Ius soli, Torriero: "Galantino impari la differenza tra cittadinanza e accoglienza"

19 giugno 2017 ore 16:37, Fabio Torriero

La Chiesa fa politica? Quando se ne sta rintanata in un cantuccio fa il bene di tutti. Quando si esprime dà fastidio a tutti. Dà fastidio alla destra quando insiste sull’immigrazione, i ponti, quando “fornisce il cuore buonista” al cosmopolitismo, al mondialismo di stampo sorosiano; dà fastidio alla sinistra, invece, quando è ferma sui valori non negoziabili: no al divorzio, all’aborto, all’eutanasia, alle droghe, all’utero in affitto, al gender considerato da papa Francesco (usato come icona libertaria dai laicisti) “un errore della mente”.

Ius soli, Torriero: 'Galantino impari la differenza tra cittadinanza e accoglienza'
Ultimamente lo stesso Santo Padre ha auspicato l’era dei cattolici adulti, che devono tornare a fare politica con la p maiuscola, smentendo lo stereotipo dei credenti chiusi nelle loro case-Mulino bianco, intenti solamente a figliare come conigli, astratti e distanti da qualsiasi idea di Stato, di governo, di polis, di comunità di destino; al massimo impegnati nel sociale caritatevole-filantropico, per niente diverso rispetto a qualsiasi ong. Insomma, viva la nuova partecipazione dei credenti in politica, dopo il fallimento dello schema-Ruini (i cattolici nei partiti), che non ha impedito la violenta laicizzazione della società italiana, l’arretramento del cristianesimo e l’introduzione di tante, troppe leggi contrarie al diritto naturale. Ma il risultato finora ottenuto è comunque la scarsa politicizzazione dei credenti (il processo è lungo), e la politica fatta unicamente dalla Curia. Anzi dalle Curie (si legga dialettica Cei).

Non c’è apertura di monsignor Galantino a cui non risponda qualcun altro. In un ottica frenante, riequilibrante. Poi arriva il santo Padre che media al centro. Saggezza antica? Ragion di Stato? Ma con che frutti e a quale prezzo? Proviamo a rovesciare lo schema: un cattolico deve essere favorevole o contrario allo ius soli? Analizziamo il tema da adulti, senza aspettare il disco verde o il disco rosso dalla Cei.

Galantino ha addirittura bacchettato i grillini, rei di aver cambiato impostazione. Esempio pratico di misericordia a senso unico: misericordiosi con tutti, meno che con i credenti che sfuggono al religiosamente corretto (è accaduto pure in occasione del Family Day, subìto dalle gerarchie). E poi, un cristiano può convertirsi, redimersi, cambiare idea? Anche quel Grillo, fino a qualche mese fa, considerato amico, un alleato da capire, vicino grazie al cattolico reddito di cittadinanza e alla moralità imposta come dogma politico (si pensi alle posizioni espresse da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire); e oggi alla luce del suo cambio di rotta sullo ius soli, diventato un nemico da bruciare al rogo?

Ma entriamo nei contenuti.

1) Mistica dell’accoglienza, buonismo umanitario e chiusura razzista, identità-fortezza sono atteggiamenti uguali e contrari, sbagliati e ideologici;

2) Un conto è il diritto all’accoglienza (atto circostanziato e limitato storicamente), il diritto alla dignità del migrante che fugge da guerre o dalla miseria (con relative politiche per ritrovare questa dignità anche a casa sua e tutelare, nello stesso tempo, i nostri poveri e i nostri deboli, nell’ottica del “primato della casa che accoglie”, cioè l’Italia); un conto è la cittadinanza, un atto imperativo e definitivo;

3) La logica strappalacrime del bimbo che studia da noi e che deve diventare italiano, è fuorviante, L’attuale legge in materia già stabilisce l’automatismo di chi nasce in Italia da genitori diventati italiani. Nel 2016 ben 70mila lo sono diventati. Con lo ius soli arriveremmo a quota 800mila.

4) Se manca quel passaggio (da genitori diventati italiani), si arriverebbe a situazioni confuse, ambigue e drammatiche, tipo figli italiani di genitori ancora non italiani.

5) Ma il tema è ovviamente culturale: chi vuole da noi l’etno-sostituzione, movendo dalla nostra denatalità? Chi vuole l’introduzione massiccia di nuovi italiani solo legalmente ma non culturalmente? La risposta è semplice: chi aspira a un mondo di apolidi (senza identità storica, culturale, religiosa), di precari (senza identità sociale, lavorativa), di liquidi (senza identità sessuale). Un mondo ateizzato, laicizzato, decaffeinato (dove gli uomini sono solo consumatori e schiavi dell’economia), che chiamano moderno, progressista, cosmopolita e globale. Stiamo parlando delle lobby mondialiste, delle caste bancarie, finanziarie, dei signori della moneta, del governo mondiale dell’economia e dei loro ascari nazionali, presenti ovunque.

Ci dobbiamo rassegnare ad abitare in non-luoghi e a essere non-popoli? Ecco perché il tema dello ius soli che abolisce di fatto lo ius sanguinis, in un momento storico come questo, è estremamente pericoloso. Le due cose devono integrarsi.

La cittadinanza, al contrario dell’accoglienza, non può basarsi su meccanismi automatici. Implica un cammino, un percorso, un atto della volontà nel tempo: studiare la lingua italiana, la cultura italiana, avere un lavoro, conoscere la Costituzione, rispettare le nostre leggi, accettare i valori fondanti della nostra storia e identità. Ricordo in proposito l’insegnamento del cardinale Biffi, il quale ebbe modo di fare la differenza tra immigrazione compatibile e quella no (il primato dell’integrazione culturale, su quella sociale e giuridica, cioè del basta un posto di lavoro e non violare le leggi).

#galantino #iussoli #migranti

Monsignor Galantino si ricordi dell’insegnamento del cardinal Biffi.

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