Il ‘No Euro’ Bagnai al Sole24ore: perché è stato ospitato

16 maggio 2017 ore 16:59, Luca Lippi
L’intervista rilasciata dall’economista Alberto Bagnai al Sole24ore del 12 maggio scorso fa venire in mente che, con molta probabilità, l’idea di abbandonare la moneta unica non è proprio così peregrina. C’è da notare (lo si evince dal titolo) che un quotidiano come il Sole24ore rimane comunque sulle sue.
Perché un quotidiano palesemente anti – ‘anti-euro’ ha ospitato un ‘anti-euro’ sin dalle origini?
Perché la percentuale delle persone che vogliono abbandonare l’euro aumenta sempre di più: tra questi ci sono i populisti, ma anche tanti critici della moneta unica piuttosto riflessivi e una schiera di altrettanti competenti in materia. Questo è sicuramente uno dei motivi che ha indotto il Sole24ore a rivolgere uno sguardo anche a questa platea di persone.
E ancora, perché l’atteggiamento critico di molti Paesi dell’area Ue che attraverso i propri governi ostentano perplessità sulle politiche monetarie e sul successo dell’euro aumenta. Fra questi annoveriamo la Gran Bretagna che pur non essendo mai entrata nella moneta unica ha deciso di abbandonare anche il progetto Ue politico. Quello che sta accadendo in Gran Bretagna, ed è la cosa più importante, è che la schiera di favorevoli al ‘remain’ si è ridotta drasticamente dal 48 al 22%! Troppo evidenti l’arroganza e la prepotenza di Bruxelles che chiedono miliardi al solo paese che gli compra tutto ma proprio tutto già in modo normale. 
Le ragioni dell’Italia: Per Alberto Bagnai, economista e accademico italiano, i Paesi del blocco non sono tutti uguali ed è per questo motivo che non dovrebbero utilizzare una moneta comune come l’Euro. Bagnai ha tentato di spiegare la questione tramite un paragone con gli Stati Uniti d’America. Mentre gli Usa sono una federazione di Stati diversi nella quale c’è comunque un comune senso di identità e un governo centrale che decide sulla spesa, sulle tasse e sul budget, questo non si verifica nell’Eurozona. Qui i cittadini provengono da realtà con un passato culturalmente differente che non permette di creare uno Stato europeo, senza il quale non può esistere una moneta unica, secondo Bagnai.
I tassi di interesse che Spagna, Grecia e Italia dovevano pagare ai creditori sono crollati dopo aver abbracciato l’Euro e si sono parificati a quelli tedeschi. Una sorta di illusione ottica, come l’ha definita Bagnai, che tuttavia non ha più retto nel momento in cui è sopraggiunta la crisi finanziaria.
Il ‘No Euro’ Bagnai al Sole24ore: perché è stato ospitato
Le ragioni della Spagna: In spagna l’Euro non è stato in grado di bilanciare il collasso della bolla immobiliare e la crisi del debito. Contemporaneamente il governo è stato costretto a ridurre la spesa e a dar vita ad un temuto programma di austerità che ha colpito duramente le condizioni di vita della popolazione, che in parte oggi chiede a gran voce di uscire dall’Euro.
Secondo Sergi Cutillas, economista trentaquattrenne spagnolo, il tasso di disoccupazione al 20% è una diretta conseguenza dell’introduzione della moneta unica. Per Cutillas la maggior parte della popolazione in Spagna non vuole uscire dall’Euro poiché esso rappresenta il progresso dopo anni di dittatura, ma questo non basta, per l’economista, a rendere una valuta efficace.
Le ragioni della Grecia: Nessun altro Stato ha più motivi per uscire dall’Euro della Grecia, perfetto esempio di divario tra Paesi del Nord e Paesi del Sud. Atene ha accettato drastici programmi di austerità che hanno imposto altrettanto drastici tagli alla spesa e al mercato del lavoro. La testimonianza riportata nel caso greco è quella di Fotis Panagiotopoulos, operatore portuale che ha assistito impotente al taglio del 50% del suo salario. “Stiamo sperimentando una morte lenta”, ha affermato l’uomo che appare ormai senza speranza. Per Panagiotopoulos l’unico modo per assicurare un futuro dignitoso ai propri figli sarà quello di uscire dall’Euro e ricominciare.
Le ragioni dell’Irlanda: Dal 1999 al 2007 la cosiddetta Tigre Celtica è cresciuta ad un tasso medio del 6,5% con l’Euro. Keith Redmond, dentista e politico locale irlandese fa riferimento a quei giorni con timore definendoli una bolla determinata dalla moneta unica che non è stata raffreddata dal governo a causa del mancato controllo sui tassi di interesse.
Nel momento in cui è esplosa, questa bolla ha gettato il sistema bancario irlandese sull’orlo del collasso e il Paese è stato costretto a tagliare la spesa pubblica. Nonostante l’economia irlandese sia tornata a crescere, per Redmond uscire dall’Euro rimane la soluzione più adeguata poiché un nuovo shock potrebbe verificarsi da un momento all’altro e “non abbiamo abbastanza flessibilità per gestirlo”.
Le ragioni della Francia: L’ultima testimonianza a favore dell’uscita dall’Euro è quella di Vincent Brousseau, economista francese secondo il quale i guai della moneta unica non sono collegati all’economia, ma alla sovranità di Parigi. Non importa insomma che l’Euro sia sopravvalutato o meno, ciò che importa è che da quando la Francia ha abbracciato la moneta unica la sua sovranità è stata messa in discussione. Si noti come queste teorie vengano da colui che per 15 anni ha lavorato in Bce. “Quando ho cominciato pensavo potesse esistere un’Europa; ero un europeista convinto”,
ha affermato l’esperto che ora ha cambiato completamente rotta e sembra ora pronto a chiedere di uscire dall’Euro. Il malcontento nei confronti della moneta unica è destinato a crescere?
Attenzione: le testimonianze non sono le classiche cantilene ordite dai populisti, sono vere e proprie analisi razionali. Non si parla di liberismo, ordoliberismo o socialismo, qui si parla di considerazioni dopo anni di esperienza e risultati alla mano.
Alberto Bagnai questo lo aveva predetto ampiamente, e lo aveva fatto perché, pur attratto dall’idea di una Europa più unita, ha fatto muro freddamente e razionalmente al processo di unificazione monetaria e i suoi effetti disastrosi su economie diverse. 
Per usare le parole di Alberto Bagnai: “Tutto sta andando come i migliori di noi avevano previsto, e quindi il dibattito sull’euro di un economista intellettualmente onesto starebbe in quattro parole: ve lo avevamo detto! Sarebbe, certo, un atteggiamento sterile, ma sempre migliore di quello al quale assistiamo dal 2008 in poi. Invece di delineare vie di uscita da una trappola che aveva descritto così bene, la professione economica si sta screditando, difendendo con argomenti dubbi lo stesso progetto del quale aveva previsto il fallimento (circa la qualità degli argomenti sottoscrivo quanto scritto da Perotti su lavoce.info del 12 maggio scorso). Questo progetto è incoerente, per un motivo molto semplice, illustrato da Alberto Alesina nel 1997 (quando criticava l’unione monetaria): un mercato comune ha senso solo in quanto sostenga la crescita se dal resto del mondo arrivano shock come la crisi americana del 2008. Purtroppo, siccome in una unione monetaria l’aggiustamento macroeconomico necessariamente passa per la svalutazione interna (taglio dei salari), la moneta unica vanifica i benefici del mercato unico: perché tagliando i salari si reprime la domanda interna proprio quando se ne avrebbe bisogno per sostituire quella estera provvisoriamente insufficiente”.
Il ‘No Euro’ Bagnai al Sole24ore: perché è stato ospitato
La moneta unica, proprio perché è unica per tutti i paesi che la adottano, impedisce le svalutazioni tra i vari paesi. Se le economie sono diverse, e sono diverse, le svalutazioni avvengono ugualmente, ma non sulle monete, avvengono sui salari. Cioè, la disoccupazione aumenta e questo causa l’abbassamento dei salari, con grande vantaggio per i padroni del vapore. Quindi, questo euro in questa Europa danneggia i poveri e favorisce i ricchi (pur non essendoci una specifica volontà che questo avvenga!). 
Quali potrebbero essere le eventuali soluzioni? L’Unione Europea è solamente un accordo fra Stati europei in virtù di un Trattato internazionale firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, poi c’è stato quello di Roma del 25 marzo 1957, che ha trasformato (sarebbe meglio dire ha tentato di trasformare!) la Comunità Economica Europea (CEE) in Unione Europea per realizzare un Mercato Unico. In concreto è stata una sorta di forzatura per creare una moneta unica.
Facendo un salto di oltre 15 anni, oggi nelle piazze ci sono i populisti antieuropeisti e gli europeisti costi quel che costi. Il tempo ci farà capire quello che oggi non riusciamo a comprendere, e cioè che tutti quelli disposti a morire per Maastricht, saranno i primi a condannare l’Europa nel peggiore dei modi, mentre chi critica anche fortemente questa Ue, passando per populista antieuropeista, non sta cercando di fare altro che salvare il salvabile e quindi l’Europa.
L’Ue non può esistere senza una politica comune, ma siccome l’Europa non è un ‘villaggio’, ma una moltitudine di comunità pregne di Storia, tradizioni e culture, unificare l’Europa politicamente arrivando a una coscienza civica comune fra tutti gli stati membri (dove non esiste neanche nei condomini) è un processo che durerebbe secoli. L’unico veicolo possibile è quello di predicare la cessione di sovranità per il bene dell’Europa e intanto forzare questo processo col tecnicismo della moneta unica ordito dalla Bce e quindi dai burocrati (e non dai politici) della Ue.
Insomma, la ‘sana’ politica, quella che consente di porre in atto costantemente quei correttivi e quelle interpretazioni affinché sia sempre garantita una equità nelle scelte, tenendo conto delle esigenze dei cittadini e dell’economia reale, è stata completamente scalzata. L’euro, dunque, non è altro che uno strumento politico non usato dalla politica ma da una banca centrale (seppure europea).
E’ necessario un reset generale di tutta l’architettura che ha consentito che si instaurasse un potere ‘superiore’, non previsto e né tanto meno voluto sotto il falso cappello dell’Europa, estraniando l’unico strumento a disposizione di raccordo con la volontà popolare: la politica. 
Allo stato dell’arte tutto questo è molto complicato! L’architettura della Ue è un complesso coacervo di strutture ‘pianifcatissime’ che provare a sostituirne un solo elemento farebbe comunque crollare tutto il castello (di fatto nascondendo il responsabile del crollo e di chi ha tirato troppo la corda per procuralo). 
Attenzione, perché anche l’Euro e uno di questi elementi. La soluzione dunque non è neanche nella doppia circolazione di moneta o il semplice ritorno alla situazione originaria (si scatenerebbe una guerra, e non sarebbe un eufemismo). La soluzione è mettersi seduti e rivalutare tutti i Trattati, ma senza evitare, prima di tutto, di fare una sorta di ‘Nürnberg’ alla Ue per stabilire responsabilità e colpe, vittime e birbaccioni, ristabilendo l’ordine. Potrebbe aiutare in questo il professor Giuseppe Guarino.

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autore / Luca Lippi
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