Aumento di capitale Unicredit concluso con successo: cosa accade ora

24 febbraio 2017 ore 12:43, Luca Lippi
L’aumento di capitale Unicredit, è terminato con successo, sin da subito l’operazione ha incontrato il favore e l’ottimismo di diversi analisti. Oggi quell’ottimismo ha trovato conferma nei dati e nel risultato dell’aumento di capitale: l’offerta è stata coperta al 99,8% e dei 13 miliardi totali l’inoptato è stato solo di 30,9 milioni. I diritti di opzione prima negoziati e ora esercitati sono stati 616,6 milioni, mentre i restanti 1,47 milioni saranno messi sul mercato da lunedì 27. Che succede adesso che il risultato dell’aumento di capitale Unicredit è chiaro è una delle domande più gettonate della giornata.

CHE SUCCEDE ORA?
Le azioni Unicredit sono crollate in Borsa. E questo fa emergere che sul c’è una pressione determinata da fattori extra finanziari. In concreto, c’è stata una fiducia incondizionata alla strategia di Mustier e all’aumento di capitale Unicredit da 13 miliardi di euro, l’operazione più ampia mai tentata in Italia e una delle più grandi tentate in Europa.
La fiducia è stata così ampia da far esporre Berenberg che ieri ha promosso l’istituto di Mustier a buy (target price azioni Unicredit a 15 euro). 
Nonostante l’ottimismo dietro l’aumento di capitale Unicredit, molti hanno voluto mettere la pulce nell’orecchio al mercato. Cosa accadrebbe se le sofferenze della banca pesassero così tanto da rendere inutile la ricapitalizzazione? Ecco, questo è il motivo (presumibilmente) che mette sotto pressione il titolo.

CHI HA PARTECIPATO ALL’AUMENTO
Secondo le ultime notizie e indiscrezioni, i fondi Aabar e Capital Reserach hanno sottoscritto l’aumento di capitale per la loro intera quota, ossia del 5,04% per il primo e del 6,73% per il secondo. Sul fronte fondazioni, l’aumento di capitale Unicredit è stato sottoscritto sia da Cariverona che da Crt con una quota dell’1,8% ciascuna. Sul fronte investitori privati, invece, è stata resa nota la posizione di Del Vecchio che ha sottoscritto l’operazione all’1,7%.
Scendendo nel dettaglio, il risultato dell’aumento di capitale Unicredit è stato di 616.559.900 diritti di opzione esercitati e dunque di 1.603.055.740 nuove azioni sottoscritte. Come evidenziato in precedenza, dall’aumento di capitale Unicredit sono emersi un inoptato dello 0,2% e 1.469.645 diritti non esercitati relativi a 3.821.077 nuove azioni. Secondo le ultime notizie, tali diritti saranno offerti al mercato nelle sessioni di Borsa del 27 e 28 febbraio e dell’1,2 e 3 marzo.

Aumento di capitale Unicredit concluso con successo: cosa accade ora

A chiusura dell’aumento, quindi, Mustier potrà contare su un Cet1 ratio salito all’11,15% dal 7,54% di fine 2016, per effetto del disequilibrio temporale tra contabilizzazione delle perdite da svalutazioni avvenuta nel 2016 e benefici della ricapitalizzazione da contabilizzare appunto in questo trimestre. In base al piano industriale, poi, e tenendo conto delle cessioni annunciate di Pioneer Investments e Bank Pekao, il Cet1 ratio arriverà al 12% a fine anno per salire poi al 12,5% a fine piano nel 2019.
Detto questo, la situazione di riequilibrio dei conti di Unicredit pone l’istituto su una posizione di assoluta solidità, salvo considerare che Unicredit da sola non può essere in grado di risollevare le sorti del sistema bancario nel suo complesso.
In concreto il mercato valuta positivamente l’operazione di aumento di capitale di Unicredit come un’operazione di riparazione di una falla interna, ma nei fatti si è assistito anche a un ridimensionamento del gruppo, anche se il ridimensionamento è proiettato verso una riconversione core che oggettivamente ha bisogno di tempi tecnici per raccogliere segnali.
C’è da ricordare che Unicredit ha ceduto nei mesi scorsi pertecipazioni importanti ma non più finzionali al core dell’Istituto. 

LA GOVERNANCE
Un tema rilevante che verrà presto affrontato sarà quello della governance: l’aumento di capitale ha avuto un effetto diluitivo molto forte e le Fondazioni bancarie vedono il loro peso complessivo nel capitale ridotto a meno del 5%. Solo Cassa di risparmio di Torino e Cariverona (entrambe all’1,8%) mantengono un minimo di peso, ma la Fondazione veronese ha scelto di comportarsi da investitore istituzionale e non chiederà posti in consiglio. 
Diverso il discorso della Fondazione torinese rappresentata oggi da un vicepresidente, Fabrizio Palenzona, che non intende affatto perdere il suo peso e che sta manovrando da mesi per spuntare la riconferma. Sarà sufficiente il forte rimescolamento di carte nell’azionariato per ridisegnare nuovi equilibri in consiglio? E’ ancora presto per dirlo, così come è ancora presto per capire se i soci arabi della banca, secondi azionisti con il 5,04%, confermeranno ancora una volta la loro fiducia all’altro vicepresidente, Luca Cordero di Montezemolo le cui fortune da un po’ di tempo in qua non paiono più così solide. 
Una cosa è sicura: l’attuale consiglio è espressione di un’epoca che si è conclusa e difficilmente il mercato e i nuovi azionisti che hanno dato fiducia a Mustier e al suo management saranno disposti a tollerare una governance inadeguata al profilo di grande banca europea che Unicredit sta tornando ad assumere.

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autore / Luca Lippi
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