Istat: inflazione aprile a +1,08%, rialzo più alto dal 2013. Che significa

28 aprile 2017 ore 15:36, Gianfranco Librandi
Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad aprile l’indice dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% rispetto ad aprile 2016 (era +1,4% a marzo). L’accelerazione dell’inflazione è dovuta soprattutto alla crescita dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+5,7%, da -1,2% del mese precedente), a cui contribuisce sia l’Energia elettrica (+5,4%) sia il Gas naturale (+6,0%), che segnano entrambi un’inversione di tendenza rispetto a marzo (rispettivamente da -1,0% e -1,4%) e dalla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+5,5% da +2,5% del mese precedente).
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale a +1,0%, da +0,7% di marzo, mentre quella al netto dei soli beni energetici si mantiene stabile a +1,2% come nel mese precedente.
L’incremento su base mensile dell’indice generale è ascrivibile in larga parte ai rialzi dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+3,3%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,1%), che risentono entrambi di fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Viceversa, si registra un calo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (-1,0%).
Istat: inflazione aprile a +1,08%, rialzo più alto dal 2013. Che significa
Su base annua la crescita dei prezzi dei beni sale di un solo decimo di punto percentuale (+1,8% da +1,7% di marzo), mentre accelera in modo marcato il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+1,7% da +1,0%).
Di conseguenza, ad aprile il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si riduce portandosi a -0,1 punti percentuali (da -0,7 di marzo).
L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,3%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,4% su base mensile e registrano un aumento dell’1,8% su base annua (era +2,3% a marzo). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto scendono dello 0,3% in termini congiunturali e mostrano una crescita su base annua del 2,2%, in attenuazione dal +2,7% del mese precedente.
Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo aumenta dello 0,8% su base mensile e del 2,0% su base annua (da +1,4% di marzo). 
Non si può certo parlare di fiammata dei prezzi, visto che, come ricordato da Mario Draghi giovedì, l’obiettivo della Bce è un’inflazione “vicina al 2% in tutta l’Eurozona”.
Spesso sentiamo parlare di Inflazione. Ma cos’è? È un aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo. Ovviamente l’aumento dei prezzi determina anche una riduzione del potere d’acquisto della moneta in vigore. Pertanto, per “le tasche” del cittadino medio, sentir parlare di Inflazione non è mai una cosa positiva.
Una delle cause più ricorrenti a determinare l’aumento dell’inflazione è senza dubbio l’aumento dell’offerta di moneta superiore all’aumento della produzione di beni e servizi. Ovvero, maggiore immissione di denaro in circolazione e, quindi, aumento della domanda di beni, servizi e investimenti in assenza però di un corrispondente aumento dell’offerta. Secondo John Maynard Keynes, l’inflazione dipende dalla domanda, che però può crescere a prescindere dalla quantità di moneta immessa se ci si trova in una situazione di piena occupazione, in cui quindi la domanda cresce per la crescita dei salari.
Altre cause sono:
-l’aumento dei prezzi dei beni importati;
-l’aumento del costo dei fattori produttivi (materie prime e costo del lavoro) e dei beni intermedi, in seguito all’aumento della domanda o per altre ragioni;
L’inflazione poi finisce irrimediabilmente per colpire le fasce sociali più deboli. È una sorta di tassa, ma si differisce dalle tasse perchè non sarebbe deliberata da leggi. Tuttavia, l’imposizione di tasse (in particolare, le imposte dirette) ha tipicamente effetti deflazionistici sull’economia nazionale.
Tra gli economisti contemporanei vige la teoria che una quantità moderata di inflazione sia anche positiva. Ad esempio la Banca Centrale Europea si pone come obiettivo un’inflazione che non superi il 2%. L’inflazione comporta la perdita di valore del denaro accumulato e un’inflazione imprevista comporta un trasferimento di ricchezza vantaggioso per i soggetti in posizione debitoria, nella fattispecie il creditore, e nel caso specifico le banche in linea generale.
In conclusione, aumenta l’inflazione ma nello stesso tempo diminuisce il potere d’acquisto dei cittadini, da una parte lo stato guadagna dall’altro le banche perdono dalla svalutazione dei crediti. In sostanza sul dato ci sono esposizioni umorali positive al suo aumento, ma in concreto si innescano dinamiche che incidono negativamente sul reddito di imprese e privati cittadini, questo comporta inevitabilmente una correzione nel medio termine. Cosa diversa sarebbe se la dinamica inflazionistica si consumasse in una realtà sociale in assenza di disoccupazione. Non è il caso dell'italia!

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