Trump, si dimette Flynn: trattava con i russi da 'privato'

14 febbraio 2017 ore 13:05, Luca Lippi
Il generale Flynn, consigliere di sicurezza nazionale, s’è dovuto dimettere: per una telefonata che ha fatto all’ambasciatore russo a Washington,  troppo amichevole.  Scoperta dai media, la telefonata ,  Flynn ha cercato dapprima di negarla, per poi cedere, e dare le dimissioni. Ma già da giorni il Dipartimento della Giustizia aveva avvertito Trump che Flynn era esposto a “potenziali ricatti di Mosca”. 
E la Cia  aveva negato ai collaboratori del generale la “clearance”, l’accesso ai segreti di Stato. Ora la Cia ha avuto una vittoria  contro  una presidenza a cui ha giurato guerra aperta e occulta con tutti i mezzi.
Si legge nella lettera di dimissioni di Flynn, resa pubblica dalla Casa Bianca: "Sfortunatamente, a causa del ritmo degli eventi, ho inavvertitamente fornito al vice presidente e ad altri informazioni incomplete riguardanti le mie telefonate con l'ambasciatore russo a Washington. Rimetto il mio incarico, onorato di aver servito la nostra nazione ed il popolo americano in modo così illustre". 
È subentrato al generale Flynn un altro generale, Keith Kellog, 72 anni, attualmente capo dello staff del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Ma per la successione Donald Trump sta pensando a David Petraeus, ex direttore della Cia ed ex comandante delle forze americane in Iraq ed in Afghanistan, il cui nome per quell'incarico era già circolato nelle settimane scorse.

Trump, si dimette Flynn: trattava con i russi da 'privato'

Sempre nella lettera di dimissioni l’ex consigliere ha scritto: "Mi sono sinceramente scusato con il presidente e con il vice presidente, che hanno accettato le mie scuse” tuttavia ci tiene a rivendicare “nei miei 33 anni di onorato servizio militare, e nella mia gestione come consigliere per la Sicurezza nazionale, ho sempre svolto il mio dovere con la massima integrità e onestà nei confronti di coloro i quali ho servito, incluso il presidente degli Stati Uniti".
La lettera di dimissioni di Flynn si conclude con la convinzione che Trump, il suo vice Mike Pence ed "il superbo team che stanno mettendo insieme saranno ricordati come una delle più grandi presidenze americane della storia".
Il 'Washington Post' ha sollevato il caso che ha coinvolto il generale Flynn scrivendo che avrebbe parlato di una possibile revoca delle sanzioni contro Mosca con l'ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak, il 29 dicembre scorso, lo stesso giorno in cui il presidente uscente Barack Obama annunciò nuove misure restrittive per le interferenze russe nel voto di novembre. 
In base al Logan Act, una legge federale risalente al 1799, è illegale per un privato cittadino (tale era all’epoca Flynn) negoziare con funzionari di governi stranieri che abbiano contenziosi aperti con gli Stati Uniti. Non solo: la 'colpa' dell'ex consigliere per la Sicurezza nazionale è quella di aver negato di aver parlato del tema, smentito successivamente da una fonte dell'amministrazione, secondo cui Flynn "non sarebbe completamente sicuro" di non averne discusso. Senza contare che sulla vicenda si era esposto anche il vice presidente Pence, che il mese scorso, in un'intervista, aveva sostenuto che Flynn e Kislyak "non avevano parlato di nulla che avesse a che fare con la decisione degli Stati Uniti di espellere diplomatici o imporre censure contro la Russia".


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autore / Luca Lippi
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