Piano economico di Trump e immigrazione: nuove sfide tra le polemiche

21 febbraio 2017 ore 15:37, Luca Lippi
Passato un mese dall’insediamento, neanche troppo in realtà, tuttavia mancano ancora le linee di politica economica. C’è però da dire una cosa importante, Trump deve ancora completare i ranghi dell'amministrazione (manca il il 94% di oltre 500 nomine) e non deve essere un lavoro facile da eseguire mentre tutto intorno c’è solo confusione, ostracismo e più di qualche malumore, ma sempre ‘solo un mese’ è trascorso.
In concreto, il neo presidente americano si è preoccupato nell’immediato di resettare quanto fatto dal predecessore , così come promesso durante la campagna elettorale, assumendosene la responsabilità e soprattutto dimostrando di avere un grande coraggio. Coraggioso perché gli avversari politici non aspettavano altro per cercare l'impeachment persino appellandosi a eventuali disturbi di personalità del presidente.

LOTTA ALLA STAMPA
Dal primo istante da presidente, il rapporto con la stampa è stato subito pessimo: Trump ha lamentato l'errata rappresentazione fatta dai media della folla presente al suo giuramento, al confronto con quella presente all'insediamento di Obama nel 2009. I rapporti burrascosi con la stampa, considerata da Trump un vero partito di opposizione, si sono tinti persino di ridicolo con la polemica con il New York Times che ha raccontato di un capo di Stato in accappattoio alla Casa Bianca dopo le 18 e 30.

ATTACCO AI GIUDICI
Il muslim ban, ordine esecutivo per bloccare l'accesso nel Paese ai rifugiati siriani a tempo indeterminato e agli immigrati provenienti da 7 paesi mussulami per 90 giorni. Tra proteste in tutto il paese e caos negli aeroporti, il provvedimento è stato impugnato per primo dallo stato di Washington che ha avviato una battaglia legale finché il decreto è stato sospeso prima da un giudice di Seattle, poi da una corte federale. Trump incassa, attacca i giudici e annuncia che il decreto sarà riscritto e ripresentato.

IL MURO
La realizzazione del muro di confine con il Messico: si farà e lo pagheranno i messicani sia pure in forma di dazi. Questo ha significato polemiche a non finire, attriti con il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, con cancellazione della visita prevista a Washington. Non poteva mancare una sollevazione di popolo (messicano) che al confine ha formato una catena umana in segno di protesta.

Piano economico di Trump e immigrazione: nuove sfide tra le polemiche

Senza trascurare il reset di politica estera sulla Russia e sul Medio Oriente, rimane da colmare (anche in questo caso nel bene o nel male) l'economia, cioè una strategia economica che al momento risulterebbe la grande assente.
Trump ha promesso un piano che dovrebbe tagliare le tasse per tutti, semplificando le aliquote, e limare le imposte aziendali al 20% dal 35% attuale. Misura questa giudicata cruciale per stimolare la produzione manifatturiera nazionale. 
Poi i detrattori ipotizzeranno un possibile cambiamento nella contabilità del commercio. Per allineare la realtà con la sua agenda prevede di ricalcolare il deficit nell'interscambio in modo che appaia più drammatico di quanto finora stimato, dando fiato a offensive per riscrivere gli accordi di free trade e a toni protezionisti: l'amministrazione sottrarrebbe dall'export i prodotti che vengono importati dalle aziende negli Stati Uniti e poi ri-esportati senza modifiche. L'effetto, visto che rimarrebbero alla voce import, sarebbe un automatico aggravarsi del disavanzo.
Non si tratta di cifre di poco conto: nel caso del rapporto con il Messico, oggetto delle prime e più dure crociate commerciali oltre che anti-immigrati, il deficit annuale statunitense di 63 miliardi di dollari raddoppierebbe a 115 miliardi grazie alla nuova matematica commerciale.

L’IMPOSTA SULLE IMPORTAZIONI
Progetto in linea con la linea spesa da Trump in campagna elettorale, una Border Adjustment Tax, un'imposta del 20% sulle importazioni. Una proposta che scatena le resistenze non solo dei partner commerciali che gridano al ‘protezionismo’ ma di settori cruciali per l'espansione che contano sulla catena di fornitori e import, a cominciare dal retail che ha espresso il suo. Senza questa tassa, però, il conto degli sgravi sarebbe troppo salato. 

PIANO INFRASTRUTTURE
Mille miliardi dove un dollaro federale attirerebbe 40 dollari privati. L'intera proposta di budget appare incerta anche sul fronte dei vantati risparmi: il New York Times ha solo confermato negli ultimi giorni che potrebbe eliminare fondi per arti, tv e radio pubbliche, briciole da poche centinaia di milioni nei conti federali.

IN CONCLUSIONE
Quello che Trump è riuscito a fare in economia, lo ha fatto per ordini esecutivi. Ha eliminato  protezioni ambientali per le acque come requisiti di trasparenza anti-corruzione per le compagnie petrolifere. Ha ordinato lo smantellamento delle regole finanziarie prudenziali della Dodd Frank. 
Tuttavia è trascorso solo un mese dal 20 gennaio, Trump oltre al sostegno dei suoi elettori che finora non lo abbandonano nonostante qualche presunto passo falso, può oggi contare su un altro prezioso alleato nel primo scorcio della sua presidenza, l'ottimismo degli investitori che spingono in rialzo i mercati azionari e non solo.

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autore / Luca Lippi
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