Pensioni, Opzione Donna: quando, come e chi può fare domanda

13 dicembre 2016 ore 11:00, Gianfranco Librandi
Niente più esclusione dall’Opzione donna per le dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 e per le lavoratrici autonome nate nell’ultimo trimestre del 1957, grazie all’emendamento alla Legge di bilancio 2017.
Il nuovo emendamento, difatti, consente l’accesso alla pensione anticipata con l’Opzione contributiva donna a chi ha compiuto, alla data del 31 luglio 2016, almeno 57 anni e 7 mesi di età se dipendente e almeno 58 anni e 7 mesi se lavoratrice autonoma, con 35 anni di contributi, in entrambi i casi.
Come funziona
L’Opzione donna, o meglio, il Regime sperimentale donne, è stata introdotta nel 2004 dalla legge Maroni; si tratta della possibilità di ottenere la pensione (di anzianità), per le sole lavoratrici, con i seguenti requisiti:
-35 anni di contributi, da raggiungere entro il 31 dicembre 2015;
-57 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015, se dipendenti;
-58 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015, se autonome;
previa attesa di un periodo di finestra, dalla maturazione dei requisiti sino alla liquidazione del trattamento, pari a:
-12 mesi per le dipendenti;
-18 mesi per le autonome.
In cambio di questo consistente anticipo nell’uscita dal lavoro, la pensione viene ricalcolata con il metodo interamente contributivo, che risulta, nella maggior parte delle ipotesi, fortemente penalizzante perché non si basa sugli ultimi stipendi, ma esclusivamente sui contributi accreditati. 
La penalizzazione della pensione operata dal ricalcolo contributivo non è, comunque, fissa, ma differente caso per caso: è bene, per conoscere a quanto ammonta la differenza tra la pensione calcolata col metodo retributivo-misto e quella interamente calcolata col contributivo, richiedere uno studio previdenziale personalizzato a un professionista, come un consulente del lavoro.

Pensioni, Opzione Donna: quando, come e chi può fare domanda
 
Proroga Opzione donna
Grazie all’emendamento alla Legge di bilancio 2017, l’Opzione donna potrà essere raggiunta con i seguenti nuovi requisiti, da maturare entro il 31 luglio 2016:
-57 anni e 7 mesi di età, per le lavoratrici dipendenti;
-58 anni e 7 mesi di età, per le lavoratrici autonome;
-35 anni di contributi;
previa attesa di un periodo di finestra, dalla maturazione dei requisiti sino alla liquidazione del trattamento, pari a:
-12 mesi per le dipendenti;
-18 mesi per le autonome.
In questo modo, sono incluse nel beneficio anche le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 e le autonome nate nell’ultimo trimestre del 1957.
Può sembrare una “sottigliezza”, si prosegue a leggere in LaLeggepertutti, ma il fatto di aver spostato i requisiti a una data successiva, incrementandoli, ha un notevole impatto, in quanto è dalla data di maturazione del requisito di 57 anni e 7 mesi, o di 58 anni e 7 mesi, che iniziano a decorrere, rispettivamente, i 12 e i 18 mesi di finestra, spostando, dunque, in avanti la data della pensione. 
Nessuno spostamento, ad ogni modo, per chi aveva già maturato i 57 anni e 3 mesi o i 58 anni e 3 mesi di età al 31 dicembre 2015, grazie alla cristallizzazione dei requisiti: il diritto alla pensione, per chi lo ha già maturato, resta difatti sempre “cristallizzato” e la pensione può essere richiesta, con le vecchie regole, in qualsiasi momento successivo, anche se la legge cambia.
Ad ogni modo, l’avanzamento della data entro cui maturare i requisiti non è totalmente negativo, in quanto permette di rientrare nell’Opzione anche alle donne che maturano 35 anni di contributi dopo il 31 dicembre 2015 ed allarga, dunque, la platea delle beneficiarie.

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