Haftar cerca legittimazione, a Macron la Libia per la Total? Eni trema

26 luglio 2017 ore 13:17, Luca Lippi
Non ancora disponibili i dettagli dell’incontro di Parigi alla ricerca di una soluzione per la crisi libica. Fayez al Serraj, capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale e il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte di Tobruk e capo delle forze armate che nell'est del paese si sono proclamate Esercito Nazionale Libico, si sono incontrati a Parigi ieri (martedì 25 luglio). Secondo indiscrezioni di Stampa, alla presenza dell’ospitante Macron i due capi libici avrebbero raggiunto un accordo di massima sul cessate il fuoco e la disponibilità a non impiegare la forza se non per contrastare minacce di natura terroristica, nell'ottica di favorire la ripresa del processo politico, indirizzandolo verso elezioni nazionali che possano finalmente portare alla nascita di un governo di unità nazionale, per la stabilizzazione della Libia e la fine della crisi che si protrae dal 2011.

I FATTI IN CONCRETO
Nella sostanza sembrerebbe solo una ‘parata’ senza alcuna possibilità concreta di soluzione della crisi che affligge lo stato nord africano. I due esponenti della politica libica non hanno mai manifestato chiaramente la minima disponibilità verso qualsiasi ipotesi di cooperazione. Di fatto l’incontro è stato solamente uno stratagemma per rendere chiare le aspirazioni francesi, quelle di volere Khalifa Haftar a "candidato ineluttabile" del futuro politico libico. Tutto si è svolto nella più totale ‘ignoranza’ del parere italiano, cosa strana facendo, però l’occhiolino alla uscente Gran Bretagna che comunque ha rifiutato l’invito.
Haftar cerca legittimazione, a Macron la Libia per la Total? Eni trema
CHI SONO I DUE INVITATI
Fayez al Serraj è un politico debole ma onesto e trasparente, costretto a rappresentare un governo che in pratica non esiste, che si riunisce in una base di cui lo stesso premier non riesce a garantire la sicurezza, e che rappresenta una porzione assai modesta del complesso quanto eterogeneo insieme di forze che sono poste sotto la sua autorità.
Khalifa Haftar, invece, è un politico ambiguo e dal passato per nulla trasparente, che ha costruito il suo ruolo rendendosi funzionale agli interessi dell'Egitto e, a monte, degli Emirati Arabi Uniti, veicolando in Occidente una narrativa del tutto pretestuosa sul conflitto libico. Grazie all'appoggio straniero riesce tuttavia ad esercitare una certa forma di controllo sull'insieme delle eterogenee forze che lui suole definire come l'Esercito Nazionale Libico, ma che in realtà è la sommatoria di un insieme di milizie che fanno capo ad un numero abbastanza consistente di warlords, ex ufficiali gheddafiani e altri portatori di interessi non meglio definiti, che vedono in Haftar il veicolo pro tempore per la protezione delle proprie ambizioni di rivalsa e dei propri interessi.
Haftar conosce bene il suo ruolo di ‘traghettatore’ e quindi chiede un riconoscimento degli occidentali, degli arabi e dei russi per mettere ordine nella questione della conflittualità in Libia, proponendosi come una sorta di coordinatore di quelle milizie più o meno integrate che lui chiama Esercito.

GLI INTERESSI DELLA FRANCIA
Primo fra tutti ricostituire velocemente l'esposizione industriale di Parigi nel Golfo, ed in particolare negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Inoltre, Parigi  potrà guardare alla Libia che è comunque connessa al potenziale degli interessi economici un tempo oggetto di controllo quasi monopolistico da parte dell'Italia, e che con la crisi del 2011 sono stati invece rimessi sul piatto della delicata partita.

GLI INTERESSI DI ROMA
Completamente tagliata fuori l’Italia?Invero tutto sembra stato studiato a tavolinoIl vero piano di Macron potrebbe essere quello di portare la Total, la massima compagnia energetica francese, in prima linea in Libia per sostituire le concessioni avute dall’ENI dall’epoca di Gheddafi nello sfruttamento petrolifero, concessioni che hanno permesso all’ENI di continuare ad operare nel paese, nonostante il conflitto.
Risulta evidente come questa notizia rappresenterebbe plasticamente il disastro dell’Italia che, non avendo una propria politica estera autonoma, perde qualsiasi possibilità di mantenere le sue posizioni in Libia, dove da sempre aveva avuto un rapporto privilegiato di collaborazione. 
L’azione tempestiva di Macron permette alla Francia (a braccetto con gli Usa) nonostante le sue responsabilità dirette nella destabilizzazione del paese, di ritagliarsi quel ruolo di primo partner che era proprio dell’Italia e consente ai francesi di mettere le mani sul petrolio libico lasciando campo libero ad aziende francesi in altri settori industriali e di servizi strategici in un paese che avrà grandi necessità di sviluppo e di ricostruzione, una volta ottenuta la stabilità e la pace fra le fazioni.

INCAPACITA’ DELL’ITALIA?
Inutile entrare nel giudizio di una politica  probabilmente debole a favore degli interessi nazionali, andando sempre a rimorchio dell’Europa di Bruxelles (e degli USA) ed aspettando da questa interventi improbabili.
Mentre dalla Libia prosegue inarrestabile l’ondata migratoria verso l’Italia, con il Governo incapace di prendere decisioni adeguate all’emergenza, i nostri alleati francesi ci piazzano il classico “bidone” nel deserto lasciando all’Italia l’incombenza di fare da grande collettore del flusso dei migranti e riservandosi di prelevare dalla Libia il business del petrolio, del gas e della ricostruzione, scippandolo alle aziende italiane.
La perdita della “quarta sponda” come veniva chiamata la Libia nell’epoca della colonizzazione non ci può lasciare indifferenti, non soltanto per il grande valore geostrategico ed economico che questo paese riveste per l’Italia ma anche per il valore simbolico che la Libia ha avuto incrociandosi con la Storia d’Italia.
La percezione è che la vera essenza dell’Europa è quella di lasciare che ognuno persegua i propri interessi a scapito degli altri.
L’Italia svolge la parte del vaso di coccio fra i vasi di ferro nel Mediterraneo, l’ex “mare nostrum” ritornato al centro dei grandi interessi e delle strategie delle grandi potenze, come dimostra l’intervento in Libia da una parte degli USA, della Francia e della Nato e dall’Altra della Russia, della Cina e dell’Egitto.
Per molti analisti e per i social, questa è la conseguenza di un Paese che non ha una propria politica estera autonoma, una propria sovranità, un Paese che non difende i propri confini e pare prendere ordini dalle oligarchie tecno finanziarie.

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autore / Luca Lippi
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