G7 finanze, che cos'è la crescita inclusiva che chiede Padoan

14 maggio 2017 ore 10:10, Luca Lippi
All'ingresso dei lavori del G7 finanziario a Bari, il ministro dell’Economia Padoan ha dichiarato che la crescita economica senza inclusione sociale non si sostiene. "La crescita inclusiva è al centro dell'agenda" ha indicato il ministro, aggiungendo che sul fronte della tassazione il tema della web tax "sta prendendo corpo". E' un altro G7, meno pubblicizzato e visibile in parte, questo rileva che è più importante. E' quello di Bari che si è chiuso ieri.
Al G7 di Bari hanno partecipato i ministri finanziari e i banchieri centrali. Ministri e governatori hanno rinnovato l'impegno a mantenere fitti contatti per evitare svalutazioni competitive. La presidenza italiana ha organizzato il vertice al castello svevo di Bari su quattro pilastri:
-ineguaglianza; 
-cybersecurity e lotta al finanziamento del terrorismo; 
-coordinamento delle istituzioni finanziarie internazionali e tassazione internazionale.
Tuttavia, emerge con maggiore prepotenza il desiderio, secondo quanto spiegano fonti del ministero dell'Economia italiano, che il coordinamento delle istituzioni finanziarie internazionali, alla luce delle misure promesse da Donald Trump per proteggere le aziende Usa dai concorrenti globali, dovrebbero entrare nell'agenda del summit di Taormina, perché i capi di Stato e di governo delle sette più grandi economie al mondo hanno avocato a sé il dossier relativo agli scambi commerciali. Purtroppo non c’è stata alcuna risposta e secondo quanto riportato in apertura, il protezionismo non è affatto stato preso in considerazione.
G7 finanze, che cos'è la crescita inclusiva che chiede Padoan
l'Italia si sforza di delineare un modello di crescita più inclusivo perché ormai "il Pil non basta più", come ha sintetizzato il ministro Pier Carlo Padoan lo scorso 3 maggio. Il documento preparato dagli sherpa italiani punta a definire cosa possono fare bilanci pubblici e politiche strutturali per ridurre le disuguaglianze.
A questo tema si affianca l'impegno contro l'evasione e l'elusione fiscale. Il G7 inviterà l'Ocse ad avviare una discussione per contrastare schemi complessi che permettono alle multinazionali di ridurre il carico fiscale attraverso intermediari specializzati come banche e studi legali.
Si cercherà pertanto di fare passi avanti nel progetto Beps ('Base erosion and profit shifting'), per evitare lo spostamento di base imponibile dai Paesi ad alta fiscalità verso altri con pressione fiscale bassa o nulla. Tuttavia ci sarà da fare i conti con l’apparente atteggiamento controcorrente dell'amministrazione Trump che cerca di smantellare l'Obamacare, la riforma che ha esteso l'assistenza sanitaria ai ceti meno abbienti. Se è vero, come è vero, che Trump sia determinato a fare passi indietro rispetto al concetto inclusivo di Obama, è altrettanto vero che Trump ha più volte espresso la volontà di voler riportare i redditi nel Paese e con questi risollevare le finanze e il mercato del lavoro che a domino consentirebbe a un numero sempre maggiore di individui di usufruire di servizi senza necessariamente farli ricadere sulla collettività. 
Una parte della discussione è stata centrata sulla tassazione delle imprese digitali. L'Italia sin dal principio ha riposto buoni propositi per favorire un confronto aperto tra i ministri del G7, consapevole delle difficoltà dovute alla differenza di orientamento.
Il capitolo cybersecurity è focalizzato sui rischi diretti e indiretti cui va incontro il sistema finanziario, perché la percezione di debolezza nei confronti di attacchi informatici mina la fiducia verso le banche, spiegano le fonti.
Si è arrivati a concordare una definizione delle simulazioni per rendere le strutture finanziarie resistenti agli attacchi cyber, i cosiddetti 'penetration test'.
Infine il terrorismo. Oltre a migliorare gli scambi tra le Unità di informazione finanziaria (Uif) dei diversi Paesi, l'Italia vuole rendere i money transfer meno permeabili al finanziamento di attività illegali e avviare una discussione sull'utilizzo di carte di credito che si prestano ad abusi da parte di organizzazioni terroristiche.
Il 26 e 27 maggio, invece, a Taormina si terrà la riunione dei leader del G7. Il vertice sarà incentrato sull'economia mondiale, la politica estera, la sicurezza dei cittadini e la sostenibilità ambientale. Al vertice l'UE sarà rappresentata dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Il tema della presidenza italiana del G7 nel 2017 è "Costruire le basi di una fiducia rinnovata". La presidenza sottolinea che i governi dovrebbero adottare politiche volte a rispondere alle aspettative dei loro cittadini.
Partecipanti: la riunione sarà guidata dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Gli altri leader presenti sono il primo ministro del Canada Justin Trudeau, il presidente Usa Donald Trump, la cancelliera tedesca Angela Merkel, la prima ministra britannica Theresa May, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il neo presidente francese Macron. Per l’Ue partecipa il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Quattro i leader che sono al G7 per la prima volta: Gentiloni, May, Trump e Macron. A Taormina ci saranno anche rappresentanti della società civile, alcune organizzazioni internazionali e i capi di altri Paesi ospiti (ad esempio, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi). 
Il programma di lavoro della presidenza si basa su tre pilastri:
-tutela dei cittadini
-sostenibilità economica, ambientale e sociale e riduzione delle disuguaglianze
-innovazione, competenze e lavoro nell'era della nuova rivoluzione della produzione.
Ovviamente come capita sempre in queste occasioni, i temi sono troppo ampi per essere esauriti in soli due giorni, altre volte sono eccessivamente generici. C’è un motivo preciso, non è possibile parlare di questioni troppo specifiche perché al vertice partecipano i rappresentanti di tre continenti diversi, e quindi diverse sono le urgenze oltre che le economie e le manifestazioni sociali.
Al termine della ‘due giorni’ di discussioni, i sette paesi membri producono una dichiarazione congiunta, in cui vengono riassunte le conclusioni del G7. Il comunicato è inevitabilmente piuttosto vago: raramente le discussioni al G7 portano a importanti accordi internazionali, e spesso l’evento viene accusato di essere poco più che un’occasione per i leader mondiali di fare due chiacchiere e farsi fotografare insieme.
C’è da dire anche che nella situazione attuale, mancano le condizioni per affrontare compiutamente anche uno solo dei temi in agenda soprattutto per quanto riguarda l’avvio di soluzioni. 
In buona sostanza, i temi finanziari (G7 di Bari) la fanno da padrone sulle questioni sociali. Ovviamente i cambiamenti sociali comportano l’impegno di diversi cicli economici prima che facciano emergere segni tangibili di trasformazione. E allora la conclusione più logica è che l’inclusione e la tutela dei cittadini passi per riforme strutturali della finanza di ogni Paese. C’è un errore piuttosto grave, in apparenza, nella pianificazione di questo G7, il fatto che si ignori il protezionismo a vantaggio di un focus sulle uguaglianze, sarebbe stato più utile il contrario.

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autore / Luca Lippi
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