Lavoro, il ritorno di Poletti è col taglio stabile del cuneo stile Jobs Act

18 luglio 2017 ore 17:24, Luca Lippi
Poletti vuole intervenire sul cuneo contributivo abbassandolo. Lo ha dichiarato a La Repubblica in un’intervista. Sostanzialmente il ministro del Welfare vuole trovare una misura strutturale per replicare il beneficio raccolto dal taglio contributivo del Jobs Act quando le assunzioni avevano avuto un segno positivo solamente in virtù della decontribuzione. Infatti le assunzioni, finita la decontribuzione, hanno ripreso a scendere. Il problema, ovviamente è sempre il medesimo, dove trovare le risorse?
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha dichiarato a Giannini di La Repubblica: "Stiamo valutando possibili interventi sul cuneo contributivo, per abbassarlo e il problema è farlo stabilmente nel tempo", rendendo la misura "definitiva". 
Ha aggiunto inoltre: "Considero sbagliate le politiche di austerità che hanno innalzato seccamente, di 5 anni, l'età del pensionamento", ciò ha creato un 'muro' all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. A questo punto Giannini incalza il ministro sulla riforma Fornero, e Poletti ha risposto: "Doveva essere fatta in maniera diversa, serviva gradualità".
Lavoro, il ritorno di Poletti è col taglio stabile del cuneo stile Jobs Act
Secondo Poletti, quindi, bisogna intervenire "in maniera tale che convenga assumere un giovane". E l'operazione non deve avere una validità di "uno o due anni" ma dovrebbe essere resa permanente. "Il lavoro stabile deve costare meno di quello a tempo in via definitiva", capovolgendo, fa notare "la situazione che c'era prima dei nostri interventi".
Alla domanda di Massimo Giannini, su quante siano le risorse a disposizione nella prossima legge di Bilancio per il taglio del cuneo, il ministro non si è pronunciato. Rispondendo alle sollecitazioni sui Neet, dopo i dati diffusi ieri, il ministro invita a "non parlare di 'sdraiati', ma di persone che stanno attivamente cercando lavoro, ma in Italia, rispetto agli altri Paesi Ue, ci vuole più tempo". Ed è questo, spiega, il problema. La soluzione, aggiunge, va anche cercata attraverso politiche "di accompagnamento" e provando a fare incontrare domanda e offerta di lavoro.
Nella sostanza però, non si può ignorare che la magistratura contabile ha fatto notare nel rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, che la pressione fiscale è troppo alta rispetto alla media europea, soprattutto fra le imprese, che sono sottoposte ad un carico fiscale complessivo (tasse e contributi diretti ed indiretti) del 64,8%, superiore di 25 punti rispetto alla media europea. 
L'altro problema storico dell'Italia è da rinvenire anche nel cuneo fiscale, che è superiore di ben 10 punti sulla media Ue, attestandosi al 49% del costo complessivo del lavoro. Quasi la metà di quanto pagato dalle imprese per il lavoratore viene dunque prelevata sotto forma di imposte dirette ed indirette e contributi di vario tipo. Un fattore che non rende il lavoro certamente competitivo nel nostro paese.
Detto questo, è realisticamente poco credibile che pur inserendo misure strutturali di tagli del cuneo contributivo si possa recuperare 10 punti di svantaggio. Dopo un anno si riesce a malapena a recuperare 1% e poi il costo sarebbe così elevato che Padoan prima, e la Ue in seconda battuta non potrebbe mai accordare una misura di deficit necessaria e sufficiente per fare leva strutturale sul cuneo contributivo.

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autore / Luca Lippi
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