Brexit strategy: negoziati al via sotto una cattiva stella per May

20 giugno 2017 ore 11:44, intelligo
I negoziati tra Unione europea e Regno Unito sulla Brexit 
Brexit strategy: negoziati al via sotto una cattiva stella per May
si sono aperti in un contesto politico-mediatico poco favorevole alla Gran Bretagna. Prima il colpo elettorale subito dai Conservatori di Theresa May, poi l’incendio della Grenfell Tower, infine l’attentato omicida contro la moschea di Finsbury Park: tre eventi, totalmente slegati tra loro, con cui Londra ha lanciato segnali di debolezza al resto dell’Europa e al mondo. Lo slittamento nei rapporti di forza, almeno sul piano psicologico e simbolico, è stato sancito dal capo negoziatore europeo Michel Barnier. Rivolgendosi ai giornalisti britannici nella conferenza stampa che ha concluso la prima giornata di negoziati a Bruxelles, Barnier ha detto: “Mi chiedete se c'è un solo punto su cui io sia disposto a fare delle concessioni? Ma è il Regno Unito che sta lasciando l'Ue, non il contrario. E' il Regno Unito che lascia il mercato unico e l'Unione doganale, non il contrario. E bisogna che ognuno si assuma le sue responsabilità. Ci saranno delle conseguenze, e saranno considerevoli”. Le conseguenze, per il capo negoziatore Ue, si registreranno “dal punto di vista umano, sociale, finanziario, giuridico, tecnico, economico, politico, e nessuno deve sottovalutarle, anche se faremo di tutto per minimizzarle con questo negoziato". Insomma, non si tratta di “concedere o di chiedere concessioni; non c'è punizione, non c'è rivincita, mai. Noi dobbiamo mettere in atto la decisione che è stata presa del Regno Unito di lasciare l'Ue, e di interrompere e disfare 44 anni di rapporti costruiti pazientemente fra noi. E cercherò fino alla fine di lasciare da parte la passione, l'emozione per attenermi ai fatti, alle cifre, alle basi giuridiche, e lavorare con il Regno Unito per trovare un accordo in questo spirito".

HARD O SOFT BREXIT - Da parte sua, il ministro britannico per la Brexit David Davies ha cercato di nascondere le crepe interne assicurando che il Regno Unito "non ha cambiato posizione" sull’uscita dall’Unione europea e, al contempo, il mercato unico e l’Unione doganale. Insomma, la posizione ufficiale di Londra è ancora favorevole a una "hard Brexit". Intanto, però, in Gran Bretagna si intensifica la spinta politica, economica e sociale per una "soft Brexit". Una spinta che la secca battuta d’arresto subita nelle urne dai Conservatori ha rafforzato. Difficile, in prospettiva, pensare che la Gran Bretagna possa ottenere a cuor leggero un mero accordo commerciale con l'Ue: c’è chi scommette che Londra alla fine sceglierà di non chiudere le frontiere agli stranieri accettando, per restare nel mercato interno Ue, la libera circolazione delle persone. “Dopo di che – si chiede oggi Antonio Polito sul Corriere della Sera – a che cosa sarebbe servita la Brexit?”.

#Brexit #Ue #Uk

autore / intelligo
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