EDITORIALE. Torriero, fake news Olanda-Europa. Chi sono i veri populisti?

16 marzo 2017 ore 13:29, Fabio Torriero
Ma siamo così sicuri che tra il bianco-giallastro Geert Wilder, alias l’islamofobo olandese, e il laccato Marke Rutte, il liberal-europeista, suo competitor, ci sia tutta questa differenza? E, tanto per andare in Francia, che tra i Macron e le Le Pen ci sia l’abisso che i media dicono?
Stiamo al significato vero delle parole. Secondo i canoni della scienza politica, il populista “è colui che semplifica il linguaggio politico e si rivolge direttamente al popolo”, saltando le mediazioni parlamentari, politiche, istituzionali etc.
In soldoni, è l’incarnazione vivente (nel bene e nel male) della democrazia diretta (pensiamo a Charles De Gaulle; ai
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microfoni e in piazza, apriva ogni suo discorso con la celebre frase: “Qui è la Francia, qui è la Repubblica”). Gli assi tecnici della comunicazione populista sono “bene-male”, “potere-popolo” (o anche caste-lobby vs popolo), “amici-nemici” e via dicendo.
In Italia si tende, poi, a mischiare strumentalmente qualunquismo e populismo. In parte i due fenomeni si assomigliano, in parte no. Il qualunquismo dà ragione a priori al popolo, al cittadino semplice. Il populismo no: ci può essere infatti, un populismo di lotta, di opposizione e un populismo di governo. Basta assumere lingua e pose cesariste, parlare dritto e saltare le mediazioni (pure del partito di appartenenza).
Da questo punto di vista, nel calderone entrano molti partiti e molti leader: Guglielmo Giannini, fondatore dell’Uq, Achille Lauro (sindaco monarchico di Napoli), gli stessi Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro e Matteo Renzi, per citare i nomi più blasonati e popolari, possono rientrare in tale categoria.
Quindi, è inutile continuare a etichettare, borchiare dispregiativamente Grillo, Salvini, la Meloni come populisti. Populisti sono anche gli altri. Salvo qualche residuale sostenitore classista delle caste, delle elites (i liberal, i radical, che considerano il popolo una massa da educare, ovviamente al bene e al giusto). 
E non tutti i fenomeni sono uguali. In Francia ad esempio, Marine Le Pen è una sovranista, populista, con una precisa idea di società, di politica estera, di Stato. Geert Wilders, l’olandese, che è aumentato nei consensi, ma non ha sfondato, è un populista anti-Islam, ma senza idee economiche precise e senza idee sulla sicurezza. Il suo programma si è rivelato debole. Non completo.
Ma l’europeismo dei Macron (Francia) e dei Rutte (Olanda), è elitario, democratico parlamentare, o populista?
Le loro parole d’ordine sull’Europa non sono per caso slogan banali che “rivolgono direttamente al popolo, semplificando il linguaggio”?
E a proposito di post-verità: l’Europa come Eden della pace, libertà, prosperità, euro e libero mercato, come religione indiscutibile, è realtà o fake news? Una post-verità “liberal-liberista”, esattamente speculare a chi sostiene il contrario (i disfattisti): tutto va male, tutto negativo, tutto inutile.
Si rassegnino i media, i politici e gli intellettuali, amplificatori del pensiero unico, del politicamente e culturalmente corretto: i populisti trionfano. E non proprio quelli considerati tali. 

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