euro di dividendi ai propri azionisti. Ha realizzato negli ultimi tre anni utili netti per oltre 5 miliardi di euro di cui 1,9 nei primi nove mesi del 2016. Poi, a distanza di sei mesi, è arrivato il piano industriale di Mustier. 
Non solo: sempre nel silenzio generale, Mustier ha ceduto per 3,5miliardi agli altri francesi di Amundi la società Pioneer, la partecipazione nella polacca Bank Pekao per circa 3miliardi e il 30% di Fineco Bank per 880milioni. In questo modo si arriva all’aumento di capitale complessivo pari a 20miliardi di euro. E’ complicato non sospettare che, ad esempio, grandi società francesi non sottoscrivano in maniera massiccia sul mercato l’aumento di capitale o addirittura non acquisiscano quote importanti di azioni prima ancora della partenza per sottoscrivere poi a sconto l’aumento di capitale.
In conclusione, una francesizzazione è assai probabile, inoltre potrebbe far scattare il corto circuito tra Mediobanca, Assicurazioni Generali e Unicredit stessa per farne un gruppo finanziario unico sotto il capitalismo francese. 
L’analisi appena fatta, ha origine dai timori espressi da Francesco Boccia, e in parte i suoi sospetti sono più che fondati. Siamo sotto la pressione del capitalismo internazionale vorace di grandi imprese private italiane senza alcuna reciprocità?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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