Censis, giovani e Italia down: più poveri, scivolano nel sommerso

02 dicembre 2016 ore 13:40, Luca Lippi
È arrivato l’atteso comunicato Stampa del Censis  sulla situazione sociale del Paese/2016, piuttosto interessante, forse più che nelle 49 edizioni precedenti.
L’apertura del comunicato: “L'immobilità sociale genera insicurezza: dall'inizio della crisi accantonati 114 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva (più del Pil dell'Ungheria). Ko economico dei giovani: rispetto alla media, redditi più bassi del 15% (e del 26,5% rispetto ai loro coetanei di venticinque anni fa) e ricchezza inferiore del 41%. Torna l'occupazione, ma a bassa produttività. Il 2016 è stato l'anno in cui hanno vinto gli irresistibili flussi: export, turismo, digitale, immigrati. Ma si è rotta la cerniera tra élite e popolo: crollo di fiducia per tutti i soggetti intermedi tradizionali, dai politici alle banche”.
Piuttosto eloquente, ma vediamo di entrare nello specifico
Il Censis fotografa il Paese, e scrive che il problema “più serio per la nostra società” è la divaricazione tra il potere politico e il corpo sociale, impegnati entrambi in “reciproci processi di rancorosa delegittimazione”, e le istituzioni, che dovrebbero fare da cerniera tra i due poli, sono in una “profondissima crisi”. 

Censis, giovani e Italia down: più poveri, scivolano nel sommerso

È lo stesso presidente del Censis, Giuseppe De Rita, a proporre un affresco sulla situazione socio-economica del Paese, in un momento centrale della vita politica dell’Italia, impegnata tra poche ore nel referendum, e in un quadro internazionale di totale incertezza.
Nel comunicato traspare preoccupazione, l’Italia è un Paese che sta continuando a vivere in una “realtà in prolungata e infeconda sospensione”, in attesa di una svolta che per ora non arriva, dove “le manovre pensate in affannata successione non hanno portato i risultati attesi”. 
I dati del Censis nel dettaglio
Le aspettative degli italiani continuano a essere negative (il 61,4% pensa che il proprio reddito non aumenterà); i giovani vivono un vero e proprio ko economico e in questo periodo storico sono più poveri dei loro nonni (oggi i millennials hanno un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media e del 26,5% rispetto ai coetanei dei primi anni Novanta); c’è una profonda insicurezza e un’occupazione a bassa produttività; e tra i più giovani aumenta il mercato dei lavori in nero, sembra poco ma è un’ampia fetta di reddito che sfugge all’erario ma che è difesa con le unghie e con i denti perché per molti rappresenta la sopravvivenza.
Prosegue il comunicato: “E’ l’anno in cui alcune retoriche politiche a lungo dominanti hanno subito contraccolpi o smentite”.
Il riferimento è chiaramente alla globalizzazione (alle prese col protezionismo), la retorica europeista (che deve fare i conti con la Brexit e le rivendicazioni nazionali) e la democrazia del web.
Nonostante tutto il Censis afferma che in Italia le forti ondate di populismo nazionalista non hanno preso quota, il 67% dei cittadini è contrario all’uscita dalla Ue, tuttavia l’89% ha un’opinione negativa verso i politici. 
I contro
I partiti sono al penultimo posto nella graduatoria dei soggetti in cui gli italiani hanno più fiducia: al di sotto si collocano solo le banche. 
I pro 
Ma l’Italia conserva pilastri che barcollano ma non mollano!
Conserva un posto di rilievo a livello mondiale nell’economia delle merci, dei servizi e della finanza (il Paese è il decimo esportatore al mondo anche grazie al made in Italy). L’Italia del turismo aumenta (arrivi a +31,2% e presenze straniere a +18,8% tra il 2008 e il 2015, meno sostenuto invece il turismo interno), anche se si polarizza tra quello low cost e di lusso. 
È l’Italia delle donazioni filantropiche che aumentano nonostante la riduzione dei consumi complessivi e dei redditi delle famiglie. Ma è anche un Paese che cerca di stare al passo con le nuove tecnologie.
Il Censis sottolinea che l’Italia è “immersa nella corrente della comunicazione digitale. I consumi sono diminuiti dal 2007 e le famiglie hanno stretto i cordoni della borsa, ma non per l’acquisto di computer (+41,4%) e di smartphone (+191,6%). 
Il 73,3% degli italiani è connesso (il 95,6% degli under 30) e il 64,8% usa uno smartphone (l’89,4% dei giovani). 
Whatsapp è l’applicazione più usata (dal 61,3% dei cittadini e dall’89,4% dei giovani) e il 56,2% ha un account Facebook (89,3% degli under 30). 
Il Censis poi entra nella  sfera personale degli italiani e quello che ne esce è uno spaccato che fa parlare di una “rivoluzione nelle forme di convivenza”: oggi in Italia vivono 4,8 milioni di single (+52,2% dal 2003 al 2015), 1,5 milioni di genitori soli (+107% di padri e +59,7% di madri), ci sono 1,2 milioni di libere unioni (+108%), mentre diminuiscono le coppie sposate (-3,2%) e quelle coniugate con figli (-7,9%). 
La conclusione per il Censis è che bisogna ridare carica per migliorare la visione del futuro sociale e politico: “Provvedendo con coraggio a dare un nuovo ruolo al troppo mortificato mondo delle istituzioni, altrimenti quest’anno e i prossimi tempi rimarranno da qualche parte nell’incompiuto”. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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