Popolari, sospesa la trasformazione in Spa: scenari possibili

16 dicembre 2016 ore 20:39, Luca Lippi
La trasformazione delle banche popolari in Spa, così come nei piani dell’ex premier che aveva l’intenzione di riformarne l’ordinamento, rischia di svanire nel nulla, e ancora una volta per il parere della Consulta.
In sostanza, il Consiglio di Stato ha accolto l’ipotesi di incostituzionalità di alcuni passaggi della legge (varata dal governo Renzi nel 2015) sollevati dai soci. 
Ovviamente, ora il ‘boccino del gioco’ è nelle mani della Consulta. Il rischio è nei tempi di discussione della questione, ma intanto il pronunciamento del Consiglio di Stato ha di fatto sospeso la circolare con cui la Banca d’Italia forniva le disposizioni necessarie per dare il via libera alla trasformazione delle banche popolari in Spa, così come imposto dalla riforma.
Ma, tecnicamente che succede ora?
Cominciamo col dire che era stato fissato un termine ultimo per la trasformazione delle banche popolari in Spa, e il termine era il 27 dicembre. 
A questo punto, è comprensibile ipotizzare che molte banche popolari hanno già avviato il processo di trasformazione, altre sono ancora in attesa di convocare le assemblee.
Per esempio, la popolare di Sondrio e quella di Bari, che avevano in programma le assemblee proprio in questi giorni, adesso si apre un quadro di forte incertezza, imboccare il 2017 senza aver tenuto fede alle disposizioni della riforma potrebbe significare la decadenza della licenza bancaria.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato si focalizza su un nodo delicato: il rimborso legato al diritto di recesso previsto per i soci che vogliono scendere dalla nave prima della trasformazione in Spa. La riforma prevede, in alcuni casi particolari, la possibilità di negare ai soci il rimborso, elemento che potrebbe essere dichiarato incostituzionale aprendo la strada ai ricorsi di coloro che sono già andati via a mani vuote.

Popolari, sospesa la trasformazione in Spa: scenari possibili

Per essere più chiari possibile, il sospetto che la riforma delle popolari potesse essere incostituzionale, in realtà c’è sempre stato. Noti costituzionalisti, come l'ex-magistrato Ferdinando Imposimato, già all’indomani dell’approvazione sostenevano la contrarietà della riforma alla Carta costituzionale.
Mentre le banche popolari iniziavano il percorso verso la trasformazione in Spa, alcuni piccoli soci hanno presentato due ricorsi al Consiglio di Stato, accolti con il pronunciamento del 2 dicembre. 
Riassumendo, le motivazioni che hanno mosso il Consiglio di Stato a inoltrare la questione alla consulta sono tre: manca il profilo di “urgenza” necessario per l’utilizzo di un decreto legge come strumento legislativo per approvare la riforma delle banche popolari; non è lecito dare alla banca la facoltà di escludere del tutto il diritto di rimborso in caso di recesso; né che Bankitalia abbia il potere di determinare le modalità con le quali si regolamenta questa esclusione del diritto di recesso.
L’esito secondo i legali non è affatto scontato e potrebbe aprire scenari caotici per le banche popolari. 
La questione legata alla scelta del decreto legge (anche senza “urgenza”) potrebbe essere considerata sanata dal fatto che il Parlamento ha convertito quel decreto in legge. 
Resta aperto però, fronte del diritto di recesso. Se la Consulta bocciasse la riforma delle banche popolari “gli effetti – secondo uno dei legali dei ricorrenti, Luis Corea – sarebbero dirompenti non solo perché si innescherebbero inevitabili istanze risarcitorie, ma anche perché una decisione di questo tipo certificherebbe che sulla trasformazione in Spa, che di per sé non è un atto illegittimo, ha pesato un obbligo e la volontà dell’assemblea è stata in parte coartata. E questo potrebbe avere effetti più ampi”.
C’è però da dire che è molto improbabile che si arrivi a decretare il ritorno delle banche popolari trasformate in Spa alla forma cooperativa. 
Prima di tutto perché in molti casi sono scaduti i termini per impugnare le assemblee che hanno dato il via libera alla trasformazione, e poi in senso più pragmatico perché la riforma è necessaria. 
La riforma ha origine da una richiesta  dell’Unione europea per rafforzare il sistema delle banche popolari e mettere ordine in un quadro troppo caotico, il governo troverà comunque il modo di sanare le eventuali irregolarità emerse dal pronunciamento della Consulta, di fatto, blindando la riforma e i suoi effetti.
Altra storia è la questione dei diritti di recesso. Sul fronte i pareri degli osservatori sono contrastanti: da una parte c’è chi sostiene l’impossibilità di chiedere risarcimenti o rimborsi per i soci delle popolari che hanno fatto la trasformazione perché anche in caso di bocciatura della norma da parte della Consulta non ci sarebbe l’elemento della retroattività; dall’altra parte invece, c’è anche chi prevede l’apertura di cause e la richiesta di rimborsi milionari da parte degli ex soci andati via a mani vuote (o quasi).

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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