Novità Popolare Vicenza e Veneto Banca: via Iorio. La fusione "è Viola"

06 dicembre 2016 ore 11:00, Luca Lippi
Il consiglio di Amministrazione della Banca popolare di Vicenza già si muove come se la fusione con Veneto Banca fosse già compiuta.
La nomina dell’ex amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola è già scontata, sale alla guida dell’istituto al posto di Francesco Iorio.
L'ex numero uno del Montepaschi dovrebbe ricoprire il ruolo di Ad anche di Veneto Banca, una mossa per accelerare la fusione fortemente voluta dal fondo Atlante, azionista di maggioranza di entrambe le popolari venete.
Del resto, la strada per unire le forze è già stata segnata, nella volontà dichiarata dell'azionista, Fondo Atlante, e nella persona che lo guida, Alessandro Penati. 
Il progetto ha un altro grande sponsor, il presidente della Vicenza, Gianni Mion.  Dal punto di vista operativo le due banche concluderanno i lavori per un piano industriale che preveda anche la fusione entro la fine dell'anno. 
Prima (il 13 dicembre), si terrà l'assemblea della Popolare di Vicenza per votare l'azione di responsabilità contro la passata gestione del tandem Zonin-Sorato.

Novità Popolare Vicenza e Veneto Banca: via Iorio. La fusione 'è Viola'

Secondo voci provenienti dall’interno del comparto bancario, il socio unico di Popolare di Vicenza e veneto Banca (il Fondo Atlante), già oggi dovrebbe concludere tutti gli incontri programmati a Frabcoforte con la Bce: se Francoforte darà l'autorizzazione, ancora prima ancora della sempre più probabile fusione, la Popolare di Vicenza e Veneto banca avranno quindi lo stesso amministratore delegato, già a partire da oggi.
Francesco Iorio, l’amministratore uscente, divenne amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza il primo giugno 2015. 
Fu proprio Gianni Zonin, allora presidente della cooperativa bancaria, a volerlo sotto Monte Berico dopo aver ottenuto il via libera dalle autorità di Vigilanza. 
Iorio veniva da Ubi, dove era direttore generale e a Vicenza doveva risolvere l’urgente problema della sostituzione di Samuele Sorato, dimessosi in gran fretta e in contrasto con la presidenza Zonin all’inizio del mese precedente. 
Per giustificare la rinuncia ai bonus maturati in Ubi, Iorio pretese un bonus di entrata che Vicenza stimò in 1,7 milioni di euro. A questi si aggiunsero 1,7 milioni lordi annui per l’incarico di lavoro, con durata triennale. «Sono venuto per raccogliere una sfida professionale importante ma anche molto rischiosa, sia dal punto di vista professionale che reputazionale», disse Iorio in occasione dell’assemblea di bilancio della scorsa primavera.
Iorio ha lavorato per Banca Popolare di Vicenza per 18 mesi e 4 giorni, le dimissioni infatti risalgono a domenica 4 dicembre. Per questo periodo ha già incassato un totale 4,236 milioni di euro, a cui si aggiungono (come da contratto) altre due annualità, ovvero 3,4 milioni di euro, che portano il totale (salvo deroghe) a 7,636 milioni di euro. 
Resta da capire come verrà chiusa la vicenda sui 18 mesi restanti del suo contratto. Il totale, al netto di altri possibili bonus e dei benefit, varia tra i 4,236 milioni già in tasca e i 7,636 milioni della ipotesi massima, che comprende la corresponsione, per intero, delle due annualità previste in questi casi dal contratto siglato poco più di un anno e mezzo fa. In entrambe le eventualità, un bell’andare: si varia da 7.687 euro a 13.858 euro al giorno, lordi, per 551 giorni di lavoro.

autore / Luca Lippi
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