Migliora Pil italiano ma Ue pretende la 'Manovrina': cosa c'è dietro

17 febbraio 2017 ore 13:20, Luca Lippi
Nonostante il miglioramento della stima del Pil per l’Italia, la Commissione non cambia la richiesta all'Italia di correzione dello 0,2% che "serve a portare l'Italia all'interno del margine tollerato di deviazione dallo sforzo strutturale raccomandato dal Consiglio per il 2017": è quanto fanno sapere fonti Ue dopo la diffusione da parte dell'Istat della stima flash sull'andamento del quarto trimestre e della crescita complessiva per il 2016. In pratica, l’Ue non prende in considerazione i dati trimestrali ma solamente quelli annuali. Quindi per il governo non cambia niente, deve comunque trovare i 3,4 miliardi richiesti da Bruxelles.

COSA DICE L’ISTAT SUL PIL TRIMESTRALE
La stima flash dell’Istat ci dice che nel 2016 il Pil italiano è aumentato in termini grezzi dello 0,9% rispetto al 2015. Il dato corretto per gli effetti di calendario segna invece un aumento dell'1,0%. Dunque, un valore leggermente superiore anche alle stime del governo italiano che, nel Documento programmatico di bilancio di ottobre, aveva previsto un rialzo dello 0,8% dopo lo 0,7% del 2015.
L'Istat sottolinea che, sul fronte della domanda, si registra un contributo positivo della componente nazionale al lordo della scorte, e un apporto negativo della componente estera netta. In apparenza il dato è il migliore dal 2010, tuttavia bisogna aspettare la conferma (la stima Istat di queste ore è provvisoria).
L'Istat calcola poi che nell'ultimo trimestre del 2016 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,1% nel confronto con il quarto trimestre del 2015: si rileva dunque nel quarto trimestre (tre giornate lavorative in meno del terzo e due in meno del quarto 2015) un lieve rallentamento rispetto al terzo trimestre, che si era chiuso a +0,3%. E allo 0,3% si attesta anche la variazione acquisita del Pil per quest'anno.
Tuttavia, nonostante l’apparente positività del dato, nella realtà non cambiano i problemi per il Governo

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PERCHÉ IL PIL ITALIANO NON È CONSIDERATO DALL’UE
Lo abbiamo detto prima: la Commissione non prende in considerazione i dati intermedi, ma solo quelli su base annuale.
Inoltre, in Italia la crescita del Pil non significa benessere economico. La spiegazione è elementare; il Pil in Italia è formato oggi per almeno il 50% dalla spesa delle pubbliche amministrazioni, per un 25% circa dai settori produttivi (agricoltura e pesca, manifatturiero in senso stretto, edilizia). Il restante sono i servizi (alberghi, commercio, comunicazioni, professioni, ecc).
Da questo si capisce il motivo per cui il Pil cresce, a crescere è soprattutto la spesa delle pubbliche amministrazioni. Cresce cioè la spesa che viene finanziata prevalentemente con le tasse gravanti sui servizi e sulle attività produttive e, quando ciò non basta, con il debito pubblico. E allora si capisce anche perché le famiglie non percepiscono il miglioramento. Perché concretamente il Pil generato dai settori produttivi è fermo al palo da almeno il 2008. E questo la Ue lo sa bene.

IN CONCLUSIONE
I dati trimestrali del Pil sono "volatili" e insufficienti, il governo resta impegnato a individuare le misure per coprire la richiesta di una 'manovrina' da 3,4 miliardi, cercando di evitare il ricorso ad un aumento delle accise su cui è arrivato lo stop del Pd e di Matteo Renzi. Non è ancora tempo di alzare le braccia in segno di vittoria.

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autore / Luca Lippi
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