Via libera dalla Ue alla ricetta Padoan, ma 'mani avanti' sulle tasse

13 luglio 2017 ore 11:11, Luca Lippi
Via libera della Commissione Europea allo sconto chiesto dall'Italia sulla manovra per il prossimo anno. È un via libera e un riconoscimento di ruolo centrale anche per il ministro Padoan e per l’esecutivo Gentiloni in generale. Condizione necessaria e sufficiente (imposta dalla Ue) è che l'aggiustamento dei conti potrà essere meno pesante del previsto, purché l'Italia assicuri il rispetto di due raccomandazioni fondamentali: il calo del debito e la riduzione della spesa pubblica.
Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici stringono idealmente la mano a Padoan e Gentiloni ha già pronto ad accogliere la buona notizia che sarà ‘ufficiale’ solo nelle prossime ore. Ha detto il premier: “Sono fiducioso che l'Italia, che ha sempre rispettato le regole europee, ottenga ragione sul fatto che le regole si rispettano ma su un percorso che tenda a incoraggiare la crescita ma non la deprima”.
Via libera dalla Ue alla ricetta Padoan, ma 'mani avanti' sulle tasse
Le polemiche sulla proposta di Matteo Renzi si sono sedate, ma la Commissione non fa cifre, non esprime giudizi sullo 0,3% di correzione ritenuto adeguato dal Tesoro in sostituzione dello 0,6% previsto dalle regole. Guardando gli interventi necessari per disinnescare l'aumento dell'Iva utilizzato come clausola di salvaguardia significa che l'Italia risparmierebbe circa 9 miliardi che avrebbe dovuto usare a questo scopo. Nella lettera la commissione Ue segue le logiche ripercorse dall'Italia nella richiesta. Assicura che utilizzerà “un certo margine di discrezione” considerando le deviazioni dal percorso di aggiustamento previsto dalla cosiddetta “matrice”.
Il riconoscimento della linea proposta da Padoan (non altre)  è chiaro e incontrovertibile. L'output gap, criticatissimo non solo in Italia, non sarà più quindi l'unico strumento di valutazione dell'ammontare della correzione, ma Roma dovrà fare la sua parte. Dovrà cioè rispettare le raccomandazioni Ue: assicurare il calo del debito pubblico e ridurre la spesa primaria.
Nel 2018 una riduzione del deficit nominale ulteriore rispetto ai risultati già conseguiti, sebbene inferiore a quella indicata nel Def, consentirebbe al Governo di proseguire in una politica in qualche modo espansiva per l'economia. L'idea di fondo è quella di poter continuare a ridurre le tasse, intervenendo sul cuneo fiscale, ma anche oggi Padoan non si è fatto trascinare dall'entusiasmo. Il ministro dell’Economia ha avvertito: “Bisogna valutare con attenzione come usare lo spazio fiscale, se limitato. Non tutti i tagli delle tasse hanno gli stessi effetti su crescita e occupazione”.

Fin qui, la celebrazione di una nuova apertura, l’ennesima, ma poi c’è da considerare il cammino dell’Italia che è comunque su un sentiero strettissimo. La crescita salariale come si è visto ieri in America non esiste, la crisi del 2008 è arrivata dall’America e anche la prossima arriverà da lì, la crescita salariale si è ammorbidita negli ultimi mesi, suggerendo che l’obiettivo della piena occupazione è solo una pia illusione.
Non esiste una reale ripresa dell’occupazione in America come non esiste in Italia alcun miracolo da jobsact, considerare occupato uno che lavora un’ora al giorno, alla settimana, se consideri a tempo pieno uno che è costretto ad accettare uno stipendio che a mala pena assomiglia ad un part-time si viaggia sull’orlo della dissimulazione, l’Economia reale è un’altra cosa.
Il problema principale rimane la disuguaglianza, la troppa iniquità, il più grande denominatore comune di tutte le più grandi crisi della storia. Impossibile risolvere questo problema pernicioso co un po’ di deficit.
Nonostante la bassa disoccupazione, la crescita dei salari in America rimane anemica, figurarsi in Italia. Ci si affanna a tenere insieme la pace sociale, ma senza stimoli fiscali e monetari il libero mercato sarebbe morto e sepolto già da tempo.
Il mercato non crede ad una sola parola di quello che le banche centrali raccontano, lo dimostrano i tassi a lungo termine, nel breve solo spasmi, il resto è pura illusione, come racconta la storia, come racconta l’analisi empirica che l’unica possibile.
Un’inesistente amministrazione Trump, nel fine settimana ha rilanciato l’illusione di poter creare altri 25 milioni di posti di lavoro attraverso il protezionismo nel prossimo decennio, tornando a parlare di crescita dell’economia intorno al 4 %. è gente disperata questa che non conosce la storia, troppo debito in circolazione è un’ipoteca epocale sulla crescita.
Non solo, le tendenze demografiche sono chiare dinamiche che in molti si rifiutano di osservare attentamente, i giovani non hanno lo stesso potere di acquisto dei loro padri, le giovani generazioni non sono in grado di spingere con i loro redditi la crescita futura non almeno sino a quando i patrimoni dei loro padri non verranno ereditati.

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autore / Luca Lippi
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