Pensioni, è "accelerazione" decreti: news Ape volontaria online e Rita

23 gennaio 2017 ore 12:47, Luca Lippi
Dal primo maggio 2017 sarà possibile avviare la procedura per aderire all’Anticipo della pensione volontario (Ape) e ancora Ape sociale, Ape aziendale, Rita.  L’Ape volontaria può essere richiesta solamente online. I decreti attuativi che il governo chiede con procedura d’urgenza per rientrare nei tempi, sollecita i tecnici a creare una procedura semplificata ma obbligatoria per l'accesso all'Ape volontaria tramite internet. Il lavoratore potrà quindi utilizzare una sezione apposita che sarà resa disponibile all'interno del sito Inps e attraverso la quale potrà inoltrare la propria domanda, compilando dei passaggi punto a punto pensati in modo specifico per l'anticipo volontario. Il sistema accompagnerebbe quindi il contribuente nella fase di autorizzazione della richiesta e successivamente nell'attivazione del piano di finanziamento bancario e di tutela assicurativa. Il lavoratore potrà quindi scegliere le condizioni che riterrà migliori e procedere con la chiusura e l'invio della pratica. 
Cos’è l’Ape
L’Ape, anticipo pensionistico, è la possibilità di uscire dal lavoro sino a 3 anni e 7 mesi prima della maturazione dell’età utile alla pensione di vecchiaia, se si possiedono almeno 20 anni di contributi.
In sostanza con l’Ape si anticipa la pensione di vecchiaia, che dal 2018 potrà essere raggiunta a 66 anni e 7 mesi di età, a soli 63 anni.
L’Ape è stata istituita dalla Legge di bilancio 2017 e potrà essere fruita da tutti i lavoratori appartenenti alle gestioni Inps, compresi gli iscritti alla gestione separata: normalmente l’anticipo sarà riconosciuto servendosi di un prestito bancario, che comporterà una penalizzazione sulla pensione. Parte del prestito però, potrà essere coperta dall’azienda, nel caso di lavoratori in esubero, oppure dalla previdenza complementare, con una rendita integrativa anticipata (Rita). Inoltre, per certi soggetti tutelati sarà possibile fruire dell’Ape a carico dello Stato, l’Ape sociale.
Nel dettaglio 
Ape
Secondo quanto chiarito dall’Inps, l’anticipo massimo della pensione non può mai superare 3 anni e 7 mesi, anche nel caso in cui i requisiti d’età per raggiungere la pensione di vecchiaia siano spostati in avanti.
Quindi, se il requisito di età per la pensione di vecchiaia dal 2019 salirà a 67 anni e 11 mesi, l’Ape potrà essere richiesta con un minimo di 63 anni e 3 mesi di età.
Attenzione, per gli anni 2016 e 2017, i requisiti d’età per accedere alla pensione di vecchiaia sono pari a:
-66 anni e 7 mesi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche;
-65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato;
-66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome.
Dal 2018 l’età per la pensione di vecchiaia sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi.
Nel 2019 l’età dovrebbe aumentare a 66 anni e 11 mesi, a meno che non siano confermati i decrementi della speranza di vita registrati nel 2015, nel qual caso il requisito resterebbe a 66 anni e 7 mesi.
Ad ogni modo, esiste anche un anticipo minimo della pensione, che deve essere pari a 6 mesi.
Chi può chiederla
L’anticipo pensionistico può essere richiesto:
-dai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago): lavoratori dipendenti del settore privato e lavoratori iscritti alle gestioni artigiani, commercianti, coltivatori;
-dai lavoratori iscritti ai fondi sostitutivi dell’Ago: ex fondo elettrici, telefonici, Enpals, etc.;
-dai lavoratori iscritti ai fondi esclusivi, come ex Inpdap, ex Ipost, etc.
Non può essere richiesto da chi è iscritto alle casse professionali.
Perché possa essere richiesto l’anticipo, inoltre, è necessario che la futura pensione ammonti a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè a 702,65 euro.

Pensioni, è 'accelerazione' decreti: news Ape volontaria online e Rita
 
Come funziona
Dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione dell’età pensionabile, il lavoratore riceve l’Ape, l’anticipo pensionistico, che è un assegno mensile erogato da una banca convenzionata grazie a un prestito richiesto dal lavoratore tramite l’Inps.
L’ammontare del prestito dipende dall’ammontare dell’assegno Ape: questo potrebbe andare dal 95% della futura pensione sino al 50%; maggiori dettagli in merito saranno resi noti da un decreto che dovrebbe uscire entro marzo 2017.
Questo prestito deve essere restituito in 20 anni, mediante l’applicazione di una penalizzazione sulla pensione che, si stima, sarà pari al 4,6% per ogni anno di anticipo, ipotizzando che l’Ape ammonti all’85% della futura pensione e un tasso del 2,5%: ovviamente, minore è la percentuale di pensione richiesta, più bassa risulterà la penalizzazione.
Il taglio della pensione, comunque, non è determinato solo dal prestito, ma anche da un’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza del pensionato.
L’Ape è esente da imposizione fiscale. Annualmente al pensionato è riconosciuto un credito di imposta pari al 50% del ventesimo degli interessi e del premio assicurativo complessivamente dovuti in base ai contratti stipulati. Dal momento del pensionamento, l’Inps riconoscerà il credito di imposta.
Percentuali, ammontare massimo e minimo dei prestiti e importi delle assicurazioni saranno definiti, come accennato, da un dpcm (un decreto del presidente del Consiglio dei ministri) che dovrà uscire entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di bilancio. L’anticipo minimo dovrà essere pari almeno a 6 mesi.
Come presentare la domanda
Per accedere all’Ape, l’interessato deve inoltrare, tramite il sito dell’Inps, una prima domanda con la quale richiede all’istituto la certificazione della pensione futura. L’Inps deve verificare e certificare il possesso dei requisiti, comunicando anche l’importo minimo e massimo ottenibile con l’anticipo pensionistico.
Una volta ricevuta la certificazione, il lavoratore deve inoltrare una domanda online per ottenere il pagamento dell’Ape, con la quale sceglie la banca che erogherà il prestito e l’assicurazione contro il rischio di premorienza (da individuarsi tra gli istituti che sigleranno un’apposita convenzione): l’istanza vale anche come domanda di pensione di vecchiaia (che sarà erogata al raggiungimento dei requisiti di età) e sarà irrevocabile.
Se la domanda viene respinta, o l’interessato recede dall’operazione di finanziamento, la domanda di pensione resta priva di effetti.
L’interessato può, comunque, recedere dal contratto di assicurazione contro il rischio di premorienza entro 14 giorni.
Una volta conseguita la pensione di vecchiaia, l’interessato può decidere di non subire penalizzazioni sulla pensione e di estinguere il prestito in un’unica soluzione.
Presso il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) verrà creato un apposito Fondo di garanzia, gestito dall’Inps, che potrà coprire l’80% del finanziamento concesso al richiedente.
Ape aziendale
Per il lavoratore scegliere di pensionarsi con l’Ape ha dei costi anche piuttosto importanti. Per incentivare il ricorso all’Ape volontaria, per i dipendenti in esubero a seguito di crisi o ristrutturazioni aziendali, è stata prevista la possibilità che i costi siano, almeno in parte, compensati dall’azienda col versamento di contributi aggiuntivi, in cambio dell’uscita volontaria del dipendente: è il caso dell’Ape aziendale.
L’ammontare dei contributi da versare deve essere scelto in un apposito accordo: i contributi devono risultare almeno pari all’ammontare della contribuzione volontaria (cioè, per il 2016, al 32,87% della retribuzione imponibile dell’ultimo anno dal momento dell’accesso all’Ape fino alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia).
In pratica, se al lavoratore mancano 3 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia e la sua retribuzione imponibile ammonta a 30.000 euro, l’ammontare che l’azienda deve versare è pari a 9.861 euro annui per 3 anni, cioè a 29.583 euro.
I contributi devono essere versati all’Inps in un’unica soluzione, entro il mese successivo a quello in cui viene pagato il primo assegno Ape; se il pagamento avviene in ritardo, si applica la sanzione vigente per omissione contributiva (5,55% in ragione annua).
L’Ape aziendale potrà anche essere anche a carico dei fondi di solidarietà bilaterali, compresi i fondi dei settori della somministrazione di lavoro e dell’artigianato e quelli interprofessionali.
Il vantaggio dell’Ape aziendale, per il dipendente, consiste nella compensazione della perdita determinata dalla restituzione del prestito pensionistico, grazie all’aumento del futuro reddito di pensione, a sua volta dovuto all’aumento del montante contributivo comportato dai contributi aggiuntivi versati dall’azienda.
Per il datore di lavoro, il vantaggio consiste nell’avere a disposizione un ulteriore mezzo di gestione degli esuberi, sostenendo, però, dei costi inferiori rispetto all’isopensione, cioè rispetto all’attuale prepensionamento previsto dalla Legge Fornero, in quanto non è tenuto a pagare l’intero trattamento pensionistico di tasca, sino a un massimo di 4 anni.
Ape social
Anche nota come Ape agevolata, consente allo stesso modo dell’Ape volontaria, di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, con un minimo di 63 anni di età. L’Ape sociale è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:
-disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali (che non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi) a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:
-licenziamento, anche collettivo;
-dimissioni per giusta causa;
-risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
-i disoccupati devono possedere almeno 30 anni di contributi;
-lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
-lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile grave convivente (coniuge o parente di 1° grado), con almeno 30 anni di contributi;
-lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi.
Rientrano, in particolare, tra gli addetti alle attività gravose aventi diritto all’Ape sociale non solo coloro che svolgono i lavori usuranti elencati dal noto decreto del 2011, ma anche:
-gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario;
-i macchinisti;
-il personale viaggiante;
-gli infermieri;
-i camionisti;
-gli assistenti di persone non autosufficienti;
-le maestre d’asilo;
-i facchini;
-gli spazzini;
-gli addetti alle pulizie.
I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui, se l’attività effettuata sarà subordinata o parasubordinata (co.co.co.), oppure sino a 4.800 euro annui, nel caso di attività di lavoro autonomo. Inoltre, l’Ape sociale non potrà essere cumulata con trattamenti di sostegno al reddito, come l’Asdi ed è incompatibile con qualsiasi trattamento pensionistico diretto.
L’Ape sociale, pari all’ammontare della futura pensione, non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili: per coloro che hanno diritto a una pensione superiore, è possibile richiedere l’Ape sociale integrando, di tasca propria, l’ammontare eccedente 1.500 euro.
Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, il momento in cui questi riceveranno il Tfs o il Tfr non decorrerà dall’uscita dal lavoro, ma dalla maturazione dei requisiti d’età per la pensione di vecchiaia.
In conclusione, c’è Rita
La Rita (rendita pensionistica integrativa anticipata) consiste nella possibilità, per i lavoratori iscritti alla previdenza complementare, di ricevere dal fondo pensione di appartenenza (se non è a prestazione definita) una rendita temporanea, decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.
Per la Rita sono necessari gli stessi requisiti richiesti per ricevere l’Ape, cioè almeno 63 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva presso l’Inps.
In pratica, con la Rita il lavoratore riceverà, dal fondo pensione complementare, i contributi accumulati in modo frazionato, in tutto o in parte a seconda della scelta.
La tassazione della Rita sarà la stessa prevista per i fondi pensione complementari, cioè dal 15% al 9%.
Alla Rita potranno accedere anche i dipendenti pubblici che, anche in questo caso, riceveranno Tfr e Tfs non alla cessazione dal servizio, ma nel momento in cui ne avrebbero maturato il diritto alla corresponsione in base alle norme attuali.
Il lavoratore che intende esercitare il proprio diritto alla Rita dovrà comunque passare per l'Inps, ottenendo la certificazione per l'accesso all'Ape (pur senza fare esplicita richiesta della misura). La documentazione andrà inviata al fondo pensione, che provvederà ad effettuare le verifiche di rito sulla posizione e ad erogare la rendita. È interessante notare che per Rita non sarà necessario attendere ulteriori decreti attuativi, pertanto vale quanto già indicato all'interno dell'ultima LdB2017.

autore / Luca Lippi
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