Imu e Tasi 2016, la tassa sulla casa in scadenza: chi paga di più

14 dicembre 2016 ore 16:24, Luca Lippi
Si avvicina velocemente la scadenza per la seconda rata, e quindi il saldo, di Imu e Tasi. Il 16 dicembre prossimo, 25 milioni di italiani, anche residenti all’estero, faranno incassare al fisco circa 10 miliardi di euro, saldando l’acconto versato a giugno.
Nei comuni più importanti, le aliquote dell’Imu e della Tasi variano.
A Roma, l’aliquota della Tasi sarà dello 0,5% e quella dell’Imu dell’1,06%. 
A Milano sarà dello 0,8%, a Napoli sarà dello 0,5%, a Torino sarà dello 0,5%, a Bologna sarà dello 0,6% e a Bari sarà dello 0,5%. 
Ogni comune applica diversamente una propria aliquota sia sull’Imu sia sulla Tasi e per venirne a conoscenza è sufficiente visitare il sito internet di riferimento.
Per calcolare l’importo dovuto, nel sito internet delle amministrazioni comunali è riportata una tabella da  compilare che vi darà in automatico l’importo dovuto sia per l’Imu che per la Tasi. Nello specifico, dovrete inserire voi stessi alcuni campi richiesti, inserendo i dati reali.
La prima voce che troverete sarà il codice catastale del comune di riferimento. In seguito andrà inserita la tipologia dell’immobile a seconda della categoria di riferimento (esempio: A/3, A/4). 
Più in basso ancora dovrete scegliere se pagare due F24 distinti oppure compilarne uno unico per Imu e Tasi. 
Più in basso ancora troverete diverse voci più specifiche e fondamentali come la rendita catastale, la percentuale di possesso e informazioni opzionali sull’immobile. Una volta inseriti tutti i dati verrà fuori l’importo da trascrivere sul modulo F24.
Attenzione, in ogni caso è sempre consigliabile affidarsi a un Caf o un professionista, allo scopo di evitare errori e fastidiose correzioni in sede di rilevazione da parte di Agenzia entrate.
È utile ricordare che la legge di stabilità del 2016 ha stabilito l’esenzione per le prime abitazioni e i terreni agricoli, esenti sia dall’Imu che dalla Tasi 2016, subiscono una riduzione del 50% anche le imposte su immobili dati in comodato d’uso da parte dei proprietari a figli o a genitori. 
Ovviamente, tutto è possibile a condizione che i contratti sottostanti siano regolarmente registrati. Se debitore dell’Imu è esclusivamente il proprietario, al pagamento della Tasi concorrono, invece, pariteticamente sia il proprietario sia il comodatario. 
Anche le imposte sulle seconde case che siano oggetto di contratti di locazione a canone concordato sono decurtate del 25%: tra questi, i contratti agevolati, della durata di 3 anni più 2 di rinnovo; i contratti per studenti universitari con durata superiore ai 6 mesi; i contratti transitori fino a 18 mesi stipulati secondo Accordi territoriali di alcuni Comuni.
L’aliquota applicabile è rimasta quella introdotta come soglia massima dalla Legge di Stabilità 2016, potendo così i Comuni solo rivedere l’importo da versare.

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Imu e Tasi per imprenditori
Il mese di dicembre è ancor più frustrante per gli imprenditori, gravati da Imu e Tasi anche per i beni immobili meramente strumentali all’attività d’impresa: si stima che ammonti a circa 5 miliardi l’introito che gioverà alle casse dello Stato da parte di questa categoria di contribuenti. 
In particolare, i più ‘colpiti’ saranno gli albergatori, che dovranno pagare circa 6’000 euro, seguono i titolari dei grandi magazzini commerciali, con la cifra di 4’000 euro. 
Concorrono a riempire le casse del Fisco i grandi industriali (3’220 euro), i piccoli imprenditori (2’000 euro), i liberi professionisti (poco più di 1’000 euro), i piccoli artigiani e commercianti (377 e 498 euro). 
Come ogni anno, tra le voci passive del loro bilancio d’esercizio, oltre alle suddette Imu e Tasi, figureranno improrogabilmente gli adempimenti residui per la liquidazione Iva, il versamento delle ritenute Irpef, i contributi previdenziali di collaboratori o dipendenti, oltreché le tredicesime di questi ultimi.
Secondo il parere del coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo, la pesante tassazione che incombe sulla categoria imprenditoriale anche in termini di immobili serventi l’attività produttiva ha ripercussioni negative sull’economia reale del Paese e sull’occupazione.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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