Altro che G7 a Taormina, il ministro di Putin incontra la Cina: oltre la via della Seta

26 maggio 2017 ore 19:44, intelligo

Mentre i “grandi” dell’Occidente si incontrano a Taormina per il G7, i ministri degli esteri del paese geograficamente più grande e del paese più popolato del mondo si sono incontrati a Mosca. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha infatti ospitato oggi il ministro degli esteri cinese Wang Yi. La Russia e la Cina, i due paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU al pari degli Stati Uniti, Francia e dell’Inghilterra, stanno portando avanti una strategia di sviluppo che non sembra voler escludere nessuno. A confermarlo è il progetto One Road One Belt ideato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping e lanciato solennemente a livello mondiale poche settimane fa a Pechino. Durante l’incontro avvenuto in data odierna tra il Sergey Lavrov e Wang Yi è stata discussa la prossima visita ufficiale del presidente cinese in Russia ed è stato annunciato il prossimo viaggio del primo ministro Dmitrij Medvedev in Cina. Quali sono i punti di convergenza, le preoccupazioni e i progetti a lungo termine dei due grandi stati d’Eurasia? Ne illustriamo alcuni meno trattati dal mainstream italiano.

Altro che G7 a Taormina, il ministro di Putin incontra la Cina: oltre la via della Seta

One Belt One Road - La strategia del progetto è la creazione e la promozione di un nuovo modello di cooperazione e sviluppo internazionale volto a rafforzare i meccanismi regionali esistenti, bilaterali e multilaterali, di cooperazione con la Cina. Lo spirito è di recuperare il concetto della via della seta, ma di riproporla in stile moderno. Si tratterebbe quindi di un progetto che includerebbe il 63% della popolazione mondiale e stimato in 21 trilioni di dollari. Concretamente parlando si tratterebbe della creazione di tre corridoi economici trans-euroasiatici: il corridoio nordico (China - Asia Centrale - Russia - Europa), il corridoio centrale (Cina - Asia occidentale centrale - Golfo Persico -Mar Mediterraneo) e il corridoio meridionale (Cina - Sud est asiatico - Asia meridionale - Oceano indiano). Il progetto marittimo invece prevede la creazione di due rotte marittime: la prima che partirebbe dalla Cina attraverso il Mar Cinese Meridionale arrivando nel Sud del Pacifico e l'altra collegherebbe le regioni costiere della Cina con l’Europa attraverso il Mar Cinese Meridionale e l'Oceano Indiano. Putin ha fermamente espresso il desiderio di partecipare al progetto cinese. L’importanza del ruolo russo era visibile nel corso della conferenza tenutasi a Pechino. Rispondendo alle domande dei giornalisti, in cui si chiedeva se Putin stesse temendo al contempo che la Cina potesse ingoiare così l’economia della Russia lui ha risposto: “La Russia è un paese che ha dei timori e la Cina non è un paese che ha questo obiettivo. Prendiamo le decisioni in modo congiunto. Non applichiamo delle misure che ci farebbero del male. Accettiamo solo le proposte che ci fanno del bene”. Inoltre Putin ha sottolineato che anche l’Unione Europea dovrebbe partecipare al progetto e ha invitato i paesi eurasiatici ad abbandonare la retorica dello scontro.

Unione Economica Eurasiatica - Il progetto cinese è nato tenendo in considerazione i progetti di unionismo regionale nel mondo. Il modello dell’Unione Europea, ripreso poi da MERCOSUR, NAFTA, ASEAN, CARICOM e da altre aree del mondo hanno spinto le potenze come la Russia e la Cina a proporre anch’esse un proprio modello di sviluppo regionale. Per non essere inglobate dagli altri e essere propositive la Russia, il Kazakhistan e la Bielorussia hanno dato vita all’Unione Doganale Eurasiatica nel 2010, arrivando a sottoscrivere i documenti costitutivi dell’Unione Economia Eurasiatica (UEEA) nel 2014. Questi trattati, una volta entrati in vigore nel 2015 hanno coinvolto nell’Unione anche l’Armeria e il Kirghizistan. Il modello della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), nato sulle macerie dell’Unione Sovietica, non poteva più essere un progetto capace di reggere tutte le nuove sfide globali. Infatti l’Unione Eurasiatica ideata da Nazarbaev, Putin e Lukashenko guarda oltre i confini post-sovietici. Il Vietnam ha aderito alla zona di libero scambio della UEEA nel maggio del 2015. In questo momento gli Stati che stanno portando avanti delle trattative con l’Unione Eurasiatica sono: l’Iran, l’Egitto, la Thailandia, la Mongolia e la Serbia. Ad aver mostrato l’interesse di collaborare con il progetto Eurasiatico sono più di 50 Paesi. L’interesse verso il progetto è quindi provato dalla realtà dei fatti. L’occidentale medio non sembra avere una profonda conoscenza dei cambiamenti geopolitici in corso. Pochi abitanti dell’occidente percepiscono il peso intrinseco nell'Unione Eurasiatica, anche se confina con l’Unione Europa. L’Unione Eurasiatica, attualmente, si propone come l’anello di collegamento tra la UE e la Cina e geograficamente parlando lo è inevitabilmente.  

L’Artico e Antartico La Cina e la Russia non limitano le proprie azioni concordate bilateralmente al continente eurasiatico. Anche i due Poli del pianeta rappresentano una zona di grande interesse per le due potenze. Proprio ieri, il 25 maggio, la Cina e la Russia hanno firmato un memorandum di cooperazione in Antartide, firmato dall'Istituto di ricerca sull'Artico e Antartico russo Rosgidromed e dall'Autorità nazionale per l'Artico e Antartico cinese. “La proposta arrivò dalla Cina a febbraio” - ha spiegato Veleriy Lukin dirigente della spedizione antartica russa, aggiungendo – “È un accordo quadro che abbiamo perfezionato. Rispetta i principi dell’accordo sull'Antartico”. Grazie a questo accordo entrambi le parti potranno sfruttare le infrastrutture dei due stati per studiare meglio i ghiacci e i territori più freddi della Terra.

Corea del Nord e lo THADD  Durante la conferenza stampa dei ministri degli esteri russo e cinese, svoltasi oggi a Mosca, è stata espressa la contrarietà al progetto antimissilistico americano THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud. Il raggio di azione del sistema in fase di dislocamento è di 200 chilometri. Significherebbe che, una volta attivato, permetterebbe di intercettare i missili di Pyongyang. Il problema dei sistemi di intercettazione missilistica, trattato più volte durante le conferenze sul disarmo ai temi della fredda, consiste nel fatto che anche gli armamenti di difesa alterano gli equilibri militari, spingendo gli stati ad installare dei sistemi offensivi sempre più sofisticati. La Russia e la Cina, due stati pragmatici che prestano una grande attenzione alla sicurezza, sono entrambi confinanti con lo stato guidato da Kim Jong-un. Secondo il ministro cinese, il problema atomico della Corea del Nord rappresenta semplicemente una scusa per dislocare il sistema antimissilistico nella Corea del Sud. Difficilmente Mosca e Pechino, facendo dichiarazioni congiunte, potrebbero sottovalutare il potenziale nucleare di Pyongyang. La strategia sino-russa infatti consiste nel promuovere la denuclearizzazione della penisola coreana. Il colpo di scena sulla questione THAAD in verità era arrivato proprio poche settimane fa, quando la Corea del Sud ha eletto il nuovo presidente Moon Jae-in contrario al sistema americano sul suolo coreano. Il neo leader coreano ha dichiarato di voler rivedere la questione non solo in campagna elettorale, ma pronunciando il suo discorso inaugurale. I dubbi che il neo presidente sia di parola però restano, perché gli Stati Uniti non sembrano mostrare nessuna flessibilità sulla questione. Oltre a volere la THAAD nella Corea del Sud, Trump ha dichiarato che Seul debba pagare un milione di dollari per la sua installazione completa. Tenendo in considerazione tutti i giocatori geopolitici gli Stati Uniti stanno perdendo la partita coreana 3 a 1, oppure anche 4 a 1, se ti tiene in considerazione l’opinione della stessa Corea del Nord. Secondo quanto affermato da Lavrov in conferenza stampa, per risolvere il nodo coreano bisogna rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che da una parte invitano a ostacolare lo sviluppo dei programmi nucleari Nord Coreani, ma dall’altro tentano di alleviare le tensioni nella regione.

Il gasdotto, “la forza della Siberia” – Power of Siberia è il gasdotto in via di costruzione tra la Russia e la Cina la cui installazione sarà completata quest’anno. Le prime forniture di gas russo in Cina cominceranno nel 2019. La lunghezza del gasdotto sarà di quasi 4000 chilometri e il suo costo potrebbe superare 1 trilione di dollari, trasportando 5 miliardi di metri cubi l’anno. Secondo il contratto stipulato il 21 maggio 2014 tra "Gazprom" e la CNPC cinese, attraverso il percorso "orientale" saranno forniti 38 miliardi di metri cubi di gas ogni anno alla Cina per 30 anni. Il contratto è pari a 400 miliardi di dollari. 

Di Irina Osipova

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