Pensioni news: Ape sociale ristretta, solo ad 'alcuni' disoccupati

29 marzo 2017 ore 15:20, Luca Lippi
L’Ape sociale solo per una ristretta cerchia di disoccupati. Il perimetro del beneficio, avrà una platea abbastanza ristretta poiché ne potranno fruire soltanto i lavoratori disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro causa licenziamento o per dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della conciliazione obbligatoria. In pratica i ‘paletti’ per l’accesso all’Anticipo pensionistico a carico della Stato aumentano.
L’anticipo pensionistico con l’Ape sociale e la Quota 41 per i lavoratori precoci prevede che i disoccupati vadano in pensione prima, ma ad una condizione. Soltanto se la disoccupazione è frutto di licenziamento o di dimissioni per giusta causa.
Questa tipologia di disoccupati, quindi, a partire dal 1 maggio 2017 potranno fruire dell’Ape sociale se potranno vantare almeno 30 anni di contribuzione e almeno 63 anni di età, o della quota 41 se hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni di età e possono vantare 41 anni di contributi. 
In entrambi i casi l’anticipo contributivo è gratuito e non prevede costi per il lavoratore.
Un’altra condizione cui dovranno rispondere i lavoratori per poter accedere all’anticipo pensionistico gratuito è quella di aver concluso da almeno 3 mesi la prestazione di disoccupazione loro spettante.
Pensioni news: Ape sociale ristretta, solo ad 'alcuni' disoccupati
L’anticipo gratuito, quindi, sarà vincolato alla perdita del lavoro per licenziamento o dimissioni per giusta causa del lavoro dipendente (non per altre cause) e dall’intera fruizione della Naspi da almeno 3 mesi.
Quota41 - Con l’espressione quota 41 ci si riferisce alla proposta di pensionamento per i cd lavoratori precoci che si basa sul conteggio degli anni di versamenti, a prescindere dall’età anagrafica. Per questa categoria di soggetti, che hanno iniziato a lavorare presto (spesso prima del compimento dei 18 anni), subordinare l’uscita dal lavoro ad una soglia anagrafica potrebbe risultare infatti iniquo e sconveniente.
Ape sociale - Ricordiamo che possono accedere all’Ape Sociale tutti coloro che, con un minimo di 63 anni e con contributi variabili dai 30 ai 36 anni, appartengano ad una delle categorie di tutela stabilite dalla legge. 
Anche nel caso dell’Ape Sociale il calcolo dell’assegno sarà fatto con il normale calcolo della pensione ma l’importo dell’erogazione mensile non potrà superare i 1500 euro. Si ricorda inoltre che l’Ape Sociale, a differenza della pensione, sarà corrisposta soltanto per 12 mensilità e non per 13 poiché non si tratta di un trattamento pensionistico vero e proprio ma di un anticipo corrisposto sotto forma di indennità.
Mentre nel caso dell’Ape volontaria la normativa preveda che il trattamento sia esentasse, la legge che ha istituito l’Ape Sociale non lo specifica: da questo, quindi, si deduce che il trattamento sarà tassato alla pari del reddito da lavoro dipendente.
L’intento del Governo è piuttosto evidente: frenare la corsa a uno strumento senza costi per il lavoratore, per il quale si ipotizza una valanga di richieste, almeno 35.000. Le perplessità del sindacato, però, non mancano anche per l’Ape volontario. Il governo ha confermato il calcolo sulla rata del prestito annunciato nei mesi scorsi pari al 4,5-4,7% per ogni anno di anticipo ma su una media di importo dell’85% della pensione (nel caso di tre anni di anticipo) e solo per 12 mesi (mentre la rata sulla pensione si paga su 13 mesi e per 20 anni). Secondo i calcoli diffusi dopo il varo del provvedimento alla fine dell’anno scorso, a fronte di un anticipo complessivo per tre anni di circa 39.300 euro se ne restituirebbero in 20 anni oltre 54.000 (208 euro netti di rata al mese su una pensione di 1.286 euro ma per 13 mesi)

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autore / Luca Lippi
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