Istat: pressione fiscale giù ma peggiora il rapporto debito/Pil

05 gennaio 2017 ore 14:23, Luca Lippi
I dati dell’Istat si riferiscono al terzo trimestre del 2016 e bisognerà poi vedere se il trend verrà confermato. A partire dalla tanto temuta pressione fiscale, in Italia particolarmente pesante rispetto ad altri paesi, migliorata di uno 0,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: il dato di riferimento è sceso al 40,8%. Va meglio anche sul fronte del potere di acquisto delle famiglie cresciuto di un +1,8% e di conseguenza anche su quello del reddito disponibile rispetto al trimestre precedente, aumentato dello 0,2% mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. 
Non si parla di numeri in assoluto preoccupanti, tantomeno entusiasmanti, solo numeri e con una approssimazione alla visione reale non per errori tecnici da parte degli studiosi che quei numeri li ricavano.
Una rilevazione completa e piuttosto vicina alla realtà si potrà avere a marzo, al momento sono solo dati preliminari.
Peggiora il rapporto debito Pil. L'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni nel terzo trimestre del 2016 è stato pari al 2,1% del Pil, a fronte del 2,0% nel corrispondente trimestre del 2015. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2016 si è registrato un indebitamento netto pari al 2,3% del Pil.
Non analizziamo nel dettaglio i numeri, ma ne spieghiamo le dinamiche, e cominciamo a farlo cercando di capire perché le famiglie risparmiano meno. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In presenza di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d'acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,1%. Tuttavia, per evidenziare la vaghezza del dato, se le famiglie spendono soldi per installare porte di sicurezza, la spesa aumenta, il risparmio scende ma la prospettiva futura è quella dell’insicurezza da parte del consumatore che non è più un consumatore, ma uno che si barrica perché ha paura.

Istat: pressione fiscale giù ma peggiora il rapporto debito/Pil

Cala la pressione fiscale, secondo le stime dell'Istat la pressione fiscale nel terzo trimestre del 2016 è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Per quanto imperfetto, un primo metodo per calcolare quante imposte si pagano è misurare la pressione fiscale in percentuale al Pil, ed è quello che fa l’Istat. Contare quante sono le entrate fiscali dello Stato e metterle in rapporto al prodotto interno lordo. Mentre le entrate fiscali sono una grandezza abbastanza certa, il Pil subisce parecchie variazioni nel corso dell’anno. Per questa ragione spesso si trovano documenti che contengono cifre differenti sulla pressione fiscale. Del resto, anche l’ex presidente del Consiglio aveva ammesso che la pressione fiscale era calata ma che gli italiani non se ne sono mai resi conto. 
Una variazione dello 0,1%, soprattutto di una grandezza che si misura sul Pil e che quindi nel corso dell’anno può subire variazioni, difficilmente si può definire una vera e propria diminuzione. 
Facciamo un esempio: ipotizziamo che la pressione fiscale sia al momento del 43,54%, arrotondata quindi al 43,5. Immaginiamo che nei prossimi mesi o il prossimo anno, in una delle numerose revisioni che compie l’Istat, il Pil sia modificato al ribasso di qualche miliardo. A quel punto sarà necessario ricalcolare anche la pressione fiscale. Visto che il denominatore (Pil) è sceso, mentre il numeratore (entrate fiscali) è rimasto stabile, il risultato del rapporto (pressione fiscale) salirebbe. 
Ipotizziamo che lo faccia di pochissimo: il 43,54% diventerebbe 43,56% e così, per il gioco degli arrotondamenti, la pressione fiscale salirebbe al 43,6%. Non potremmo più dire che le tasse sono calate, anche se in sostanza non sarebbe cambiato quasi niente.
Peggiora il rapporto deficit/Pil nel terzo trimestre che è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Lo rileva l'Istat nei contri trimestrali delle amministrazioni pubbliche. Guardando il dato cumulato dei primi tre trimestri, l'indebitamento netto si è attestato al 2,3% del Pil, in calo a confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente (era al 2,6%).
Kennedy sottolineava che il Pil non teneva conto di fattori importanti come salute o inquinamento, della qualità del dibattito pubblico e della produzione letteraria, dell’onestà dei politici e di moltissimi altri fattori altrettanto importanti per il benessere di ciascuno di noi. Il classico esempio è quello che abbiamo fatto prima, se le famiglie spendono denaro per allarmi e porte blindate, il Pil registra questa spesa con un aumento, senza tener conto del fatto che si tratta di una spesa dettata da un aumento dell’insicurezza.

autore / Luca Lippi
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