Fmi contro Ue: “Basta austerity in Grecia”. Chi pagherà il debito

21 febbraio 2017 ore 12:28, Luca Lippi
Il 27 febbraio la troika dei creditori internazionali (Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Esm e Fondo Monetario Internazionale) sarà ad Atene per decidere quali riforme la Grecia dovrà implementare per ottenere la seconda tranche del prestito da 85 miliardi sottoscritto nell’agosto il 2015.
La Grecia oltre essere schiacciata dai debiti, ora è anche compressa fra i due apparenti soci, ma in concreto ‘litiganti’, che sono l’Eurogruppo da una parte e il Fondo Monetario Internazionale dall’altra. Sembra un paradosso, ma attraverso la Grecia passa anche il futuro dell’Europa, quella ‘Unita’ ovviamente.
L’immagine che si profila è quella di un tavolo nel quale a parlare saranno tutti tranne Tsipras che in casa sua rischia di recitare la parte del convitato di pietra. I fatti sono sempre i medesimi: l’Eurogruppo vuole che la Grecia vari altre riforme, come ulteriori tagli alle pensioni e l’aumento della base imponibile. Il premier ellenico, Alexis Tsipras, dopo un periodo di collaborazione con la troika dei creditori internazionali, sembra essere sempre più convinto a fare nuovamente della battaglia contro l’austerity il cardine della sua attività politica. Ad aiutarlo, involontariamente, c’è il Fondo Monetario Internazionale che, se da una parte critica Atene per non aver messo in atto alcune raccomandazioni sulla disciplina fiscale, dall’altra sostiene da tempo che il debito greco sia insostenibile e che vada ristrutturato. Una concessione che per Tsipras rappresenterebbe una grande vittoria politica e morale e per la Grecia praticamente una boccata di ossigeno.

Fmi contro Ue: “Basta austerity in Grecia”. Chi pagherà il debito

In sintesi, la Grecia è ormai una spugna secca e per Tsipras non ci sono alternative se non quella di saltare nuovamente in sella alla battaglia contro l’austerity inposta dalla Germania. Il Fmi, che oggettivamente rileva e conferma quello che tutti dicono e scrivono da tempo, e cioè che il debito ellenico è ormai una spirale senza capo ne coda, vuole che l’Europa intervenga concretamente (metta le mani in tasca).
Il problema più grosso è L’Eurogruppo, e soprattutto nei Paesi (Olanda, Francia e Germania) dove fra marzo e settembre si vota e tutti i leader in uscita temono cha la mossa della ristrutturazione del debito greco venga percepita dall’elettorato come un regalo ad Atene con tutte le ripercussioni sulla campagna elettorale, soprattutto a Berlino.
La Grecia è da sette anni sottoposta al torchio delle politiche di austerity. I tagli al settore pubblico sono stati necessari poiché sproporzionato rispetto all’esigenza dello stato, ma contestualmente si è decimato anche il settore privato. Il risultato, fino a questo momento, è un’economia che continua ad arrancare e una popolazione privata dei bisogni essenziali, con tagli alla sanità e all’istruzione che avranno pesanti conseguenze sulle generazioni future.
La situazione attuale è che la pressione fiscale in Grecia è arrivata al 52% contro il 38% del pre crisi. Il 23% della popolazione è senza lavoro e la percentuale sale al 44% nel caso dei giovani. Nel terzo trimestre del 2016, il Pil aveva avuto un sussulto di vita con un aumento dello 0,9%, seguito da una contrazione negli ultimi tre mesi del 2016 non prevista dello 0,4% che ha avuto un effetto negativo su mercati e l’umore della popolazione.
Di Grexit non vuole parlare nessuno, ma il malcontento diffuso, oltre a tarpare le ali a qualsiasi forma di ripresa rischia anche di rafforzare la destra xenofoba.
In conclusione, se non può essere la Grecia a pagare il suo debito, e se la Grecia deve rimanere in Europa, qualcuno dovrà pure ripagare il suo debito, e soprattutto, qualcuno dovrà pure rendere i soldi al Fmi, per tutti gli altri...che se la vedano da soli!

#Grexit #Fmi #Eurogruppo

autore / Luca Lippi
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