Inflazione +1,5%, ai massimi dal 2013: pesa il caro vita

28 febbraio 2017 ore 16:06, Luca Lippi
L’Istat festeggia il consolidarsi dell’inflazione che, nella sostanza, riduce il rischio assai più complicato da superare della deflazione. I dati pubblicati dall’Istat dicono che l'inflazione italiana a febbraio, è in linea con l'accelerazione subita dai prezzi al dettaglio nel resto d'Europa. 

I NUMERI
L’indice dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su mese e dell’1,5% su anno (era +1% a gennaio). L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +1%.
l’Istituto di statistica precisa che analogamente a quanto accaduto il mese precedente l’accelerazione rispetto allo scorso anno è stata determinata dai prezzi delle componenti più volatili come gli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) ed i Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente). A rafforzare l’inflazione c’è poi l’accelerazione della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, da +1% di gennaio).
Di conseguenza, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si porta a +0,6% da +0,5% del mese precedente mentre quella al netto dei soli Beni energetici sale a +1,3% da +0,8% di gennaio.
Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+1,9%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni raddoppia portandosi a meno 1 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, il cosiddetto carrello della spesa, aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 3,2% da +2,2% del mese precedente.
Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio).

Inflazione +1,5%, ai massimi dal 2013: pesa il caro vita

LE RIPERCUSSIONI REALI
In sintesi, i dati diffusi dall’Istat, così come quelli giunti finora per l’intera area euro, mostrano che il rialzo dell’indice generale riflette prevalentemente spinte rialziste sull’energia, legate al recente recupero dei prezzi del petrolio, e sugli alimentari, un’altra voce altamente volatile legata a doppio filo con l’energia stessa. 
Guardando oltre, l’inflazione di fondo è piuttosto blanda (0,6% a febbraio rispetto allo 0,5% di gennaio). Quello che preoccupa più di ogni altra cosa è che all’accelerazione dei prezzi non corrisponde un’adeguata accelerazione della domanda. 
La dinamica delle retribuzioni delle famiglie mostra infatti come queste ultime si trovino anzi del tutto abuliche sui rincari. Sempre secondo i dati dell’Istat, i salari, i cui ultimi dati risalgono però solo a dicembre, si attestavano al più 0,4% su base annua e in assenza totale di incrementi rispetto al mese precedente. 
L’intero 2016 si è chiuso con un limitato più 0,6%. E ora all’improvviso i consumatori dovranno affrontare un carrello della spesa (prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona) che a febbraio è balzato al più 3,1% su base annua. 
Dunque all’allarme deflazione di un paio di mesi fa si sostituisce l’allarme rincari che a pioggia saranno lanciati dalle associazioni di consumatori e di categoria. E non mancano i timori che si inneschi una fase di bassa crescita economica e retributiva e inflazione al rialzo, specialmente in Italia dove l’espansione economica è ai livelli più bassi di tutta l’Ue. D’altra parte proprio la mancanza di una componente dalla crescita delle retribuzioni, alla base della fiammata inflattiva, se a sua volta generalizzata a livello europeo, potrebbe limitare il rischio che venga minato il massiccio programma di stimoli all’economia della Bce. 
Ancor prima che si assistesse alla risalita dell’indice Hicp (l’inflazione armonizzata di Eurolandia) il presidente Mario Draghi aveva avvertito che l’istituzione avrebbe guardato attentamente ai segnali di “effetti di secondo livello” dei rincari, quelli che appunto si verificano tipicamente sulle retribuzioni e sulle contrattazioni salariali. E va sempre ricordato che in buona misura l’incremento dell’inflazione deriva dagli stessi stimoli della Bce, in assenza dei quali, specialmente nei mesi scorsi, la deriva deflattiva avrebbe potuto risultare ben più pronunciata a pericolosa. 

IN CONCLUSIONE
lo scatto del caro vita può mettere sotto pressione i bilanci familiari. Soprattutto se dovesse mostrare ulteriori rafforzamenti, ma su questo versante va rilevato che da diverse settimane almeno il prezzo del petrolio, componente chiave dell’attuale fase rialzista, si è sostanzialmente stabilizzato tra i 50 e i 60 dollari. Ma almeno per ora il quantitative easing della Bce dovrebbe poter proseguire senza intoppi.
Per essere più chiari possibile, la dinamica dei prezzi è tornata al rialzo, tuttavia la velocità con cui si è verificato questo mutamento, cioè le cause che lo hanno determinato (quelle che non hanno contribuito) non scaturisce da un genuino e proporzionale rafforzamento dell’economia. Oltretutto, il contesto generale in cui si verifica non permette di guardare a questi dati con troppo sollievo.

#Istat #Inflazione #Deflazione
autore / Luca Lippi
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