Raccamondazioni Ue: focus su Mps, Npl e le due banche venete

22 maggio 2017 ore 15:41, Luca Lippi
La Commissione Ue, nel pacchetto di primavera che contiene l'analisi dei conti pubblici e le raccomandazioni, scrive che "L'Italia conferma che le misure di bilancio addizionali richieste per il 2017 sono state prese e che quindi, in questa fase, nessun passo ulteriore è giudicato necessario per rispettare la regola del debito". Bruxelles non ritiene ci siano le condizioni nemmeno per una procedura per squilibri macroeconomici, se si applicano le riforme raccomandate.  La Commissione europea “rivalutera' il rispetto dell'Italia del criterio del debito nell'autunno 2017, sulla base dei dati notificati per il 2016 e delle previsioni economiche di autunno della Commissione, che includeranno le nuove informazioni sull'attuazione delle misure di bilancio nel 2017 e i piani per il bilancio 2018". 
Un riferimento particolare, anche se ‘messo nel mucchio’ è dedicato al sistema bancario. È da considerare che su questo punto c’è la possibilità che per l’italia si apra il portone di un autunno piuttosto tormentato. 
Raccamondazioni Ue: focus su Mps, Npl e le due banche venete
Il riferimento è in particolare sulla situazione degli Npl e soprattutto sulla composizione delle questioni che riguadano Mps e le banche venete. 
C’è da segnalare che Emmanuel Macron ha varato un governo dominato dalla destra, senza alcuna simpatia per una politica finanziaria più flessibile. A questo si deve aggiungere il miglioramento della congiuntura economica: recupera posizioni l'Eurozona, già area malata del pianeta con tassi di crescita modesti, disoccupazione alle stelle, compressa tra il martello russo e la Trumponomics e impegnata a limitare i danni della Brexit. 
All’interno di questa tendenza crescono le pressioni sulla Bce: Nella riunione dell'8 giugno il direttorio della Banca centrale confermerà la politica attuale, ma verranno messe, ufficialmente o meno, le basi del dopo Qe da dicembre in poi, preceduto o meno da una nuova, progressiva riduzione degli acquisti. Salvo un cambio di rotta da parte della Fed che potrebbe modificare dall'esterno il quadro generale, l'Europa si accinge a fare a meno dell'abbondante iniezione di liquidità che ha salvato il Continente da una crisi devastante.
In tutto questo l'Italia è stata la prima beneficiaria del Qe. Sono stati gli acquisti da Francoforte a compensare l'uscita dei capitali internazionali dall'Italia, alimentato dai timori per la crisi delle nostre banche. Intanto, se sarà necessario rispettare i parametri previsti per le finanze pubbliche, servirà una Legge di bilancio feroce, che potrebbe far ricadere il Paese in depressione o, quantomeno, fallire l'aggancio con il treno della ripresa. Questo è il problema vero che dovrà affrontare il Paese, laddove non ci sono le risorse (o diponibilità liquide) le aperture della Ue suonano solamente come un favore elettorale (non necessariamente per l’Italia, ci sono anche le elezioni in Germania e prima ancora le politiche in Francia).
La trattativa del ministro delle Finanze con Bruxelles è nella sostanza un modo per prendere tempo prima di trovare la chiave per affrontare la questione dei non performing loans (Npl). Finora si tratta di richieste che non hanno avuto un'eco positiva. Ed è difficile che le cose cambino in futuro. 
L'Italia, superata solo dalla Germania per ammontare del surplus del fabbisogno primario al netto degli interessi, ha avuto buoni titoli per meritare un'analisi dei conti pubblici meno severa, e infatti così è stato. Tuttavia le raccomandazioni sono un metamessaggio e trovare tra 5 e 10 miliardi entro l'autunno (non è proprio una pacca sulle spalle) per l’Italia che ha tra le mani la bomba con la miccia accesa di Monte Paschi, BP Vicenza e Veneto banca.  
Raccamondazioni Ue: focus su Mps, Npl e le due banche venete
Nessuno dubita che, magari sotto il ricatto di una crisi di nuovo acuta, l'Italia sarà comunque in grado di far fronte ai suoi impegni in Europa, così come, nonostante il voto contrario dei greci, ha fatto Atene. 
Ma la volontà politica di restare parte attiva di una comunità in pieno rilancio richiede ben altro. Basterebbe, ad esempio, che l'imprenditoria italiana rispondesse alla richiesta dell'autorità di Vigilanza europea impegnando un miliardo nelle banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Sarebbe il segnale che i privati, al di là delle chiacchiere, credono alla possibilità di rilancio del Paese. Ben vengano gli investimenti internazionali di Fca, Benetton, Del Vecchio e dei pochi altri player nostrani, ma forse è arrivato il momento di puntare almeno un chip sull'Italia, asset strategico a basso costo. Certo, le ragioni per non fidarsi ci sono ancora tutte. 
È altresì utile ricordare che tutti i discorsi sembrano essere poco utili! Riguardo la situazione delle banche venete: Unicredit è impegnata a implementare il suo piano industriale e a conseguire gli ambiziosi obiettivi illustrati agli azionisti e alla comunità finanziaria e difficilmente potrà assecondare richieste di liquidità per sopportare il peso delle due banche venete, Ubi deve digerire l’acquisto delle tre good bank, gestire la loro integrazione e la ristrutturazione a livello di gruppo, mentre Banco Bpm è alle prese con i suoi di problemi, che non sono pochi. Quanto a Intesa Sanpaolo, ha già fatto sapere con ampio anticipo di non effettuare investimenti aggiuntivi nel fondo Atlante. E se non interviene il sistema bancario (la finanza) perché dovrebbero intervenire i privati se non attraverso la leva del bail-in?
Riguardo la situazione Mps: ha presentato un piano industriale che sta discutendo con la Commissione e che permette un ritorno importante alla redditività anche con un taglio di personale. Dobbiamo avere piena fiducia nella banca, nei suoi manager perché Mps possa tornare a essere sostenibile nel medio-lungo termine, intanto però il Tesoro procederà con la ricapitalizzazione precauzionale, soldi che dovrebbero tornare indietro, ma non possiamo escludere (è già accaduto) che l’esborso rimarrà attaccato alle schiene degli italiani. Sommando taglio dei posti di lavoro per le banche venete e Mps (leggi altri soldi per la disoccupazione come per gli esuberi di Alitalia del 2014), minori redditi, garanzie rinnovate sui Npl che nessuno compra, e se mai si trovasse il compratore finirebbero comunque ad erodere il risparmio di chi non è in grado di riconoscerne la presenza in fase di sottoscrizione di strumenti finanziari. Detto questo, la probabilità che il giorno dopo le elezioni (stavolta in Italia) oltre l’aumento delle aliquote Iva saremo invasi dalla troika è elevatissima.
Memorandum: la guerriglia invade di nuovo il centro di Atene, in risposta all'ennesimo, durissimo pacchetto di misure che il Parlamento si accinge a varare per ottenere da Bruxelles la tranche di aiuti necessaria per far fronte ai debiti in scadenza. 

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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