Confindustria lancia l'allarme crescita: "Italia fanalino di coda in Europa"

23 febbraio 2017 ore 15:18, Luca Lippi
Il Centro Studi di Confindustria che ha diffuso la Congiuntura Flash, scrive: “Il PIL italiano è atteso in aumento anche se a ritmo lento anche nel 1° trimestre 2017 dopo il +0,2% del quarto trimestre 2016 e il +0,3% nel terzo. Il ritmo rimane ben inferiore a quello dell'Eurozona, frenato dall'incertezza, specie politica".
Prosegue Confindustria: “L'Italia resta fanalino di coda nell'aerea Euro, con una crescita inadeguata ad uscire dalla crisi”. Nell'area euro è confermata la sorprendente maggior crescita (prossima al 2% annuo), guidata dal mercato domestico e dalla ritrovata coppia Germania-Francia, ma permangono ampi i divari tra i Paesi. 
L'Italia (secondo Confindustria) sfrutta bene il più robusto traino esterno, ma resta fanalino di coda, con una crescita inadeguata a uscire dalla crisi: "Ogni sforzo andrebbe dedicato al rilancio dell`economia e al sostegno dei posti di lavoro", fanno sapere gli esperti. Il credito rimane erogato con il contagocce.

L’ECONOMIA GLOBALE
Lo scenario mondiale resta molto favorevole: si è fatta ancor più vivace la dinamica dell'attività produttiva e degli scambi internazionali. Sono più alti però anche i rischi legati alla forte incertezza politica, alimentata tra l'altro dalle scadenze elettorali dei prossimi dodici mesi. Secondo il Centro studi di Confindustria, dal loro esito potrebbe configurarsi una decisa svolta per la moneta unica europea.
Nel complesso, i Paesi emergenti stanno dando un contributo all'incremento del Pil globale più sostenuto di pochi mesi fa, in alcuni casi grazie al rialzo dei prezzi delle materie prime. I mercati finanziari (soprattutto azionari) scommettono sul proseguimento di questi loro progressi, inattesi fino all'inizio del 2017.

EXPORT 
L`espansione delle esportazioni si è rafforzata in Cina, Stati Uniti e Germania. A inizio 2017 è stata favorita dall'accelerazione della crescita mondiale e dalla debolezza dell'Euro. Il commercio mondiale è tornato ad aumentare in novembre (+2,8% su ottobre, dopo -0,9%); +1,2% la variazione acquisita nel 2016.

Confindustria lancia l'allarme crescita: 'Italia fanalino di coda in Europa'

SEGNALI NEGATIVI PER L’ITALIA
Segnali di perdita di slancio si registrano per gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto tra fine 2016 e inizio 2017 (dopo il +1,7% nel terzo trimestre 2016). Peggiorano le valutazioni dei produttori di beni strumentali: in gennaio il saldo dei giudizi sugli ordini interni è sceso a -21,0 (da una media di -17,3 nel quarto trimestre); frenano anche le attese. 
Gli investimenti in costruzioni sono rimasti fiacchi a fine 2016, in linea con la dinamica della produzione (-0,7% nel quarto); ma a gennaio è risalita la fiducia degli imprenditori edili (+3,5 punti) e le prospettive sono migliorate. 
Lenti anche i consumi. Le immatricolazioni di auto sono calate del 2,0% in gennaio e l'acquisito per il primo trimestre è di +0,9% (+2,3% nel quarto). Giù la fiducia dei consumatori in gennaio (-2,1 punti, a 108,8), con giudizi più favorevoli sui bilanci familiari ma meno ottimistici sulla situazione economica attuale e futura delle famiglie. Il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo è salito di poco (-13,0, da -13,7 medio nel quarto trimestre). 
Si svuota il carrello della spesa e ciò comporta un freno alla crescita a inizio 2017. In Italia la variazione annua dei prezzi al consumo è salita a +1,0% a gennaio, da +0,5% a dicembre (minimo a -0,2% in ottobre). La risalita è spiegata dai prezzi energetici, che ora aumentano (+2,7%, da -1,9%) sulla scia del rincaro petrolifero dei mesi precedenti, e dai prezzi alimentari, che accelerano a +2,1% (da +0,7%). 
Viceversa, i prezzi core hanno frenato a +0,5% (da +0,6%), con i servizi a +0,7% (da +0,9%) e i beni industriali fermi (da +0,1%). Il credito per le imprese italiane è scarso e resta un nodo per la crescita. I prestiti bancari hanno registrato +0,2% mensile a dicembre, dopo il calo di novembre (-0,2%); negli ultimi 4 mesi del 2016 il ritmo di caduta si è attenuato. 
Nell'intero 2016, però, lo stock di prestiti si è ridotto dello 0,15% medio al mese (pari a -14 miliardi a fine anno da fine 2015; -15,8% dal 2011). Il costo del credito per le imprese, invece, è ai minimi (1,5% a dicembre sulle nuove operazioni, 1,6% a novembre): ciò stimola la domanda di fondi, ormai risalita vicino ai valori pre-crisi. 
Le sofferenze nei bilanci bancari restano alte, nonostante gli interventi varati (143 miliardi a dicembre, 18,9% dei prestiti, 142 a novembre); nel manifatturiero lo stock mostra un calo incoraggiante (a 32 miliardi, da un picco di 36 nel 2015). La continua necessità di rettifiche su crediti tiene alta l'avversione al rischio delle banche e limita i prestiti alle imprese. Sommandosi alla bassa redditività operativa, contribuisce alla debolezza delle quotazioni bancarie in Borsa (-10,2% a febbraio da inizio anno), rendendo più difficili le ricapitalizzazioni.

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autore / Luca Lippi
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