Monte Paschi, i rischi per i risparmiatori dopo il 31 dicembre

13 dicembre 2016 ore 16:15, Luca Lippi
La Bce ha detto ‘No’ a Mps, in realtà è un ‘No’ paterno, anche perché i tempi per ricomporre una situazione che è piuttosto complicata ci sono, ovviamente il riferimento è ai tempi per pianificare delle strategie, quindi non c’è nessun motivo per dedurre che tutto accada senza avvertire alcun contraccolpo.
Lo stesso amministratore delegato del Monte dei paschi di Siena, Marco Morelli, afferma: I tempi per una soluzione di mercato ci sono ancora, la soluzione della crisi di governo è rassicurante per gli investitori esteri”.
Quindi, passata la paura di una crisi di governo in apparenza irreversibile, la banca ha tutto il tempo per ricominciare a trattare con gli investitori stranieri; scopo, quello di raggiungere i 5 miliardi di ricapitalizzazione che sono l’obiettivo per mettere a riparo azionisti e risparmiatori dal bail-in e soprattutto togliere dall’imbarazzo il governo per un bail-out.
Morelli è intenzionato ad avviare colloqui convincenti con gli investitori istituzionali, soprattutto Generali che già avrebbe rassicurato l’ad di Mps sulla conversione del suo miliardo di obbligazioni in azioni. Rimane da rinverdire i rapporti con il fondo sovrano del Qatar che aveva promesso un miliardo e mezzo di investimento, ma poi aveva congelato la promessa a causa della vittoria del ‘No’ al referendum (questa sarebbe la motivazione ufficiale anche se qualche dubbio è lecito, alla finanza interessa molto poco o quasi niente la politica ‘locale’).

Monte Paschi, i rischi per i risparmiatori dopo il 31 dicembre

In concreto, tolti i confronti con gli investotori istituzionali, che a certi livelli sono piuttosto semplici, rimane il compito più arduo per Morelli che è quello di ‘far convincere’ decine di migliaia di sottoscrittori di obbligazioni alla conversione in azioni, parliamo di circa 40mila obbligazionisti che corrisponderebbero a 2 miliardi di nuove azioni Mps, e il tempo c’è, ma solo fino al 31 dicembre.
Fatto questo quadro, scaduti i termini e fallito lo slalom di Morelli verso il salvataggio di ‘capra e cavoli’, avremo un bail-in che però è anche un bail-out, cioè in cui ci rimette anche lo stato, ovvero tutti i contribuenti, e lo si deve a due decisioni prese nel 2009 dal governo Berlusconi e nel 2012 da quello di Mario Monti, con l’assenso della Banca d’Italia.
Con la prima, mentre mezza Europa (potendolo fare) soccorreva i propri big bancari, (la Commissione europea aveva approvato 592 miliardi di euro di aiuti pubblici alle banche da ottobre 2008 a fine 2012) l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti prestava al Mps 1,9 miliardi al tasso del 7,5%.
Con la seconda Monti erogava 4,92 miliardi al 9% iniziale, a salire dello 0,5 ogni anno. Interessi salatissimi. 
Destra, sinistra e M5S additavano ‘il nemico’ (il governo in carica) come “amico delle banche” alle quali dava soldi che avrebbe potuto impiegare “per togliere la tassa sulla prima casa”, “combattere la disoccupazione”, “per l’emergenza scuola”…ogni componente politica diceva la sua sull’argomento. 
Nessuna banca, in quelle condizioni, poteva ripagare interessi simili; men che meno Mps. 
Così nel 2014 parte dei 240 milioni di interessi sono stati convertiti in azioni del Tesoro. E, mentre Banca d’Italia insisteva a minimizzare la questione dei Npl attaccando Bruxelles, nel luglio 2015 il governatore Ignazio Visco riferiva in Parlamento che “bisogna informare i clienti che pagheranno anche loro per i salvataggi delle banche”, lo stato, cioè noi, diveniva il primo socio dell’istituto senese.
Alla fine, Morelli troverà la soluzione, nel vortice che (non per sua responsabilità) porterà Mps ad essere la prima banca privata con azionista di maggioranza lo Stato. Miracoli della finanza. 
Intanto insorgono anche "le vittime del salvabanche" che 'fraternamente' mettono in guardia i risparmiatori, ma è tutta un'altra storia, che poi sia corretto affermare che ci sarà una diluizione delle azioni, beh, è una banalità che appartiene all'aritmetica più che all'ideologia. Tutto ha un costo, ma le questioni ideologiche si dibatteranno nelle sedi istituzionali preposte, per il momento bisogna salvare una banca e i suoi azionisti e obbligazionisti, stato compreso.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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