Veneto Banca e BP Vicenza verso il bail-in? Cercasi 1mld da bruciare

19 maggio 2017 ore 14:38, Luca Lippi
Secondo Reuters la Commissione Europea ha chiesto, per dare l'ok alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato di BP Vicenza e Veneto Banca, che l'intervento di capitali privati venga incrementato di un miliardo di euro. La notizia non è di prima mano, lo aveva anticipato già il Sole24Ore, piuttosto il valore di una informazione simile ha un significato piuttosto chiaro, L’Ue ammonisce lo stato italiano di non intervenire con un solo centesimo, e il Governo pare proprio sia determinato a provare gli effetti di un inevitabile Bail-in per le banche venete saggiando gli effetti sull’opinione pubblica.
In sostanza, non potendo salvare capra e cavoli, l’unica via di uscita è quella di azzerare il capitale dei risparmiatori. Facendo una breve disamina della situazione, come si arriva a questa conclusione?
Allo stato dell’arte, sia banca popolare di Vicenza sia Veneto Banca hanno già da diversi mesi perso la fiducia dei clienti, soprattutto quelli più rappresentativi. Quelli rimasti sono clienti del territorio rimasti incastrati nel tira e molla del probabile salvataggio. La conseguenza logica è che nessun privato cittadino, seppure benestante, è disposto a rischiare le proprie disponibilità in un progetto già ampiamente fallimentare alla prova dei fatti.
Veneto Banca e BP Vicenza verso il bail-in? Cercasi 1mld da bruciare
Perché fallimentare?  La risposta viene dal risultato ottenuto con l'intervento del Fondo Atlante: ha iniettato quasi 3,5 miliardi di euro nelle casse dei due istituti per vederli bruciati dalle perdite in meno di un anno. In sostanza, è la pratica (lo abbiamo ampiamente sottolineato in altri articoli sull’argomento già negli anni scorsi) di coprire i debiti con degli altri debiti. In soldoni si compra il tempo, si dilata cioè la scadenza del default.
E allora qual è la soluzione? Escludendo quelle note, possiamo intuire un bail-in modello Etruria e compagne di sventura. Il sistema bancario non si autotasserà per comprare solamente tempo, è piuttosto ovvio! Unicredit è impegnata a implementare il suo piano industriale e a conseguire gli ambiziosi obiettivi illustrati agli azionisti e alla comunità finanziaria e difficilmente potrà assecondare richieste di liquidità per sopportare il peso delle due banche venete, Ubi deve digerire l’acquisto delle tre good bank, gestire la loro integrazione e la ristrutturazione a livello di gruppo, mentre Banco Bpm è alle prese con i suoi di problemi, che non sono pochi. Quanto a Intesa Sanpaolo, ha già fatto sapere con ampio anticipo di non effettuare investimenti aggiuntivi nel fondo Atlante.
Tolto dunque il sistema bancario, rimane bail-in di due banche di medie dimensioni che allo stato attuale non fa poi così paura salvo procurare nocumento ad una eventuale campagna elettorale, ma in questo la politica dovrà solamente gestire i tempi magari facendo esplodere il caso solo un’ora dopo la chiusura delle urne. Di certo non  c’è rischio di contagio sistemico date le dimensioni.
Rischio per le comunità del territorio si però! Gli obbligazionisti si ritroverebbero azzerati (i correntisti no, anche perché è difficile immaginare che qualcuno abbia mantenuto sul conto più di 100mila euro) e ai debitori verrebbe probabilmente richiesto il rientro immediato con le ripercussioni che si possono facilmente immaginare sulle famiglie, sulle imprese e, più in generale, sull’economia dei territori in cui sono presenti Popolare di Vicenza e Veneto Banca
L’unico filo di speranza è che la politica temendo l’ira di un’ampia platea di futuri elettori troverà un accordo ponte (come per Alitalia) per procrastinare la criticità, saranno buttati altri milioni nella fornace del capezzale ‘votivo’ di BP Vicenza e Veneto Banca, ovviamente rincorrendo l’ineluttabile destino di non riuscire a salvare né capra né cavoli.

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autore / Luca Lippi
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