Manovra aggiuntiva senza sconti dall'Ue: focus su successioni e donazioni

20 marzo 2017 ore 21:33, Luca Lippi
Lo stato deve fare fronte a una manovra correttiva per rientrare negli standard imposti dagli accordi (previsti nei Trattati) fra tutti gli stati membri della Ue. 
Considerata la scarsezza di disponibilità liquide di bilancio e l’impossibilità di creare nuovo deficit, necessariamente il governo sarà costretto a intervenire costringendo gli italiani a un 'sacrificio'.

AUMENTO IVA E ACCISE
L’aumento dell’Iva sarebbe la cosa più logica, in sostanza si attiverebbero le clausole di salvaguardia, ma essendo un provvedimento troppo impopolare, sarà operato un intervento il più possibile (secondo i luoghi comuni) equo, e lievemente più subdolo; parliamo di aumento delle accise sul tabacco e sulla benzina, nell'immediato. Tuttavia, non sarà questa la soluzione.
Le soluzioni devono essere strutturali, che in parole semplici vuol dire che devono diventare entrate non sporadiche ma consistenti e fisse, insomma importi su cui il governo può contare ogni volta che deve 'costruire' la Legge di Bilancio.

NUOVE IMPOSTE
La soluzione più soddisfacente viene da un inasprimento (o nuova introduzione) di imposte di successione e donazione.
Le imposte di successione e di donazione comprendono anche le assicurazioni (polizze vita e Unit Linked).
Solo per dare una misura del giro d’affari, l'Italia, da questa tipologia di tassazione incassa poco più di 600 milioni di euro l'anno. Un'inezia al confronto con altri paesi europei.
Andando nel sito dell'Ocse è possibile fare un confronto del gettito derivante da questa tipologia di imposizione, nei vari paesi europei.

Manovra aggiuntiva senza sconti dall'Ue: focus su successioni e donazioni

I dati al 31 dicembre 2015, dicono questo:
l’Italia ricava lo 0,05% del Pil da questo tipo di imposte, la Germania raccoglie 0,2% del suo Pil, l’Inghilterra e la Spagna circa 0,25% del Pil del loro Pil mente la Francia 0,57% del suo Pil.
l'Italia dall'imposizione delle successioni e donazioni ottiene un gettito quasi trascurabile, rispetto agli altri paesi europei.
Detto questo, fare una previsione su quanto l'Italia potrebbe estrarre da un'eventuale (e probabile) riforma della tassazione è un esercizio assai arduo. Tuttavia si dovrebbe tener conto che il privilegio riconosciuto all'Italia mal concilia con:
-Lo stato di necessità dell'Italia;
-L'ampiezza del debito pubblico del nostro paese, decisamente superiore a quello dei paesi considerati
-La ricchezza delle famiglie italiane, che è tra le più elevate al mondo.
Per farsi un'idea delle impellenti necessità di cassa dell'Italia, vale la pena citare alcuni fatti:

COSA RISCHIANO I RISPARMIATORI
Nei mesi scorsi si è aperto un aspro confronto, tra le autorità italiane e quelle europee, inerente la correzione dei conti pubblici, al fine di evitare procedure di infrazione. La manovra  correttiva richiesta da Bruxelles vale appena 3.4 miliardi euro, che rappresentano appena lo 0.20% del Pil: poca cosa rispetto alle reali necessità dell'Italia. Il governo italiano sembra orientato ad evitare possibili procedure di infrazione attraverso l'aumento dei tabacchi e delle accise sui carburanti (come al solito). 
Tuttavia, considerato che stiamo pagando debiti facendo altri debiti, è piuttosto concreto ipotizzare che presto ci sarà un attacco furioso ai patrimoni.

Una precisazione è necessaria, allo scopo di evitare populismi, che nel caso specifico non hanno alcuna ragione di esistere. La situazione all'evidenza dei fatti non è affatto causata dai governi che si sono succeduti nel nostro Paese, ma sono l'eredità di una cattiva gestione di Bruxelles. La Ue invece di adeguare e coordinare le varie economie dei Paesi membri, ha costretto gli stessi a rincorrere delle politiche che poco aderiscono alle realtà economiche locali.
Detto questo, molto telegraficamente, al netto del rischio implicito tipico di ogni attività finanziaria, tenuto conto che molti asset scontano valutazioni non aderenti alle realtà, peraltro distorte per  via delle manovre  fortemente espansive delle banche centrali che hanno profondamente viziato il mercato e, quindi, anche la percezione del rischio, è opinione condivisibile considerare nell’immediato futuro tra i fattori di maggior criticità quelli di seguito indicati (oltre quelli appena spiegati).

RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO, con conseguenti perdite per i risparmiatori;

IMPOSTE PATRIMONIALI STRAORDINARIE (anche feroci) sulla ricchezza finanziaria;

FEROCE INASPRIMENTO DELLE IMPOSTE DI SUCCESSIONE;

CONSIDERATA LA FRAGILITA' DI UNA PARTE NON MARGINALE DEL SISTEMA BANCARIO che, verosimilmente, tendera' ad aggravarsi con il protrarsi della crisi, il fallimento di qualche banca finirebbe per infliggere perdite ad alcune categorie di risparmiatori, stante anche i recenti accordi europei in tema di liquidazione delle banche in crisi. 

CROLLO DELLA MONETA UNICA E RITORNO ALLE VALUTE NAZIONALI: evento piuttosto improbaile ma da non demonizzare in assoluto perché potrebbe essere trasformato anche in occasione di profitto, se affrontato con pragmatismo e professionalità.

AUMENTO DEI TASSI che produrrebbe il deprezzamento significativo delle obbligazioni e dei titoli di stato, determinando delle perdite sui portafogli dei risparmiatori.

Alcuni di questi fattori di rischio, grazie all'intervento della Bce, si sono indeboliti (almeno per il momento), mentre ne sono emersi di nuovi e di più probabili.
Chi dispone di un patrimonio, piccolo o grande che sia, nell'adottare strategie di investimento, non può  non tener conto degli scenari sopra considerati. 
E' possibile che si realizzino? Nessuno può dirlo con certezza! Ma scegliere soluzioni che consentano di arginare quanto più possibile i rischi sopra elencati, costituisce comunque un primo importante approccio di difesa.

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autore / Luca Lippi
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