Bad Bank europea, l'idea Epa per gestire 1000mld di sofferenze

31 gennaio 2017 ore 10:37, Luca Lippi
La European Banking Authority ha proposto la nascita di una #bad bank europea, una Asset Management Company in grado di aiutare le banche europee a risolvere il problema #Npl. Secondo il presidente dell’#Eba, Andrea Enria, una bad bank europea riuscirebbe a sanare i fallimenti del mercato derivanti dal mancato incentivo degli istituti a cedere crediti in perdita e dalla mancata simmetria tra compratore e acquirente. L’obiettivo di questa bad bank europea sarebbe anche quello di garantire una maggiore trasparenza sui prezzi acquistando crediti a valore di mercato, creando una massa critica e reperendo fondi privati. 
In sostanza l'idea di una bad bank europea è necessaria  per gestire i 1.000 miliardi di crediti deteriorati (npl) del Vecchio Continente ma, questa volta, senza venire meno alle regole Ue di aiuti di stato e bail in.
Cos’è una Bad Bank
E’ un ente creato da un istituto finanziario in difficoltà (come le banche europee) a causa della grande quantità di sofferenze. Tramite la bad bank, la banca in crisi si “sdoppia” e cede parte del portafoglio al nuovo ente che ha lo scopo di smaltire le sofferenze. Tramite la bad bank, gli istituti cederebbero Npl a valore di mercato, ma la differenza con i valori reali non avrebbe in teoria bisogno della copertura statale ma solo di quella di investitori privati e della stessa bad bank.

Bad Bank europea, l'idea Epa per gestire 1000mld di sofferenze

La proposta dell’Epa
La bad bank europea dovrebbe assumere la forma di una società in grado di gestire 1000 miliardi di Npl provenienti dalle banche del blocco. Tale bad bank non andrebbe ad inficiare la procedura di bail in proprio perché l’istituto otterrebbe sofferenze a prezzo di mercato, creerebbe massa critica e reperirebbe fondi dallo stesso mercato. 
Ove la bad bank non riuscisse a cedere i crediti deteriorati nel tempo prefissato, le banche europee dovrebbero riprendersi gli asset e assorbire le perdite in toto in modo da far scattare la ricapitalizzazione preventiva da parte dei singoli stati membri della bad bank stessa. Per evitare la ripercussione del fallimento sugli altri stati, un bail in imporrebbe perdite ad azionisti e obbligazionisti. La bad bank sarebbe dunque esente dalla mutualizzazione di rischi, mentre le regole sugli aiuti di Stato sarebbero rispettate.
Punti critici
Nonostante la proposta sia stata già appoggiata dal direttore generale dell’Esm, Klaus Regling, la sua implementazione dovrà fronteggiare diverse difficoltà. In primo luogo ci si chiede chi sarà disposto a finanziare la bad bank europea. Tra le difficoltà da superare lo stesso Enria (Presidente dell'Autorità Bancaria Europea) ha citato anche la governance del nuovo istituto e il ruolo degli esecutivi che entreranno nella bad bank. 
La soluzione individuata da Enria quindi sembra cercare una soluzione per risolvere 'il fallimento del mercato' e non spalmare l'onere sugli altri stati aggirando le regole del bail in. Circostanza questa che provocherebbe il veto della Germania.

autore / Luca Lippi
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