Pensioni: 6 su 10 sotto i 750€. Non è povertà ma trattamenti assistenziali

31 marzo 2017 ore 9:37, Luca Lippi
Le pensioni erogate dall'Inps nel 2016 sono oltre 18 milioni. Il 63,1% di queste, prevede un assegno mensile inferiore ai 750 euro. Le donne che percepiscono un assegno sotto i 750 euro mensili sono il 76,5%, in totale questo dato sembra fare emergere una misura indicativa della povertà, ma l’Inps ammorbidisce il lato negativo del dato precisando che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi.
Altra situazione, piuttosto positiva, per una categoria di pensionati più ‘benestanti’ è quella degli assegni superiori ai 3500 euro, questi sono 207.945 (1,2% del totale), e sono quasi tutti a favori di uomini (191.295). Assegni tra 2.000 e 2.500 euro mensili invece per 1.071.769 pensioni. É quanto si legge nell'Osservatorio Inps sulle prestazioni in vigore al 1° gennaio di quest'anno.
Delle 11.374.619 pensioni con importo inferiore a 750 euro solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45,1% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale cala al 23,7%, e di queste solo il 23,3% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro.
Pensioni: 6 su 10 sotto i 750€. Non è povertà ma trattamenti assistenziali
NEL DETTAGLIO

Le pensioni vigenti sono 18.029.590 di cui 14.114.464 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali durante l'attività lavorativa del pensionato (vecchiaia, invalidità e superstiti). Il rimanente quarto, è costituito dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili (comprensive delle indennità di accompagno) e da quella delle pensioni e assegni sociali, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso.
L'importo complessivo annuo della spesa pensionistica risulta pari a 197,4 miliardi di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali quella di maggior rilievo (95,7%) è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti che gestisce il 48,6% del complesso delle pensioni erogate e il 61,4% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi elargiscono il 27,3% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,7%, mentre le gestioni assistenziali erogano il 21,7% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10% del totale.

EFFETTO DELLA RIFORMA FORNERO
Il numero di prestazioni pensionistiche dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2017 è aumentato del 3,2% passando da 17.312.270 a 17.863.4876. A partire dal 2013 si sta però assistendo ad una inversione di tendenza anche per via del dispiegarsi degli effetti delle ultime riforme previdenziali, in primis la Fornero in vigore da inizio 2012. Infatti, mentre dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2012 il numero delle pensioni è incrementato mediamente dello 0,7% annuo per un complessivo 6,1%, negli ultimi 5 anni è iniziato a decrescere mediamente dello 0,6% annuo, con un decremento complessivo del 2,7%. L'importo complessivo annuo in pagamento è aumentato mediamente del 2,4% annuo.

PRESTAZIONI ESCLUSIVAMENTE PREVIDENZIALI
Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 66,3% da pensioni della categoria vecchiaia di cui poco più della metà (55,7%) erogate a soggetti di sesso maschile; per il 7,1% da pensioni della categoria Invalidità previdenziale di cui il 49,9% erogato a maschi e per il 26,6% da pensioni della categoria superstiti. Circa il 77,9% delle pensioni di anzianità/anticipate sono erogate a soggetti di sesso maschile, mentre tale percentuale si abbassa al 35,1% per le pensioni della sottocategoria vecchiaia.

DATI PER AREA GEOGRAFICA
L'Italia settentrionale usufruisce del maggior numero di prestazioni pensionistiche; infatti il 48% delle pensioni viene percepito da soggetti residenti in questa zona; il 19,2% viene erogato al Centro, mentre il 30,6% in Italia meridionale e isole; il restante 2,2% (401.570 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all'estero.

IN CONCLUSIONE
I dati diffusi dall’Inps non aggiungono nulla di nuovo a quanto si conosceva già in tema di previdenza. La forte incidenza di pensioni inferiori a 750 euro è infatti dovuta in gran parte ai trattamenti assistenziali che tuttavia, per una lettura più precisa del welfare italiano, andrebbero scorporati dalla gestione di un Istituto preposto alla previdenza basata sui contributi versati. 
D’altra parte, non va dimenticato che i dati dell’Inps si riferiscono alle singole erogazioni pensionistiche e non a chi realmente percepisce la pensione perché spesso usufruisce di più trattamenti, come pensioni di vecchiaia e di riversibilità o di lavoro dipendente e di lavoro autonomo.
Questi dati però devono sollecitare il governo e l’Inps stesso ad erogare tempestivamente le indennità dovute, compresa la 14esima mensilità, agli aventi diritto, senza attendere le richieste degli interessati, spesso anziani ed inconsapevoli dei loro diritti.
Per quanto riguarda infine la notazione sui pensionati che riscuotono oltre 2.000 euro lordi di pensione, l’Inps farebbe bene a precisare che si tratta di pensioni legittimamente maturate da lavoratori con oltre trent’anni di contribuzione, i quali non dovrebbero essere penalizzati com’è stato fatto con i mancati adeguamenti al costo della vita, censurati dalla Corte Costituzionale.

#Inps #Ossevatorio #Pensioni #RiformaFornero

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...