Istat: salgono redditi e consumi ma anche per la pressione fiscale

30 giugno 2017 ore 13:48, Luca Lippi
Nel primo trimestre 2017 l'indebitamento netto in rapporto al Pil delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 4,3%. Reddito e consumi famiglie sono ai massimi dal 2011 e il potere d'acquisto è cresciuto dello 0,8%. Ma la pressione fiscale è aumentata al 38,9%. L’Istat segnala che la pressione fiscale nel periodo in esame (primo trimestre 2017) è in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali del 2%. Le entrate correnti sono aumentate, in termini tendenziali, del 2%. Incrementi delle imposte dirette (+1,8%), delle imposte indirette (+3,1%), dei contributi sociali (+1%) e delle altre entrate correnti (0,7%).
In particolare, nel trimestre, sono state registrate come imposte indirette (nello specifico “altre imposte sulla produzione”) le risorse affluite dal sistema bancario italiano al Fondo Nazionale di Risoluzione (pari a circa 1,5 miliardi di euro). In aumento sono risultate anche le entrate in conto capitale (+12,3%)
Istat: salgono redditi e consumi ma anche per la pressione fiscale
Sempre nei primi tre mesi dell'anno, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dell’1,5% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,3%. In entrambi i casi si tratta degli incrementi tendenziali più alti dal terzo trimestre del 2011. L'aumento più sostenuto del reddito disponibile rispetto ai consumi ha portato la propensione al risparmio delle famiglie italiane in rialzo all’8,5% (+0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). In aumento anche il potere d’acquisto (+0,8%).
Uno dei principali effetti che la crisi economica ha avuto su gran parte d’Europa è stato un impoverimento generale delle famiglie. Ma tale condizione, in taluni casi, trae origine anche prima dell'inizio della crisi economica. In quello italiano, ad esempio, il Pew Research Center in un recente studio parla di un calo dei redditi della classe media italiana pari al 20% nell’arco di 20 anni (-23% se si considera la classe più bassa).
Un dato allarmante, anche se riferito al periodo 1991-2010, soprattutto perché è il più marcato dell’intera Unione europea. In Spagna, per fare un confronto, si registra un calo del reddito delle famiglie della classe media pari al 5%, mentre in Francia si registra addirittura una crescita. Secondo alcune comparazioni, per esempio quelle effettuate dall’Adoc, il reddito disponibile delle famiglie italiane sarebbe inferiore del 25% alla media Ue.
In generale nel nostro Paese, secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, contenute nel Supplemento al Bollettino statistico I Bilanci delle famiglie italiane, dal 2008 il reddito familiare netto medio non ha fatto che diminuire (soprattutto a causa della riduzione dei redditi da lavoro) per arrestare la caduta tra il 2012 ed il 2014, quando è tornato a crescere lievemente.
Tutto sommato, sembra quindi che i bilanci familiari siano in miglioramento, una tendenza osservabile anche dalle serie storiche dell’Istat riguardanti alcune componenti della fiducia dei consumatori. Nonostante le ultime rilevazioni mostrino molto spesso andamenti altalenanti, tra il 2014 e questi primi mesi del 2017 si può notare un netto miglioramento sia dei giudizi sulla situazione economica della famiglia (dai -54 punti dell’aprile del 2014 ai -25 dello stesso mese del 2017), che dei giudizi sul bilancio familiare (da -15 punti a 9). Permane comunque un lieve pessimismo sul futuro: l’indice relativo alle attese sulla situazione economica della famiglia è infatti leggermente peggiorato nell’arco dei quattro anni, da -6 punti a -9 punti.

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autore / Luca Lippi
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