Firenze, Torriero: “Io sto con i Carabinieri. Perché agli italiani piace massacrarli...”

13 settembre 2017 ore 15:14, Fabio Torriero
Non c’è giorno che non passi senza la cronaca di uno stupro perpetrato da un non italiano. E nelle redazioni giungono, in proposito, comunicazioni istituzionali, inviti a non enfatizzare la provenienza degli stupratori. Per carità, migrante-immigrato-extracomunitario è bello per definizione. Per carità, per loro si crea nei processi addirittura l’attenuante penale del “disagio sociale” (che fa il paio con il vecchio pallino ideologico della sinistra del diritto “diseguale”: se un reato viene commesso da un disperato, in posti degradati, viene punito diversamente se commesso in luoghi ricchi o da benestanti, basti leggere le vecchie proposte di Magistratura Democratica). Si tratta, infatti, del vecchio retaggio marxista mai morto (“è l’ambiente che determina la coscienza”). E inoltre, in ballo c’è lo Ius Soli (rimandato sine die): dovesse la cronaca nera determinarne il definitivo affossamento.

Firenze, Torriero: “Io sto con i Carabinieri. Perché agli italiani piace massacrarli...”
Perché per i carabinieri (lo stupro di Firenze), non si invoca la non enfatizzazione della provenienza e cioè, l’Arma dei Carabinieri? Dopo Rimini il caso è giunto a fagiolo. Se per i marocchini o per i cittadini del Bangladesh (il caso di Roma) vale il principio che sono bestie e basta (e non in quanto marocchini, collegamento che “alimenterebbe la propaganda xenofoba” etc), perché il medesimo principio non vale qui? Sono dei miserabili che meritano di essere radiati dall’Arma (oltre all’aspetto penale, sempre se tutti gli elementi del caso saranno provati), punto e basta.
E invece no, il tema è che sono carabinieri: si assiste quasi a un compiacimento, ad un godimento sotterraneo nell’evidenziarlo.
Un atteggiamento molto ideologico, che dimentica in un battibaleno i meriti secolari di questi uomini in divisa.
Perché si esagera nel massacrare i carabinieri? Perché rappresentano le stesse istituzioni, le poche istituzioni che hanno sempre goduto della stima e dell’affetto da parte dei cittadini. Sono ed incarnano il bene comune, lo Stato, il senso di una nazione, la legalità, i valori.
E allora fanno da specchio (nel bene e nel male): impediscono un’attenta analisi dei nostri vizi endemici. Da loro si pretende la perfezione (che il cittadino medio non ha); e quando qualche elemento di queste istituzioni cade, sbaglia, irrompe urbi et orbi la “dissacrazione”, si afferma la demolizione "nazista" (la sindrome del G8 di Genova): se anche i Carabinieri stuprano è tutto finito, e anche io posso continuare il mio stile di vita, fare come mi pare, saltare le regole. Se anche i politici rubano pure io sono legittimato a rubare; se nella Chiesa ci sono i pedofili, posso rimanere ateo. E così via, coinvolgendo in un massacro alla “piazzale Loreto” tutte le residue nostre agenzie di senso.
Così è nato il reto di “carabinierofobia”. 

Il vero problema è lo spaccato decadente della nostra società delle pulsioni dell’io, il mondo dei nostri giovani (italiani e stranieri) dove mistica sessuale a 360 gradi, culto della droga, dello sballo, dello stordimento ludico, dell’alcol, devono restare impuniti, anzi devono essere garantiti per legge e che nessuno tocchi Caino. Tutto figlio di una mortifera e falsa cultura della liberazione individuale che sta distruggendo le fondamenta della società naturale, dove ogni desiderio deve diventare un diritto. Dove tutto è “illimitato” (come da infelice e antipedagogica pubblicità di una nota compagnia di telefonia), mix terrificante tra modelli economici e modelli etici.
E in questo cimitero morale non c’è alcuna differenza tra giovani fuori di testa in divisa o frequentatori di pub. 

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