Pensioni, salta il cumulo P.Iva: è caos ricongiungimento

04 luglio 2017 ore 17:07, Luca Lippi
Cumulo gratuito dei contributi in stallo e non per dimenticanza ma perché le casse dello stato tremano! Il pacchetto previdenziale che prevede anche la possibilità di cumulare i contributi versati presso gestioni diverse al fine di raggiungere il pensionamento nonostante una circolare dell’Inps che chiarisce tempi e modalità per l’applicazione del cumulo gratuito, la norma non è ancora in vigore a causa dei rischi per le casse previdenziali. Solito problema della gatta frettolosa.
Problema che investe principalmente i professionisti, inizialmente esclusi, anche i professionisti possono chiedere il cumulo gratuito dei contributi versati a gestioni diverse, ma la norma non piace alle casse previdenziali che dovranno farsi i conti in tasca e trovare il modo di non perdere la stabilità finanziaria.
Pensioni, salta il cumulo P.Iva: è caos ricongiungimento
La legge di bilancio per il 2017 ha introdotto alcune importanti novità per le pensioni degli italiani: tra queste la possibilità per chi ha avuto una vita professionale discontinua di cumulare tutti i contributi versati qua e là per raggiungere il prima possibile i requisiti per la pensione. Questo diritto è stato esteso con un emendamento alla legge di Bilancio anche agli enti di previdenza dei professionisti. Fino al 2016 le possibilità di ricongiungimento c’erano, ma erano molto costose: il contribuente poteva avvicinarsi alla pensione tramite ricongiunzione onerosa o con la totalizzazione.
Con il pacchetto pensioni si è aggiunta anche la terza strada del cumulo gratuito. In pratica ogni gestione calcola pro quota la parte di sua competenza secondo le proprie regole: poi si applicano i requisiti di accesso più stringenti tra quelli delle gestioni interessate nel caso di pensione di vecchiaia; mentre per la pensione di anzianità valgono per tutti i requisiti previsti dalla legge Fornero (41 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 40 anni e 10 mesi per le donne).
Con una recente circolare l’Inps ha fornito altri chiarimenti sull’applicazione del cumulo gratuito dei contributi,  ha spiegato che sono coinvolte nel calcolo dei contributi le seguenti gestioni:
- Assicurazione generale obbligatoria;
- Gestioni sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria;
- Gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria:
- Gestione separata;
- Casse professionali.
Il cumulo dei contributi può essere utilizzato per ottenere la pensione di vecchiaia, di inabilità, indiretta ai superstiti o dal 2017 per ottenere la pensione anticipata. L’Inps ha precisato infine che un lavoratore può chiedere il cumulo dei contributi anche nel caso si stia già pagando la ricongiunzione chiedendo anche la restituzione di quanto versato, a patto però, che non sia stato pagato integralmente l’importo e non sia stata liquidata una pensione considerando i periodi oggetto di ricongiunzione. L’eventuale restituzione delle rate pagate decorre dal dodicesimo mese dalla data di richiesta di rimborso, in quattro rate annuali.

Il rischio per le casse - tra i dire e il fare ci sono di mezzo i problemi concreti. Per quanto sacrosanto l’allargamento del diritto al cumulo gratuito ai professionisti, l’emendamento mette a rischio la tenuta delle casse professionali che devono garantire l’equilibrio finanziario almeno per 30 anni. Potrebbe superare i due miliardi di euro il buco che rischia di aprirsi nei conti pubblici e in quelli delle casse privatizzate per la mancata copertura finanziaria del cosiddetto cumulo contributivo previsto dall’ultima legge di Stabilità anche per i professionisti (medici, ingegneri, avvocati per esempio). Un vero pasticcio frutto della sottovalutazione degli effetti della misura e che ora rischia di far saltare tutte le previsioni effettuate a suo tempo o, al contrario, di lasciare a terra migliaia di potenziali destinatari.
La nuova formula è fortunatamente (ferma restando la ‘figuraccia’) rimasta sulla carta e la norma di legge completamente inapplicata. I vertici dell’Inps hanno predisposto una circolare applicativa, che è ferma al ministero del Lavoro. Quelli delle Casse, a loro volta, hanno reclamato a più riprese un atto dello stesso ministero per rendere operativo il meccanismo. Ma hanno anche fatto presente che tocca allo Stato finanziare l’operazione e saldare il conto. 
Tanto per capirci, il presidente di Inarcassa (la Cassa degli ingegneri e degli architetti), Giuseppe Santoro, ha avvisato che sono almeno 65-66mila i professionisti delle due categorie interessati per un onere di 550 milioni di euro. E parliamo solo di una Cassa. I tecnici dell’Adepp (l’Associazione degli enti privatizzati) hanno fatto una stima che supera complessivamente i due miliardi. E nel conto mancano gli oneri a carico dell’Inps.
Il pasticcio è che quando è stata introdotta la misura nella legge di Bilancio, ai ministeri del Lavoro e dell’Economia hanno previsto una copertura finanziaria per meno di 100 milioni di euro per l’anno in corso. E ora non sanno dove e come trovare la montagna di risorse che manca. Da qui il silenzio e l’imbarazzo degli uffici legislativi e delle Direzioni generali interessate dei ministeri guidati da Padoan e Poletti.
Secondo indiscrezioni, si è alla disperata ricerca di un cavillo per far saltare il congegno o per renderlo talmente inutilizzabile da vanificarlo. A danno di centinaia di migliaia di professionisti che stanno aspettando di presentare la domanda. 

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autore / Luca Lippi
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