Usa, è Trump il Presidente confermato dai Grandi elettori: Hillary a -6

20 dicembre 2016 ore 15:38, Luca Lippi
I ‘grandi elettori’ confermano Donald Trump, non la “rivolta” auspicata da più parti, non l’ammutinamento, non la “crisi di coscienza” dell’ultimo minuto. Trump supera così anche l’ultimo test elettorale prima di giurare da 45esimo presidente degli Stati Uniti il prossimo 20 gennaio.
Restano però i dubbi su quanto le cyber intrusioni guidate da Mosca - riconosciute dall’intelligence americana- abbiano voluto e alla fine potuto influenzare il processo elettorale.  L’ultima parola è possibile solo dopo una approfondita inchiesta del Congresso, almeno secondo un gruppo di senatori (sia democratici sia repubblicani) che chiede a gran voce la creazione di una commissione d’inchiesta a Capitol Hill. A guidare l’iniziativa sono il senatore repubblicano ed ex candidato alla presidenza John McCain (tra l’altro strenuo critico di Trump durante la campagna elettorale) e da Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato.
Qualunque cosa accada e qualunque cosa sarà detta, il fatto concreto è che i grandi elettori sono rimasti impermeabili alle varie bordate per disarcionare il neo presidente degli Stati Uniti d’America, lasciando a bocca aperta lobbisti e qualche attivista a ‘girotondare’ instancabile presso i parlamenti locali dove si è tenuto il voto.
In sintesi, Donald Trump raccoglie 304 voti sui 306 previsti (quindi un paio di dissidenti si intravedono), ma alla fine in modo inaspettato, è stata Hillary Clinton a perdere più voti – otto, per la precisione. Quattro elettori dello Stato di Washington, e uno rispettivamente in Minnesota, Maine, Hawaii e Colorado (Stati dove ha vinto la candidata democratica), non hanno votato per Clinton. Tre elettori dello Stato di Washington hanno scelto Colin Powell. Uno si è invece dichiarato per Faith Spotted Eagle, un nativo americano e ambientalista.

Usa, è Trump il Presidente confermato dai Grandi elettori: Hillary a -6

Chi sono i ‘grandi elettori’?
Egli Usa, i grandi elettori sono  i delegati che compongono il collegio elettorale che elegge il presidente degli Stati Uniti. Essi sono eletti su base statale e il loro numero è 538, pari alla somma dei senatori (100, due per ogni Stato), dei deputati (435, assegnati proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato) e dei tre rappresentanti del Distretto di Columbia in cui si trova la capitale Washington (il XXIII emendamento prevede che il loro numero sia uguale a quello che spetterebbe se fosse uno Stato, ma comunque non superiore a quello degli elettori designati dallo Stato meno popoloso). Il Distretto di Columbia infatti non fa parte di nessuno Stato poiché i padri fondatori vollero evitare che uno qualunque dei tredici Stati che si federarono potesse essere in un qualche modo avvantaggiato per il fatto di avere sul proprio territorio la capitale federale (per questo motivo i residenti in questo territorio non eleggono alcun rappresentante al Senato e alla Camera dei rappresentanti). Per diventare presidente serve ottenere la maggioranza assoluta dei voti dei grandi elettori, ovvero 270.
L'elezione del presidente è quindi, tecnicamente, una elezione di secondo grado. Va rilevato che all'effetto distorsivo dovuto alla sottorappresentazione degli elettori del Distretto di Columbia, e alla sovrarappresentazione di alcuni Stati scarsamente popolati, se ne aggiunge un altro ben più rilevante che può portare a esiti divergenti da quelli espressi dal voto popolare; dal momento che i singoli Stati possono legiferare con larga autonomia sul sistema elettorale locale, in tutti gli Stati tranne Maine e Nebraska i grandi elettori vengono assegnati in blocco al partito che ottiene più consensi in quello Stato, senza criteri di proporzionalità.

autore / Luca Lippi
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