Niente 'effetto No' su Spread e Btp, anche Borse europee senza danni

06 dicembre 2016 ore 21:49, Luca Lippi
la Borsa italiana non risente particolramente dell'effetto referendum, se non fosse per il peso delle banche i listini sarebbero stati positivi già da ieri come in tutta Europa.
Si doveva profilare un disastro, e invece l’effetto referendum è passato piuttosto in fretta, l’ottava in Europa è iniziato col segno più. 
Quindi stilando una classifica dei tempi di reazione, dopo Brexit sono stati necessari tre giorni prima di far rifiatare i listini, con Trump sono state necessarie tre ore e per il referendum appena tre minuti.
Anche la Borsa italiana è tutto sommato stabile e bene impostata, hanno pesato nell’immediato i bancari, ma già oggi Piazza Affari balza a +2,8%, Ftse Mib sopra soglia 17.500 punti.
Indicazioni di poco sotto il consenso quelle arrivate dal Pmi servizi europeo, passato da 54,1 a 53,8 punti, mentre hanno stupito in positivo i dati relativi Cina (53,1) e Gran Bretagna (55,2). Meglio del previsto anche le vendite al dettaglio di Eurolandia, salite dell’1,1% mensile. 
Nella seconda parte sarà la volta della fiducia dei direttori degli acquisti del terziario statunitensi , stimata in aumento a 55,3 punti (ISM). 
Lo spread è alle 16:30 a 160 punti, insomma tutto bene, come se non fosse accaduto niente.

Niente 'effetto No' su Spread e Btp, anche Borse europee senza danni

Tuttavia, per rimanere in Italia, l'ampia vittoria del No al referendum complica in ogni caso lo scenario per le banche italiane. In particolare le preoccupazioni maggiori sono legate all'operazione di ricapitalizzazione di Mps e a quella che settimana prossima sarà annunciata da Unicredit. 
A tale proposito Mediobanca segnala “Le maggiori pressioni nel breve termine saranno inevitabilmente avvertite con maggior forza dal comparto bancario”, il commento segue alcune considerazioni sui risultati del referendum costituzionale italiano che ha visto il NO prevalere con il 59,1% dei consensi e il premier Matteo Renzi annunciare le proprie dimissioni.
Tuttavia il congelamento delle dimissioni del Premier ha subito alleggerito la pressione sui bancari, e la Borsa sta già dicendoci che forse è già pronto un accordo per salvare o cristallizzare la situazione politica attuale.
E mentre Goldman Sachs rimarca come il netto risultato referendario abbassa le probabilità di una soluzione di mercato per le banche in difficoltà e aumentano le probabilità di una ristrutturazione guidata dal governo, di fatto confermando che non ci saranno ripercussioni sulle obbligazioni bancarie, parimenti i titoli rappresentativi del debito pubblico veleggiano sui livelli delle ultime settimane come se nulla fosse successo.
A parte gli allarmismi, che sono una costante in occasioni come quella del referendum italiano, parimenti con il Brexit e le elezioni Usa, è il caso di seguire l’evoluzione considerando che in concreto tutte le soluzioni sono già a disposizione degli organi preposti.

autore / Luca Lippi
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