Rapporto Ispra. Più rifiuti speciali e più effetto riciclo

17 luglio 2017 ore 16:48, intelligo
Rifiuti speciali: in Italia se ne producono sempre di più. Ma la loro gestione segue la logica del recupero. Anche quest'anno l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha pubblicato il Rapporto Rifiuti Speciali : la produzione è cresciuta, 132,4 milioni di tonnellate nel 2015 (un aumentato del 2,4% rispetto al 2014). Ma c'è un dato "significativo", ben il 65,1% del totale dei rifiuti speciali è avviato al recupero di materia.

RIFIUTI IN AUMENTO -  Il Rapporto rifiuti speciali 2017 dell'Ispra ha analizzato i dati su quantità, qualità e destinazione degli scarti prodotti dalle aziende italiane rispetto alla produzione dell'anno 2015. Sono 132,4 i milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti , 3,1 milioni di tonnellate in più rispetto al 2014: i rifiuti non pericolosi sono aumentati del 2,3% (pari a oltre 2,8 milioni di tonnellate), mentre i pericolosi sono cresciuti del 3,4%, (300mila tonnellate).

Rapporto Ispra. Più rifiuti speciali e più effetto riciclo
RICICLO - Lo smaltimento in discarica cala, il riciclo continua a rappresentare la scelta di gestione prevalente: il 65,1% del totale dei rifiuti speciali è avviato al recupero di materia, ciò ha determinato la chiusura di 28 discariche. 
I rifiuti speciali che sono smaltiti in discarica sono 11,2 milioni di tonnellate, 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi (88,5%) e 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi (11,5%). In generale la diminuzione del totale smaltito in discarica è di 200mila tonnellate, registando un  - 1,8% sul totale. 
Diminuisce anche la quota di rifiuti speciali esportata all'estero, calata del 2,9% rispetto al 2014. Tra le destinazioni del materiale inviato all'estero c'è soprattutto la Germania. Paese che, con l'Ungheria, è tra i principali esportatori di rifiuti speciali in Italia. 

RECUPERO ENERGETICO - Nel 2015 gli impianti industriali che hanno deciso di utilizzare i rifiuti come fonte di energia sono stati 406, tra questi 312 strutture sono riuscite a recuperare una quantità superiore a 100 tonnellate all'anno. "Esistono, infatti, una serie di attività industriali in cui sono utilizzati piccoli quantitativi di rifiuti esclusivamente per il recupero di energia termica funzionale al proprio ciclo produttivo" si legge tra le note del Rapporto Ispra, "il quantitativo complessivo di rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi, destinato a recupero energetico nel 2015 è stato pari a circa 2,1 milioni di tonnellate". Un dato virtuso per il nostro Paese, ma la maggior parte dei rifiuti speciali sono riutilizzati solamente in sette Regioni: la Lombardia (23,3% del totale), l’Emilia Romagna (15,7%), il Piemonte (10,7%), il Veneto (8,0%), l’Umbria (7,2%), la Puglia (7,1%) e il Friuli Venezia Giulia. 

RIFIUTI PERICOLOSI - Il maggior contributo alla produzione di rifiuti speciali pericolosi deriva dal settore manifatturiero, parliamo di quasi il 40% del totale, dalle attività di trattamento rifiuti e attività di risanamento il 30,6% , mentre il 20,1% è attribuibile al settore dei servizi, del commercio e dei trasporti (soprattutto da veicoli fuori uso). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il 26,5% (circa 944 mila tonnellate) del quantitativo di rifiuti pericolosi complessivamente prodotti proviene dal settore della metallurgia, è per questo che l’operazione più diffusa è rappresentata da “riciclo/recupero dei metalli o composti metallici” e costituisce il 39,4% del totale dei rifiuti pericolosi avviati a recupero di materia. 

RISULTATI - La Commissione Europea ha ritenuto prioritario monitorare il flusso dei rifiuti provenienti dalle attività di costruzione e demolizione, fissando all’articolo 11 della Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, uno specifico obiettivo di preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, pari al 70% entro il 2020. Per l'Italia questo obiettivo può considerarsi centrato e superato con largo anticipo. Critica invece la situazione sul fronte veicoli fuori uso. A partire dal gennaio 2015 infatti l’Italia avrebbe dovuto recuperare il 95% del peso medio di ogni veicolo, ma nel 2015 è rimasta ferma all’84,7%,evidenziando una grave assenza di forme di recupero energetico che compromette pesantemente la possibilità di raggiungimento del target complessivo di recupero. 

di Giulia Rossi 

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